Dopo continui rinvii e dopo un tremendo susseguirsi di notizie più o meno attendibili , finalmente esce il nuovo disco dei Covenant a quasi 5 anni di distanza dall'ultimo album Skyshaper. Operazioni commerciali o semplici e fantasiose invenzioni dei soliti media questo non lo possiamo di certo sapere ma sicuramente possiamo fregarcene altamente visto che il dischetto in questione ripaga totalmente l'interminabile attesa. Quel che conta di sicuro è che il contenuto artistico presente nel nuovo "Modern Ruin" incrementa ancor di più il tasso tecnico della band grazie soprattutto all'approdo in pianta stabile di Daniel Myer ( eclettica mente pensante dei già affermati Haujobb ed Architect)
Covenant – Modern Ruin
L'innesto sembra funzionare egregiamente ed il fluido meccanico-malinconico di Myer risulta essere determinante ed assolutamente in grado di iniettare nuove linfe nelle "synthetiche" vene della band che confluiscono in un cuore che pompa emozioni. I tratteggi e le pennellate dell'artista tedesco sono ben visibili nelle soffici atmosfere che disegnano "Dynamo Clock" ( tra l'altro presentata in anteprima nella data estiva del "nostro" Moonlight Festival ) e "Beat The Noise" tracce che strizzano l'occhio ad un synthpop pregno di tristezza e colmo di passione.
L'anima fragile ed una tendenza a non alzare mai più di tanto i Bpm non stravolgono al dire il vero il marchio ed il classico modus operandi degli svedesi che si pone ancora una volta in una nebulosa musicale che diventa di colpo supernova grazie ad una superlativa produzione che brilla di luce propria.
In "Modern Ruin" non possono mancare di certo i classici riempi pista , veri e propri meteoriti lanciati dalla galassia Covenant verso i più disparati dancefloor europei. "Lightbringer" ( ottimo singolo di lancio del platter ) e "Judge of My Domain" racchiudono appieno il concetto di musica "dansereccia" grazie ai connotati ad alto contenuto ritmico e grazie ad accelerazioni "synthetiche" di pregevole fattura.
"The Beauty and the Grace", anch'essa presente nel singolo di lancio , si fa apprezzare per la sua vena malinconica risultando essere uno dei punti più alti del platter . In essa è da evidenziare le ottime liriche che si cuciono a carne viva nelle atmosfere crepuscolari che gravano sulla traccia .
Da evidenziare anche l'ottima "Beat the Noise" dai canoni evocativi ed emozionanti e l'acidità corrosiva di "The Night".
Chiude il disco la cinematografica "The Road" , traccia che prende spunto dalla sorprendente pellicola di John Hillcoat che a sua volta traduce in visioni le crepuscolari vicende cartacee del romanzo scritto da McCarthy nel 2006. La traccia succhia totalmente la decadenza presente nel film impregnandosi di desolazione , malinconia e solitudine.
Una stella che brucia di luce propria . Cosà potremmo definire la nuova fatica degli svedesi Covenant . Un disco che sicuramente farà parlare di se ma questa volta non per dicerie e non per futili e stupide operazioni commerciali , bensà per il suo contenuto musicale ancora una volta rasente il perfetto. Un gelo che brucia l'anima.
