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Viridanse: Viridanse

Viridanse: Viridanse
9.5Punteggio totale
Voti lettori: (2 Voti)
8.2

12575738_1556024074717881_1338820193_nOtto tracce per colmare trent’anni di silenzio dalla loro unica uscita discografica “Mediterranea“, è la sfida che l’italiana Danze Moderne/Fonoarte ha raccolto, sapientemente, per pubblicare sul finire del 2015 il ritorno di un nome storico della new wave nostrana.
La speranza di un gradito ritorno, alimentata nel 2012 con una splendida raccolta in doppio cd “Gallipoli 1915 e altre storie” contenente materiale storico e canzoni inedite, è diventata realtà con “Viridanse“, album omonimo.
Della line up originaria sono rimasti Flavio Gemma -basso- ed Enrico Ferraris alle chitarre, ai quali si sono affiancati Fabrizio Calabrese -batteria, Giancarlo Sansone -tastiere e synth, e la meravigliosa voce di Gianluca Piscitello.
“Disordine” ha l’onore di aprire l’opera e lancia un messaggio forte all’ascoltatore: non ci si trova al cospetto di una semplice reunion, ma ad un vero e proprio nuovo inizio. La catatonia ipnotica della strofa, recitata, viene supportata dall’ottima batteria per culminare nel ritornello impreziosito dalle corde vocali di Piscitello e chiudersi su uno splendido assolo di basso. Pezzo molto particolare che rimanda alla mente certe seduzioni artistiche degli Alice In Chains degli esordi (Facelift).
“Samsara” con i suoi 9,30 minuti di durata, diventa emblema del progetto, racchiudendo tutta la creatività del mondo “Viridanse”. Alla raffinatezza wave della strofa nella quale basso e chitarra giocano a rincorrersi, si adagia un cantato stile primo Litfiba che viene abilmente spezzato da un ritornello sorretto da una ritmica doom. La parte strumentale finale lascia senza respiro amalgamandosi con suggestioni sonore prog.
La nuova pelle cucita attorno a “Ixaxar” canzone dell’83 risulta essere un esperimento ottimamente riuscito, regalando all’ascoltatore una perla new wave che si contraddistingue per un ottima parte ritmica.
La sperimentazione e la voglia di evolversi sono emblematici in brani come “Quello Che Manca” dove l’intro è acustico e la chiusura è colorata da preziosi inserti di tastiere, e nelle due ultime tracce del disco: “Splendore e Illusione” e “Credi”. Due brani che snodano il loro percorso su un totale di quasi venti minuti, lasciando l’ascoltatore quasi incredulo per l’originalità messa sul piatto.
Il tutto è impreziosito da un artwork formato dalle illustrazioni di due artisti: Antonio De Nardis che ha curato le spendide copertine e Roberta Pizzorno per i suggestivi disegni interni.
Difficilmente si hanno a disposizione così tanti elementi per poter tranquillamene affermare quello che diventa, al giorno d’oggi, sempre più difficile da dire: siamo al cospetto di un capolavoro, di uno di quei dischi che diventeranno pietre miliari della scena wave non solo, ma della musica tutta.

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