Gli Estatic Fear non sono una band notissima nel settore, eppure è un vero peccato, perchè in questo A Sombre Dance, introdotto da una copertina davvero sognante e maliconicamente fatata, ci sono notevoli spunti di interesse:
già la prima traccia ricorda da vicino la notissima GreenSleeves, e l’atmosfera medievale e “da Terra di Mezzo” prosegue per tutte le song a corollario dell’album, intitolate semplicemente Chapter:
non mancano effetti di scroscii di pioggia, temporali, ballate di pianoforte e di chitarra, che li avvicinano al Sopor Aeternus di Ehie Ascher Ehie (Chapter III, IV, V) (pur evirati dalla vena macabra o orrorifica tipica di Sopor Aeternus, è bene specificarlo).
La voce femminile non è lirica, ma ricca di riverberi e di una rassegnata e quieta malinconia;ad essa si contrappone qualche volta quella maschile, roca, ad un passo dal growl, o quasi teatrale, con la relativa pesantezza chitarristica (in questi frangenti, mi hanno portato in mente i primi Paradise Lost). Ma è soprattutto un album strumentale: le due voci, quando ci sono, sono quasi sempre secondarie e relegate “all’angolo”: la band ha preferito lasciare protagonista soprattutto la musica, che vira dalle composizioni più intimiste a quelle più complesse, tra cello, flauti, pianoforte, chitarra acustica il tutto sempre autunnale e intimista (non ci sono derive o divagazioni troppo sinfoneggianti e “pompose”).
Tra primi Tristania, Blackmore’s Night e le derive Medieval alla Haggard: gruppo da scoprire!