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Christian Death – The Root Of All Evilution

Christian Death - The Root Of All Evilution
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coverÈ difficile rimanere imparziali e obbiettivi osservando l’ascesa musicale dei Christian Death, un gruppo fondato nel lontano ottobre del ’79, e che è stato ed è tutt’ora un capo saldo della musica dark. Uno tra i primi gruppi ad aver rappresentato un’alternativa al dark-punk britannico, rivisitandolo e rendendolo made in U.S.A.

Fondati da Rozz Williams, diventeranno in breve tempo una delle pagine più belle e più controverse della musica, capaci in una manciata di anni di tirar fuori perle come “Only Theatre Of Pain” e “Catastrophe Ballet“, di cui hanno festeggiato l’anno scorso il trentennale riportandolo in tour in giro per il mondo. Chiunque si avvicini al gotico non può far a meno di conoscerli e amarli incondizionatamente. Poi però, nella storia dei Christian Death, Rozz viene a mancare, e questa volta per sempre, non per una accesa diatriba da tribunale, non per i diritti del nome del gruppo, ma perché a 38 anni deciderà di farla finita. Il gruppo (ri)passerà a Valor Kand (come dal 1985 al ’91) e non saranno più gli stessi.

The Root Of All Evilution” ultimo disco in uscita quest’anno, ne è la prova, e se ci si perdesse a fare paragoni con i tempi andati non si riuscirebbe (come detto prima) a essere cristallinamente obbiettivi. Quindi bisognerebbe ascoltarlo così come è, come fosse frutto di un nuovo progetto, di una nuova era, di un nuovo divenire. Completamente prodotto e registrato dal gruppo stesso, che si è affidato alla piattaforma Pledge Music per recuperare finanziamenti dai fan, con pacchetti assai particolari (tra cui l’esclusiva performance dei Christian Death in occasione del funerale del finanziatore), l’ultimo lavoro di Valor Kand (chitarra e voce) e Maitri (voce) presenta 10 tracce che spaziano tra il gothic rock più ruvido (Illuminazi, Tar Black Liquid) fino ad atmosfere meno spigolose e più godibili (We Have Become, Forgive), trascinando talvolta l’ascoltatore in ambientazioni tribali dai contorni medio-orientali (This Cross). Ad un primo ascolto condivido l’idea di chi ha contestato (anche se velatamente) la produzione del disco: il suono non pare curato, e pare approssimativo in alcuni passaggi, peccato perché alcuni brani come “Penitence Forevermore” avrebbero potuto rendere molto meglio. Sicuramente il registro delle chitarre fa pensare a un approccio più improntato a panorami diversi e comunque ben lontani da un gothic punk rock, con chitarre zanzarose e distorte quasi si preparassero a un festival black metal. Gli spunti ci sarebbero anche per un buon disco, ma la forma e sopratutto il suono stentano a decollare, si ha poca omogeneità tra un brano e l’altro, e si ha l’idea che assomigli molto di più a una raccolta che a un disco, ma è pur sempre un timido accenno di sole in questa valle desolata che sono ora i Christian Death. Facciamocela bastare.

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