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2017-02-15 22.31.05Grande attesa per questo nuovo live di Trentemøller che, nella sua evoluzione musicale, ha raggiunto una maturità artistica di altissimo valore.

Arrivati al Fabrique alle 21:30, non c’è di certo quello che sembra il pubblico delle grandi occasioni ma, pian piano e con molta comodità, ben oltre la fine del gruppo di supporto, i sornioni consumatori di musica del milanese riempiono il locale – all’occorrenza dimezzato per mezzo dei tendoni centrali – fino a perdita d’occhio: se non è stato sold out, poco ci manca.

Comincia in orario il support Tom And His Computer, questo ragazzone pienotto e la sua barba hipster, dietro al tavolo a premere bottoncini e dimenarsi nella sua elettronica che, in tutta onestà, è decisamente trascurabile. E’ il momento quindi di focalizzarsi sul pubblico: strano vedere che c’è una varietà notevole, dai 19 agli over 50, solo in apparenza senza alcuna connessione logica o di genere; Trentemøller mette d’accordo tutti.

Il live comincia in orario, la location e la sua acustica, penso si possa dire senza alcun problema, sono tra le migliori disponibili sulla piazza meneghina e, dalle prime note – strano quasi a dirsi – sembra di assistere a un live dei The Cure. Il brano di apertura, November, tratto dal nuovo album Fixion, potrebbe tranquillamente essere una b-side estratta dalla sessione di Disintegration.

Il concerto comincia in maniera molto soffusa, quasi intima – degno di nota è il vecchio brano Shades of Marble (estratto da Into the Great Wide Yonder del 2010) – fino ad esplodere nella seconda parte con un’elettronica più classica che fa saltare il pubblico (Still on Fire). Notevoli i pezzi del nuovo disco a cui è dedicato il tour, Andreas ci propone ben 9 brani, inclusi i due singoli Complicated e River in Me, sparati così, uno dietro l’altro a metà concerto.

Si chiude con due bis, per un totale di circa 100 minuti di musica, con una scaletta un po’ borderline, che accontenta nell’ordine esatto il depresso suicida, il ragazzetto di primo pelo che va a farsi la prima canna e il modaiolo radical chic. Ma ci piace forse anche per questo.

2017-02-15 23.26.56Trentemøller dal 2005 ad oggi ha cambiato totalmente stile mantenendo però una logica ben precisa nei suoi lavori, ma quello che impressiona di più è questo live completamente suonato dal vivo, dal batterista metronomo che non sbaglia un colpo, alle sue tastiere melanconiche e a tratti molto 80ies: dobbiamo dire che Andreas ha creato una macchina da guerra perfetta.
A livello di composizioni c’è da fare un’osservazione su cui vorrei riflettere: il “nuovo” Trentemøller è un mix di tante sonorità e generi; come accennato, ci troviamo qualche etto dei The Cure, un paio di cucchiaini dei Soft Moon e una spolverata di suoni che richiamano la cosiddetta New Retro Wave. Vista la tipologia di pubblico, il numero di affluenti e soprattutto gli anni che stiamo vivendo, potremmo considerare questa band e questi suoni come il goth moderno?
Ovviamente è solo una provocazione, però sarebbe interessante approfondire questa discussione.

In ogni caso, goth o meno, ad avercene band del genere che soddisfano diversi target di pubblico, e che soprattutto danno ancora ragione d’esistere a locali così grandi.
Concerto da ricordare.

 

SETLIST

November
One Eye Open
Never Fade
Shades of Marble
My Conviction
Redefine
Trails
Complicated
River In Me
Miss You
Still on Fire
Circuits
Vamp
Moan

Encore:
Where The Shadows Fall
Take Me Into Your Skin

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