
La musica dei Curve si è sempre configurata come un caleidoscopio policromo e variegato.
Se Come Clean (1998) viveva di sfumature elettroniche sognanti e seducenti, (in gran parte merito della voce della bella singer)
Cuckoo (1993) coniugava i frangenti rock adrenalitici (Missing Link) a parti più soffuse (come in Crystal) e “gocciolanti” con effetti ipnotici su frequenze basse e profonde per poi “esplodere” all’improvviso (Men are from Mars women are from Venus) una caratteristica tipica che si riscontra in tutti i cd della band.
Merito non solo degli effetti di riverberi ed echi, ma anche soprattutto della voce di Toni Halliday che si adagia lieve, eterea, sexy, su trame musicali che tendono a smaterializzarsi o a disfarsi, in passaggi onirici “ariosi” spesso progressivi e che crescono di intensità sfaldandosi (ne sono un esempio All of one o Superblaster).
Non mancano le parti più gelide ed ossessive che suonano come echi fantasmagorici in Turkey crossing o Unreadable communication, quest’ultima uno dei pezzi più oscuri dei Curve, molto alla Clan of Xymox, o le parti più “ethno” (Left of mother, dall’intro orientaleggiante) che sfumano in riverberi tipicamente shoegaze e sognanti: Sweetest pie o Cuckoo, che chiude il cd, intrisa di echi “soffici e circolari”.
Pur essendo un cd del 1993, suona attuale, il che dimostra che i Curve erano “già avanti” di decenni, con la loro musica smaterializzata e inconfondibile:
più che essere catalogati in in genere, si può dire che i Curve suonano Curve-music, proprio per la loro capacità a volteggiare su più stili musicali, fondendoli in una formula unica, tra suoni echeggianti, curvilinei, evanescenti.
Un cd che merita di essere riscoperto anche nel 2012…!
Curve – Cuckoo
Lunaria