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CRIMSON PEAK

CRIMSON PEAK
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locandinapg2

Edith è perseguitata da fantasmi che le prestabiliscono la vita, tramite segni tangibili che le permettono d’affrontare i tragici eventi che la colpiscono. Michael è un baronetto cui purtroppo non è rimasto che qualche progetto fallimentare nel cassetto, oltre alla proprietà di un’enorme casa. Come se tutta questa sfiga non bastasse, la sua abitazione sta sprofondando nell’argilla rossa. Michael s’innamora, solo in seguito alla morte (violenta) del padre di Edith, gli riesce di convincere questa a sposarsi e trasferirsi in Gran Bretagna con lui.

Qualcuno è rimasto deluso dal punto di svolta finale, definendolo “telefonato”, tuttavia è molto più corretto affermare che, in piena controtendenza, non vi è nessun colpo di scena. La trama si dipana gradualmente senza mai lasciare lo spettatore a bocca aperta. Non vi faccio poi questo grande spoiler se vi rivelo che nella seconda parte Crimson Peak può riportare alla nostra memoria Notorious – L’Amante Perduta, di Alfred Hitchcock. Purtroppo, anche escludendo questa piattezza di fondo, la narrazione resta un mezzo disastro. I personaggi compiono sin troppo spesso dei gesti autolesionistici, poco intonati con la loro psicologia. Certe ingenuità che potevano essere tollerate dagli anni ’70 (e addietro) oggi sono molto più difficili da ingollare. L’impressione è di trovarsi davanti a un videogioco, con una trama neppure particolarmente eccelsa. L’ambientazione è un’Inghilterra Vittoriana idealizzata all’Horror, sarebbe assolutamente sbagliato parlare di contesto storico verosimile.

Tutta questa banalità potrebbe però essere, almeno in parte, voluta dallo stesso autore. Del Toro avrebbe parecchie ragioni per esser deluso dalle sue storie migliori (Il Labirinto del Fauno, La Spina Del Diavolo), che non sono mai riuscite a sfondare il botteghino. Un altro punto della debolezza narrativa di Crimson Peak risiede nel classicismo dei riferimenti alla base. C’è tanto cinema italiano di mezzo, Mario Bava, Dario Argento.

Le scenografie, i costumi, e le piccole ricostruzioni quali fotografie d’epoca, oggettistica e vari dettagli, sono fantastiche ma forse si calca fin troppo sul barocchismo. Gli spettri, come anche tutti gli effetti speciali splatter, sono realizzati con grande gusto artistico, però si esagera nell’utilizzo della CGI. Paradossalmente per una Ghost Story, i momenti trucidi sono più riusciti ed efficaci rispetto ai Jump Scare. L’atmosfera macabra di cui dovrebbe essere terso questo tipo di opera è, in vero, abbastanza sottotono.

Dispiace dirlo ma, Crimson Peak è l’ennesima dimostrazione che sia alquanto velleitaria l’insistenza da parte di Del Toro nel volersi cimentare con Silent Hill, e H.P.Lovecraft. Siamo di fronte a un grande cineasta ma non nello specifico dell’Horror, le sue pellicole non riescono quasi mai a spaventare. Proprio non è capace d’infondere quella carica d’elettrico timore che abbiamo provato grazie a Lucio Fulci, John Carpenter, Frank Darabont, Jaume Balaguerò, H.P.Lovecraft e alla serie videoludica di Silent Hill.

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