THE TOMB OF DRACULA è il nome della serie a fumetti che la Marvel Comics (si, quella di Spider-Man e gli Avengers) dedicò nei lontani anni ‘70 al Principe delle Tenebre per antonomasia; una serie fuori da ogni canone, ancora oggi considerata una delle migliori produzioni di quel decennio. Il suo successo fu tale che nel 1980 la giapponese Toei Animation decise di trarne un anime, intitolato “Yami no Teiō: Kyūketsuki Dorakyura”, che forse alcuni ricorderanno anche in italiano.

Prima però di addentrarci nell’analisi delle avventure a quattro colori dello zannuto ed affascinante nobile transilvano, occorre fare un breve excursus su quella che era la situazione al momento del suo esordio.
CONDANNA, ESECUZIONE E RESURREZIONE
A partire dalla metà degli anni ‘50 i fumetti americani furono protagonisti in patria di una vera e propria caccia alle streghe, scatenata a seguito della pubblicazione del libro dello psichiatra Fredric Wertham intitolato “Seduction of the Innocent”, un testo in cui si asseriva senza mezzi termini che leggere i fumetti (prodotto all’epoca rivolto prevalentemente ad un pubblico infantile o adolescenziale) avrebbe incoraggiato i bambini, in particolare nel caso di fumetti horror o di gangster, allora i generi più venduti, ad imitare le oscenità e gli atti violenti in essi rappresentati (ma ne aveva anche per i fumetti con protagonisti supereroi in calzamaglia, chiaro invito all’omosessualità).
A gettare benzina sul fuoco, nelle ultime pagine del libro era possibile trovare una lista delle pubblicazioni “peggiori”, corredata da nomi ed indirizzi degli editori responsabili di tali nefandezze.

Il polverone mediatico sollevato dal libro fu tale che il dottor Wertham venne convocato da una “Commissione Senatoriale sulla delinquenza giovanile”, davanti alla quale egli replicò sostanzialmente tutte le sue accuse, sostenendo inoltre che a suo parere i fumetti fossero la principale causa di devianza tra i giovani.
In breve, fu istituito dagli editori un organo di autocensura, denominato Comics Code Authority (“C.A.A.”), il cui regolamento impediva non solo di mostrare immagini e situazioni violente o illecite, ma anche l’uso di parole o concetti come “zombie” o “omicidio”, oltre a stabilire che nelle storie a fumetti il buono dovesse vincere sempre e che il criminale dovesse essere sempre punito.
Dopo una quindicina d’anni di attività, e dopo aver costretto diversi editori al fallimento (alcuni di essi in realtà riuscirono a non sottostare mai alle regole impartite, ma parlarne richiederebbe un intero articolo), a partire dal 1971 il Comics Code Authority, iniziò ad allentare le maglie censorie, cosa che di fatto stava avvenendo già da un paio d’anni, ma senza ufficialità, permettendo così anche agli editori più famosi ed attivi (e quindi più sotto osservazione) di riportare pian piano nelle pagine dei fumetti una folta fauna di vampiri, licantropi, mummie, zombi, e altre figure poco raccomandabili.
Andandosi ad affiancare alla rivale DC Comics, già responsabile di titoli come “Unexpected”, House of Secrets, House of Mystery e The Witching Hour, a partire dal Settembre 1969 la Marvel Comics fece debuttare una propria linea di serie del mistero con Tower of Shadows e Chamber of Darkness, riviste contenitore che presentavano in ogni numero tre o quattro storie brevi senza protagonisti fissi; ma fu solo tra 1971 e 1972 che apparvero i personaggi horror veri e propri: dopo un primo tentativo con la creazione di Morbius, il vampiro vivente come avversario di Spider-Man, debuttarono a ruota Werewolf by Night, Ghost Rider, The Son of Satan, Man-Thing, The Monster of Frankenstein e, ovviamente, THE TOMB OF DRACULA.

Inizialmente, l’idea della dirigenza Marvel fu quella di creare un magazine in bianco e nero, di grande formato e con un numero elevato di pagine, quindi orientato verso un pubblico più adulto ed esigente, ma, mentre gli autori erano già al lavoro e il primo numero era già stato portato a termine, Stan Lee tornò sui suoi passi e optò per il tipico formato “comic book” (ovvero un albo a colori con una storia di 20/22 pagine); questo costrinse gli autori ad effettuare diverse modifiche alle tavole e, soprattutto, ad adattare la prima storia in due episodi separati, che andarono ad occupare quindi i primi due numeri.
LA STIRPE DEL VAMPIRO
L’esordio di questo personaggio, già enormemente famoso per via dei vari adattamenti cinematografici della Universal e della Hammer, e i cui diritti d’autore erano da anni di pubblico dominio, venne quindi affidato per i primi due numeri allo scrittore Gerry Conway, che ne curò storia e dialoghi, seguito poi nei numeri da 3 a 6 dai veterani Archie Goodwin e Gardner Fox, e per la parte grafica all’esperto disegnatore Eugene “GENE” Colan, che lavorava per la Marvel dai primissimi anni ‘60. Quest’ultimo era già famoso tra i lettori più attenti per la sua particolare predilezione verso atmosfere ombrose e crepuscolari e, per sua stessa ammissione, letteralmente pregò Stan Lee di affidargli la serie, perché sentiva che avrebbe potuto esprimersi al meglio lavorando ad un fumetto di quel tipo. Elaborò quindi alcuni schizzi del personaggio, che convinsero immediatamente il sorridente Stan; il suo Conte non assomigliava affatto ai vari Bela Lugosi e Christopher Lee del cinema, ma riprendeva invece le fattezze dell’attore di origini slave Jack Palance: virile, affascinante, aristocratico, ma con qualcosa di “serpentino” nell’aspetto (una nota curiosa: un paio d’anni più tardi, nel 1973, proprio Jack Palance venne scritturato per interpretare il ruolo del Conte Dracula nel film per la tv inglese Bram Stoker’s Dracula – in italiano Il Demone Nero). L’entusiasmo e la passione furono tali che Gene Colan realizzò, coadiuvato dall’inchiostratore Tom Palmer, i disegni di tutti i 70 numeri di cui si compone The Tomb of Dracula, cosa abbastanza rara in quel periodo.
La narrazione prende il via dal viaggio in compiuto in Transilvania dal giovane londinese Frank Drake, il quale ha scoperto di essere un discendente del Conte Dracula e di aver ereditato il famigerato castello, e vi si sta recando in compagnia della sua fidanzata Jean e dell’amico Clifton Graves. Il viaggio prende subito una piega drammatica e termina con Jean vampirizzata e uccisa e Dracula redivivo nelle strade di Londra. Sopraffatto dall’orrore degli eventi, Frank Drake, sconvolto, tenta il suicidio gettandosi da un ponte, ma viene fermato da Rachel Van Helsing, che lo stava cercando dopo aver saputo della sua eredità: Rachel infatti è la pronipote di Abraham Van Helsing, ovvero l’uomo che aveva ucciso Dracula un secolo prima. Attraverso Rachel, Frank verrà a conoscenza di un gruppo di cacciatori di vampiri guidato dall’anziano Quincy Harker, il pronipote del Jonathan Harker protagonista del romanzo di Stoker, a cui si unirà per sconfiggere definitivamente il malvagio Conte.

La storia, fin qui non troppo diversa da quella di molti film a tema “draculesco” girati negli stessi anni un po’ in tutto il mondo, inizia ad assumere pieghe interessanti ed intriganti quando, dopo altri quattro numeri non particolarmente emozionanti, arriva alle sceneggiature il giovane Marvin “MARV” Wolfman (non è uno pseudonimo!), il quale, convinto di essere approdato ad una serie destinata alla chiusura perché non arriverà mai ad avere vendite soddisfacenti, deciderà di dare sfogo alla sua fantasia (“Iniziai a scrivere tutto quello che mi passava per la testa, tanto nessuno ci avrebbe fatto caso” – intervista su Comic Book Artist, 2001), nutrita da centinaia di letture di romanzi horror e visioni dei classici del cinema. Al giovane Marv Wolfman non interessava mostrare il vampiro e le varie noiose modalità con cui questi andava a caccia di vittime ed esercita le proprie crudeltà, e decise di conseguenza di spostare tutta la narrazione su un discorso di confronto tra bene e male, visto però dal punto di vista degli esseri umani, il tutto in una serie che – ironia della sorte – era incentrata fin dal titolo su un eroe negativo. Per fare questo, oltre a rendere la figura di Dracula più misteriosa ed affascinante, introdusse una serie di personaggi che, con la sua abilità di scrittore, fornì di personalità tridimensionali, umane, assolutamente credibili, approfondendo i caratteri anche di figure secondarie che sarebbero durate il tempo di un solo numero; questi personaggi non erano i protagonisti della serie, quindi avrebbero potuto vivere, morire, innamorarsi, cambiare, senza andare a compromettere lo svolgimento degli eventi.
A partire dalla metà degli anni ‘50 i fumetti americani furono protagonisti in patria di una vera e propria caccia alle streghe
Nell’arco di pochi numeri, assistiamo alla creazione di comprimari come il cacciatore di vampiri Blade, il Reverendo Frost (“Deacon Frost”, in originale), il Dottor Sun (un cervello privo di corpo), il detective vampiro Hannibal King, senza tralasciare l’introduzione della figlia di Dracula, Lilith, e il fondamentale matrimonio del Conte (unione blasfema celebrata in una chiesa sconsacrata) con una ragazza di nome Domini, affiliata ad una setta satanica, da cui nascerà un figlio dotato di poteri incredibili, Janus; proprio costui avrà un ruolo dominante negli eventi che porteranno alla seconda morte del vampiro, secondo una modalità piena di rimandi alla tradizione esoterica e cristiana.
LA SECONDA MORTE
Nel frattempo però, il mercato fumettistico americano andava incontro ad una crisi di vendite da cui gli editori si sarebbero risollevati solo alla fine degli anni ‘80; in più, il genere horror in particolare iniziava a non incontrare più i favori dei lettori, facendo scendere le vendite di “Tomb of Dracula” e di tutto il comparto soprannaturale a livelli disastrosi. La serie chiuse abbastanza frettolosamente con il numero 70 del Luglio 1979, un albo di lunghezza doppia che condensava eventi (tra cui la morte di Dracula) originariamente pensati per occupare tre numeri.

Dopo soli due mesi però, la Marvel fece uscire il primo numero di TOMB OF DRACULA MAGAZINE, impiegando lo stesso team di autori, ma cambiando totalmente registro e tornando all’idea originale: una rivista in bianco e nero, e più adulta nei contenuti (difatti, mancando dell’approvazione del C.C.A., veniva sistemata nelle edicole e nei negozi tra le riviste per adulti). La storia narrata ripartiva esattamente dal punto in cui si era interrotta nella precedente serie a colori, sfruttando uno stratagemma (anche piuttosto banale) per riportare in vita Dracula. Anche questa serie, sfortunatamente, ebbe vita breve, e ne uscirono solo sei numeri, prima di inchiodare definitivamente il sarcofago del Conte transilvano.
Resta da segnalare che, parallelamente alla testata principale, e sfruttando il relativo successo di questa, dal 1973 al 1975 vennero pubblicati anche tredici numeri di una seconda serie in bianco e nero, intitolata DRACULA LIVES, composta da episodi autoconclusivi dal taglio decisamente più maturo, realizzati da diversi autori.
Per chi volesse dedicarsi alla lettura di questa meravigliosa opera, tutti gli episodi di THE TOMB OF DRACULA sono stati editi anche in Italia, in primis dalla storica Editoriale Corno, che la presentò quasi contemporaneamente agli USA a partire dal 1972, prima nella rivista contenitore Gli Albi dei Supereroi, poi in Shang-Chi, Maestro del Kung Fu nel 1975, per dedicargli finalmente una propria testata di grande formato in bianco e nero (intitolata ovviamente DRACULA) a partire dal 1976; contemporaneamente, nelle pagine del mitico CORRIERE DELLA PAURA venivano pubblicati gli episodi di Dracula Lives, sempre in bianco e nero.

Dopo la chiusura della Corno, e con diversi anni di ritardo (dal 1992 al 1993), fu la Star Comics a riprendere le pubblicazioni da dove erano state interrotte, presentando il materiale rimasto inedito nei sei numeri della serie a colori La Tomba di Dracula e in due speciali in bianco e nero contenenti l’edizione italiana delle storie uscite su Tomb of Dracula Magazine.
Oppure, senza dover fare gli archeologi del fumetto (ma spendendo un po’), si possono acquistare i due “omnibus” editi da Panini Comics un paio di anni fa: tutta la serie The Tomb of Dracula e le apparizioni del Conte in altre testate, raccolte in due volumi di più di 800 pagine ognuno.