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Diamo la parola a questa grandiosa band italiana, dallo stile unico e personalissimo!
Le domande 9 e 10 sono di Andrea.

1) Ciao Ragazzi! Per prima cosa, benvenuti! Iniziamo dalle presentazioni!
Ciao e soprattutto grazie a te e a tutto lo staff con cui collabori per l’interesse e l’opportunità  che ci date per far conoscere alla gente i Vedova Virgo che sono un gruppo con i Controcazzi! 😉 Dunque noi V.V in assetto live siamo  5 malati: Morrigan alla voce, Furyo alla chitarra, Alioscia al basso, Silvia alle tastiere e Luca alla batteria. Che altro dire….

2) Vedova Virgo: un monicker dal fascino conturbante e tra “sacro e profano”. Non solo la “Vedova”, nell’immaginario collettivo, è “una donna ormai vecchia, quasi al termine della vita”, mentre per “Vergine”, intendiamo una fanciulla, spesso giovanissima, ma anche laddove la “Vedova” veste di veli neri, perpetuamente in lutto e nel dolore, la “Vergine” è la parte gioiosa e serena della vita…Un altro significato potrebbe essere la Luna, in fase nuova e in fase calante, Vergine e Vedova. Tra l’altro la strumentale “Ultima Eclissi” è una delle vostre canzoni pi๠funeree e cupe…Come mai avete scelto questo monicker? Dunque il nome della band… Trovo molto interessanti le varie sfumature di chi ha cercato di dare un’interpretazione al nostro nome perchà©, in un certo senso, mi suggerisce che è un nome che piace o, quantomeno ha un suo fascino. Penso che il monicker di una band sia fondamentale quasi quanto la musica che compone: in fondo è il tuo biglietto da visita quando qualcuno ancora non la ti conosce e non sa cosa fai. Detto questo, quando io e Furyo abbiamo formato questa band cercavamo un nome che esprimesse il concetto  di “DISILLUSIONE” in maniera figurativa e abbiamo pensato all’immagine di una fanciulla che sfiora il sogno di una vita per lei perfetta e si ritrova all’improvviso senza niente. Si ritrova sola (Vedova)e si ritrova senza amore consumato (Virgo). E’ la metafora di tutte le speranze coltivate a lungo che si infrangono contro lo scoglio di una realtà  definitiva e crudelmente ironica come la morte, ma che si  puಠinterpretare in generale come un aprire brutalmente gli occhi sulla durezza dell’esistenza, strappati improvvisamente all’adolescenziale condizione di incoscienza e infantile fiducia nel futuro.Piccolo aneddoto sul nostro monicker è che quando abbiamo optato definitivamente per Vedova Virgo, abbiamo scoperto che è anche il titolo di una canzone bellissima dei Mors Syphilitica che è appunto “My Virgin Widow”.  Io e Furyo avevamo anche scritto una canzone da far cantare alla grande Lisa Hammer ma purtroppo, quando l’abbiamo contattata lei ci ha detto di aver smesso definitivamente di cantare e di suonare pur mostrandosi  
lusingata della cosa. “Ultima eclissi” è in assoluto uno dei miei brani preferiti benchà© sia strumentale.L’abbiamo chiamata cosଠperchà© da bambino facevo un sogno ricorrente che era piuttosto inquietante e che mai ho dimenticato…Insomma, Vedova Virgo per noi è questo ma il significato pi๠bello è quello che ogni persona che si imbatte nel nostro monicker da’ secondo il proprio sentire. A ognuno la sua interpretazione… poi oh, a me i nomi con la V piacciono un sacco! XD

3) Avete appena fatto uscire “Meccanica della Morte”. Perchè questo titolo? Rimanda quasi a un concetto alienante, da “catena di montaggio” della Morte, vista come qualcosa che si 
ripeta con continuità . è questo il significato che sta dietro il vostro titolo? Potete anche fare un confronto (similitudine e/o differenze) tra il vostro primo cd “Ectras Anemos” e questo “Meccanica della Morte”? Anche le due copertine sono molto diverse, come stile grafico.
Allora, “Meccanica della Morte” è stato un disco “strano” nel senso che, quando io e Furyo abbiamo iniziato a comporlo avevamo l’idea precisa di fare un album pi๠spinto rispetto a Ectras Anemos. In corso di opera ci siamo accorti perಠche le sonorità  che stava acquisendo “MDM” erano pi๠gotiche rispetto al primo lavoro e  che gli stessi testi erano molto pi๠introspettivi e personali di quelli di “Ectras Anemos”. Per farti un 
esempio la canzone che da il titolo all’album si riferisce a un momento molto cupo e buio della mia vita. Per me questo è stato un traguardo particolare da raggiungere visto e considerato che, chi mi conosce nella vita di tutti i giorni, sa che non amo parlare di me.  Per quanto riguarda il titolo di Meccanica della Morte, ti dico che hai colto perfettamente nel segno: Meccanica della Morte vuole essere un concetto alienante. La 
Morte è parte stessa del meccanismo dell’esistenza di ognuno di noi, è l’ultimo ingranaggio,l’ultima “ruota dentata” della nostra vita! Abbiamo voluto con questo titolo scostarci dal concetto bohà©mien della morte che trovo spesso nel mondo dark, un concetto che la vede quasi come liberatoria e in qualche modo affascinante, cosa che che ci sembra  un po’ “irritante” e fuori luogo perchà© non ci troviamo niente di “fico” nella morte. Chi riesce a trovarci qualcosa di esaltante o si compiace di celebrare un evento cosଠdefinitivo o è stupido o l’ha vista solo nei film! Altro significato legato a questa canzone è l’aspetto fagocitante alla “Tempi moderni ” della vita attuale che in molti casi riduce l’essere umano a vivere in maniera “meccanica”. La meccanica della morte non è altro che l’esito di una vita condotta a sua volta in modo meccanico. Chi non lo percepisce ne soffre meno, ma chi, per usare un immagine evocativa, “stacca la spina di Matrix e guarda da fuori” rimane terrorizzato, schiacciato e angosciato da ciಠdi cui ha preso coscienza.

4) Una cosa che ci tengo a dirvi è che supporto al 100% la vostra scelta di cantare in italiano! Tra l’altro, i vostri testi sono ben lontani dall’essere scontati o di clichè! 
Penso solo a “Rosa di Sabbia”, o “Sognando la Pioggia”, per esempio! Altre tre band che curano moltissimo i testi, quasi a farne poesie, sono i Kyrie, L’Inguine di Daphne e Dagon Lorai, tutte accomunate dalla scelta di cantare nella nostra lingua! Guarda, siamo contentissimi di chi come te sostiene il cantato in italiano specie,  in un genere musicale dalle ritmiche  serrate dove incastrare la metrica italiana è un casino. 
Mi sono trovato moltissime volte in difficoltà  ad adattare i testi alle ritmiche che componiamo cosa che, quando scrivevo in inglese, non mi accadeva mai.  Sono felicissimo della scelta di cantare in italiano perchà© volevo essere certo che i testi venissero veramente ascoltati!. Ho voluto questo nonostante tutte le difficoltà Â  che la scelta comporta  in termini di metrica scritta e vocale perchà© l’italiano sa essere una lingua 
cruda e dolcissima allo stesso tempo. Anche io, via via che componevo mi rendevo sempre pi๠conto della bellezza del nostro idioma, che non ha nulla da invidiare all’inglese, al francese e soprattutto al tedesco (che mi sembra vada un po’ troppo di moda) . Scrivendo in  Inglese, lingua pi๠musicale e “facile” da usare,  puoi dire veramente quel che cazzo ti pare, anche la cosa pi๠ridicola, e risulta comunque figa….troppo facile cosà¬!. L’uso 
della lingua italiana si accompagna poi perfettamente a un genere interpretativo come quello che pensiamo di proporre. Come i gruppi che avete citato, Dagoon Lorai e Inguine di Daphne crediamo molto nella  teatralità  dell’espressione live e nel coinvolgimento emotivo, nella creazione insomma della cosiddetta “atmosfera”.

5) è molto bella la voce femminile nell’orientaleggiante “Rosa di Sabbia”…
Rosa di Sabbia è una canzone che per come l’avevamo pensata non sarebbe stata altrettanto bella se l’avessi cantata io. Detto questo, un giorno ho sentito Silvia che canticchiava un pezzo dei Nightwish e mi sono detto : ” Sticazzi, Rosa di sabbia la canta Silvia!”  e mai scelta fu pi๠azzeccata direi!. Credo che nel disco che verrà  Silvia troverà  spazio per almeno un paio di canzoni nuove.

6) Potete parlarci del video di “Megera”? L’attrice che la interpreta ha un fascino molto “greco”, tra l’altro. 
Girare il video di Megera è stato divertentissimo ed estremamente stimolante. Ovviamente se non avessimo potuto contare sulle abilità  tecniche di Furyo, Laura e Andrea che ci hanno aiutati nelle riprese, nelle luci e nel montaggio avremmo dovuto affrontare una grossa spesa  e forse il risultato non sarebbe stato altrettanto “artistico” se ci fossimo affidati a terzi per girare il video. In altre parole, Megera è proprio creato e 
partorito interamente da noi e questo ci inorgoglisce molto!La ragazza che interpreta il video è Chiara Nenciarini una nostra amica che abbiamo scelto all’unanimità  perchà©Â  oltre a essere una bravissima attrice di teatro ha una bellezza magnetica e un  fascino “antico” dal sapore ellenico. Oramai la chiamiamo tutti Megera anche se personalmente la associo pi๠alla Medusa! XD
La tematica del video è sostanzialmente la rappresentazione del testo che parla di tutti quei rapporti di coppia che partono dalla passione e dall’amore e che scivolano 
lentamente nella malattia, nella gelosia, nella violenza, nella prevaricazione di uno sull’altra e in tutte quelle dinamiche storte che un rapporto puಠprevedere. Un rapporto di coppia malato ha la capacità  di trascinarti molto in basso contro la tua stessa volontà  fino alla depressione, al suicidio e a volte anche anche all’omicidio. Per concludere e fartela breve, Megera è una domanda :” Quanto in basso possiamo arrivare?”

7) Visto che nel vostro curriculum figura l’esperienza a nome Le Vene di Lucretia… vi va di parlarci anche di loro? Per esempio, ho sempre trovato bellissimo il vostro monicker! Volete fare un parallelo, indicando analogie e differenze tra e due band, per chi ancora non vi conosce come Vedova Virgo, ma ha sentito Le Vene di Lucretia?
Dunque Le Vene di Lucretia….E’ stato un capitolo fondamentale della mia vita artistica. Una band ben concepita con un monicker molto accattivante e musicalmente molto attraente. 
Se vogliamo fare dei parallelismi tra le due band ti dico che ad accomunarle ci sono solo io, il cantato in italiano e il genere musicale. I Vedova rispetto alle Vene hanno un suono comunque diverso: è pi๠potente e presente la parte strumentale e il mio cantato è un po’ pi๠come dire…”rotondo” rispetto a come cantava Lorenzo. Rimango tuttora convinto del fatto che se ascolti sia le Vene che i Vedova difficilmente si possa dire che si assomiglino. Questo per me, da un punto di vista creativo è un ottimo traguardo. Una grossa differenza che invece posso trovare tra i due gruppi è il contesto dark nel quale sono nati. Mi spiego meglio.  Quando uscirono le Vene di Lucretia era un momento favorevole per il death rock in italiano, c’era una sorta di fervente attesa in quel periodo e noi, già  un anno prima che uscisse l’omonimo disco, avevamo saputo creare nell’ambiente la giusta aspettativa. E’ successo quindi che quando  il disco venne pubblicato ci fu un vero e proprio boom! Ecco, questo non è successo per  i Vedova. Siamo usciti con il primo disco Ectras Anemos in un momento favorevole unicamente o quasi all’ EBM e alla musica elettronica e siamo passati del tutto in sordina, nonostante le buone recensioni di chi si era interessato al nostro lavoro. Ecco quindi che i Vedova Virgo non hanno momentaneamente in Italia molto riscontro mentre, ci arrivano un sacco di richieste e di complimenti dall’estero specie dal Sudamerica. Se vi chiedete perchà© i Vedova non abbiano curato a monte le pubbliche relazioni, la risoosta è semplicemente che io non conosco un cazzo di nessuno e in generale siamo tutti un po’ imbranati nel destreggiarci diplomaticamente…e ahimè se nell’ambiente dark non conosci nessuno…diventa tutto un po’ 
pi๠difficile! 

8) Avete già  avuto modo di esibirvi live? 
Si, abbiamo fatto già  diversi live in giro per l’Italia e devo dire che in molti di questi c’era veramente tantissima gente a vederci e questo mi ha fatto molto piacere perchà©Â  noi siamo pessimi nel promuoverci. Usiamo molto poco facebook, il nostro sito internet andrebbe tenuto pi๠aggiornato…si siamo pessimi promotori di noi stessi, lo sappiamo! Ci diciamo sempre che in effetti a noi servirebbe un bravo/a manager che sappia 
muoversi nell’ambiente. Per tornare al discorso live ti dico che per noi è estremamente importante il palco dove possiamo trasmettere tutta la visceralità  della nostra musica e dove possiamo riproporre alcuni nostri brani riarrangiati come “Sospiro” per dirne uno… Purtroppo abbiamo dovuto rinunciare in alcuni casi a dei concerti anche all’estero per motivi vari ma il fatto che ci sono stati  proposti ci ha comunque fatto piacere. Per 
scelta collettiva non suoniamo moltissimo ma ci teniamo sui 5 live all’anno…almeno ci proviamo.

9)“In Tempo Triste vi è l’invocazione :”Dammi pace se sei un Dio”. In questa frase è racchiuso il senso di un dubbio, profondo che non riguarda tanto l’esistenza di Dio, 
quanto la sua capacità  di poter essere di conforto agli Uomini, di poterci dare una vita che non sia funestata da sventure, dolori ed amarezze … è corretta questa 
interpretazione?” ” Tempo triste” parla chiaramente della società  in cui siamo immersi oggi che è un tipo di società  che a me spaventa molto. Innanzitutto mi spaventa l’arrivismo (piramidi da 
scalare sui corpi di chi ho incontrato) e l’ingranaggio malato della routine che succhia letteralmente via la vita breve che abbiamo. La ritmica della canzone l’abbiamo creata pensando alla cadenza di un macchinario inesorabile. Ecco in questo scenario fatto di ripetizione, di cemento e di noi uomini che ci stiamo mutando in macchine perchà© ormai ne siamo vittime , nasce la domanda a un entità  divina: la richiesta  di sollevarci se ne è capace da queste sofferenze. La tua interpretazione della frase in questione è correttissima! Devo precisare che sono nato in un contesto molto religioso (conta che sono nato a Nazareth) da genitori comunque credenti ma, nel corso della vita non ho mai smesso di pormi delle domande, quindi ho cercato a modo mio di evolvermi affidandomi solo alla mia testa. Questo percorso mi ha portato al presente e, nel mio presente non esiste 
dio. Esiste solo il ciclo naturale della natura….ma questa è solo la mia personale opinione! 

10) “Chi è Megera? Ti è capitato di incontrarla realmente e di rimanere intrappolato nella trama della sua chioma serpentina?” Come ti dicevo qualche domanda fa, Meccanica della morte è un disco molto personale. 
Ebbene si nella mia vita c’è stata una “Megera” e a posteriori mi vengono i brividi a pensare a quel periodo con quella persona….Eravamo scesi molto, molto in basso! 

11) Concludete a vostro piacimento l’intervista!  
E’ difficile concludere un’intervista con un tema libero, potremmo essere pericolosi!  😉 
Scherzi a parte, rinnoviamo i ringraziamenti a te e allo staff per questa bella intervista e opportunità . Vorrei ringraziare pubblicamente Laura Colotto (la nostra regista), Andrea Baccetti (fotografo e luci), Susanna Fabbrini (costumista), Chiara Manese (vocali coach mia e di Silvia), la nostra “megera” Chiara Nenciarini, Lorenzo Manetti e Elisa Morucci (nostri primi fan e supporter).  Mi piace sempre concludere un’intervista con la stessa frase di Flaubert: “La parola umana è come una caldaia incrinata su cui battiamo insistentemente musica per far ballare gli orsi, quando vorremmo commuovere le stelle”

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