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Klimt 1918: Sentimentale Jugend

Klimt 1918: Sentimentale Jugend
10Punteggio totale
Voti lettori: (2 Voti)
9.6

14642325_10153794387506556_7374951602587608607_nSconvolto. Sono sconvolto. Questo è stato il mio primo pensiero appena terminato l’ascolto del ritorno discografico della band romana Klimt 1918. Doppio album “Sentimentale Jugend” -il nome ricorda il progetto sperimentale di Alexander Hacke (Einstürzende Neubauten) con Christiane F. (si, la protagonista del libro “Noi ragazzi dello zoo di Berlino”)- che arriva a ben otto anni di distanza da “Just In Case Will Never Meet Again”.
19 canzoni per 107 minuti che passano via, cullando l’anima dell’ascoltatore in uno splendido viaggio carico di atmosfere struggenti e malinconiche, ben rappresentate dall’artwork desolante e affascinante del disco, dove la nebbia regna sovrana, fagocitando le forme che contiene.
La voce ammaliante di Marco Soellner dipinge quadri in grado di scuotere nel profondo il fruitore dell’opera, avvalendosi dell’ottimo lavoro svolto dalle chitarra di Francesco Conte (nonché dallo stesso Marco), e dalla parte ritmica meravigliosamente espressa dal fratello Paolo Soellner alla batteria e Davide Pesola al basso.
Un esempio su tutti è rappresentato indubbiamente da “Comandante”, seconda traccia dell’album “Sentimentale”, che esprime nei suoi 5 minuti e mezzo tutto il mondo dei Klimt nel 2016. Riverberi di chitarra shoegaze a costruire un muro di suono mai disordinato, dove ogni singola nota è al suo posto, dove la malinconia non lascia spazio a nient’altro che a se stessa, muovendosi su un letto ritmico che ne costituisce il cuore pulsante, riportando alla mente influenze e suggestioni new wave provenienti dagli “eighties”: in tale senso il suono del basso gioca un ruolo fondamentale.
Ogni singolo brano, ed è questa la cosa più straordinaria, quello che costituisce la forza dell’intero lavoro, genera un climax emozionale che non lascia scampo, che è perfettamente in grado di scuotere l'”io” anche dell’ascoltatore occasionale, non appassionato alla musica goth.
Non esiste nessun passaggio a vuoto, non è presente nessun secondo superfluo in questa opera maestosa. L’opener “Montecristo” con la sua sensibilità che si alimenta con il trascorrere dei secondi per deflagrare nell’esplosione finale, ricorda nella sua magia niente meno che “Heroes” di Bowie ed è indubbiamente uno dei migliori incipit di album assieme a “Plainsong” dei Cure.
Diventa pressoché impossibile scegliere quale sia il brano migliore di entrambi i lavori perché i Klimt 1918 si muovono alla perfezione anche quando cantano in Italiano in “La Notte”, o si cimentano in una impensabile cover di “Take My Breath Away”, colonna sonora di “Top Gun” cantata da Berlin, riletta talmente bene da diventare un’altra entità, una canzone dei Klimt al 100%.
Anche i 10 brani della seconda parte “Jugend” lasciano il segno, raggiungendo picchi di altissimo livello, come nel caso di “Ciudad Lineal” o nel recitato italiano di “Stupenda e Miserabile Città”, con i suoi muri sonori che si diramano in un arco temporale di quasi 10 minuti, che scorrono in un modo sorprendentemente veloce.
Per tutti questi motivi sono sconvolto da quello che sicuramente sara il più bel disco di questo 2016 ormai agli sgoccioli.

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