Alessandro Bucci ha da poco rilasciato “The Next Step / Maka Isna III”, progetto che unisce alle sfumature Dark Ambient il concept fotografico di Lele Photography. Nella seguente intervista Alessandro ci svela tutti i retroscena dell’album!
1) Ciao e benvenuto! Presentati ai nostri lettori!
Salve a tutti e grazie per il benvenuto! Detto molto in breve, il mio percorso è iniziato nei primi anni 2000, con la pubblicazione della poesia “Un Mondo Nuovo” nella raccolta “Pensieri”. Dalla poesia sono poi passato alla musica, impiegando i miei testi per i brani delle band in cui ho militato, essendo io anche un cantante scream/growl. Nell’estate del 2004 ho fondato gli Hell Baron’s Wrath, con i quali abbiamo prodotto l’apprezzato promo “Living in Anguish” e l’album “Inner Force”, quest’ultimo uscito per UK Division Records nel 2008, distribuito anche da Plastic Head. Nel 2004 ho iniziato a comporre e mi sono iscritto al Dams Musica di Bologna, studiando, tra le varie materie, anche teoria musicale. Maka Isna, il progetto oggetto di quest’intervista, è nato nel 2005 come side-project degli HBW e, in principio, verteva soprattutto sull’ambient/horror. Tant’è che, il sottotitolo del primo disco è “Soundtrack for your nightmares”. Il progetto si è poi interrotto nel 2010 ed è rinato nel 2013 con “Maka Isna I & II compilation”. Questo revival ha riacceso la fiamma ed ha portato, successivamente, alla pubblicazione del nuovo lavoro “The Next Step / Maka Isna III”. Dal momento che gli Hell Baron’s Wrath si sono sciolti ufficialmente nel 2012, Maka Isna è diventato il mio progetto principale, almeno per ora.
2) Ho sentito “Open Wounds – The Next Step/Maka Isna III”;
puoi parlarci della genesi del progetto? Puoi svelarci anche il significato della copertina del cd?
A proposito, al video hai allegato delle foto. Due persone – un uomo e una donna – colti prima in un abbraccio tenero, poi in una scena di violenza (l’uomo picchia la donna che successivamente decide di andarsene portando tra le mani proprio la prima foto, quella dell’abbraccio). L’uomo poi prega, ma non vediamo la donna ritornare.
“The Next Step / Maka Isna III” è l’ultimo capitolo del progetto Maka Isna, il lavoro che ne segna la rinascita dopo tre anni di stop. Questo disco è uscito nel novembre 2013, poi l’anno dopo è stato realizzato il “picture clip film”. L’idea originale era quella di realizzare un cortometraggio basato sui brani contenuti nel cd, ma per mancanza di budget ho optato per realizzare delle clip fotografiche. Mi sono rivolto a Lele Photography, artista molto noto in ambito underground che seguo da diversi anni e penso che la collaborazione abbia dato dei buoni frutti. La copertina del cd è una fotografia che ho scattato a Londra nel 2011, durante un viaggio. L’ho lavorata graficamente sino a raggiungere un risultato che riproducesse al meglio le sensazioni che avevo nella mia mente. La cantante lirica rappresenta le influenze classiche che emergono negli otto brani, ma in generale, la foto mi sembra che esprima bene un certo senso di disagio urbano, ma anche un po’ romantico. Inoltre mi ero laureato da poco, dopo aver studiato tanta musica classica, per cui fotografava bene anche le mie ultime esperienze. “Open Wounds” è la prima traccia di “The Next Step / Maka Isna III” e contiene un campionamento da “Tomorrow never Knows” degli Ulver, brano facente parte dell’album “Perdition City”. I “lupi” norvegesi sono da sempre una delle mie influenze, tanto che, nell’EP degli Hell Baron’s Wrath “Path…to Knowledge”, realizzammo una cover di “Wolf and the Moon”. Nella clip fotografica di “Open Wounds”, la donna non torna e non è dato sapere se tornerà. E’ una storia frutto dell’immaginazione, ragion per cui ognuno può pensare al finale che più gli aggrada. Certo è che, il titolo, si riferisce a delle ferite sentimentali che ho riportato nel corso del tempo, ma queste non hanno nulla a che vedere con la storia tracciata nella clip.
3) Anche in “Dramatic Paints” vediamo un uomo e una donna: prima un abbraccio, poi l’uomo che si aggira con la pistola come se fosse un soladato… alla fine c’è un paesaggio (un po’ futuristico) in rovine…
Il protagonista parte per una missione di guerra, salutando l’amata. Al termine del video, il soldato è sopravvissuto a tutti i pericoli, all’interno di uno scenario surreale. Il suo sguardo è un misto di fierezza, orgoglio, ma gli si può leggere anche tensione, perché i pericoli continuano ad essere sempre dietro all’angolo. Puoi vedere il tutto come una metafora dell’esistenza umana. In teoria avevo pensato ad un videoclip per “Dramatic Paints”, con una sposa in fuga lungo la riva del mare. Sai, il classico ripensamento sull’altare…ma purtroppo non avevo il budget per realizzare quest’idea. Così ho lasciato tutto nelle mani di Lele Photography e, quando mi ha proposto l’idea del soldato che parte per la missione, ho accettato.
4) In “Suspicious”, la donna protagonista cova un dubbio… di sottofondo la musica rende ancora più acuta questa sensazione…
penso sia una delle track più riuscite. Anche “Learn from Errors” e “01-05-1994” calcano molto la mano su un senso di inquietudine strisciante.
Esatto, ogni traccia ha un concept che rimanda a sensazioni drammatiche. “Learn from Errors” vede la trasformazione di una ragazza che trascorreva le sue giornate ad ubriacarsi, in una donna di successo, ma se noti, la musica del brano, mantiene la sua tensione drammatica anche nei fotogrammi in cui la protagonista ha effettuato il drastico cambiamento. In un certo senso, mi piace sospendere il giudizio, infrangendo tutti i luoghi comuni e gli stereotipi partoriti da questa società in gran parte ingiusta e meschina.
“01-05-1994” si riferisce invece alla drammatica scomparsa di Ayrton Senna, un evento che ha segnato per sempre migliaia di persone. Sono molto appassionato di Formula 1 sin da bambino e, da qualche anno, me ne occupo anche per lavoro, in veste di giornalista pubblicista. Per la clip ho scelto delle fotografie che, a mio giudizio, rievocano lo stato d’animo più complicato e scuro di Ayrton, sia prima che durante quel maledetto 1 maggio 1994. Senna era un latino molto complicato e sensibile. Lo “squarcio” nel petto che si è aperto nei suoi tifosi quella maledetta domenica di maggio, non si rimarginerà mai, chiunque avesse compreso la grandezza di Senna, non può che “sanguinare” ancora dentro di sé. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato molto “Suspicious”, è uno dei brani più cinematografici e Danielle è stata molto brava a rendere quel senso di inquietudine dato dai sospetti. Un famoso politico italiano disse: “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende”. Io penso che a pensar male spesso ci si prende, punto. (purtroppo).
5) Chi è la “Phoenix”? Il mito della fenice è una storia molto affascinante.
Sono pienamente d’accordo! La fenice è una di quelle figure che ben rappresentano il mio pensiero ed è un simbolo che mi porto dietro sin da bambino. Non a caso, tra i miei idoli d’infanzia, c’è anche Ikki dei Saint Seiya, meglio conosciuto come Phoenix dei Cavalieri dello Zodiaco hehe. La fenice, per me, è chiunque proceda nel suo sentiero, nel suo volo, rinascendo a nuova vita ogni qual volta la natura lo annienta. Immortalità dello spirito genuino e non corruttibile. Il brano si intitola “That’s all or… are you a Phoenix?”. In questa domanda è contenuta la risposta: ti arrenderai, oppure rinascerai dalle ceneri forte della tua esperienza?
6) Sono molto belle ed espressive le foto di “You!”, della donna sulla spiaggia…
Nella clip fotografica si vede la ragazza scomparire man mano, sino ad essere inghiottita dalle onde. E nel finale, persino il mare viene inghiottito dalle tenebre… Questo breve brano, influenzato pesantemente dalla musica classica, può riferirsi ad un amore che si allontana da noi, oppure ad un sentimento non corrisposto. La vita può riservare delusioni molto amare e penso che, tra le peggiori, ci sia quella di perdere qualcuno o qualcosa che amiamo profondamente. Anche il non venire corrisposti da ciò che amiamo, può ferire come una spada arrugginita che trafigge il costato.
7) Puoi parlarci delle collaborazioni con Daniele Balelli (“Lights in the dark”) e Michele Visciarelli (“Perdition Outcast”). In quest’ultima in particolar modo c’è un retrogusto Jazz dato dal sax…
Entrambi sono miei amici e musicisti di lunga data e, con Daniele, ho portato avanti per otto anni gli Hell Baron’s Wrath. Queste collaborazioni faranno parte del prossimo capitolo di Maka Isna, un disco di collaborazioni che spero di fare uscire tra non troppo tempo. “Lights in the Dark” e “Perdition Outcast” riflettono disagio urbano, inquietudine, emarginazione. Musicalmente parlando, puoi scorgere qualche richiamo con lo stile intrapreso dagli Ulver ad inizio millennio.
Dici bene riguardo al retrogusto jazz contenuto in “Perdition Outcast”…questo genere è molto apprezzato sia dal sottoscritto che anche da Michele, saxofonista sin dall’infanzia. Un po’ alla lontana, è anche un rimando a “Lost in Moments”, prima traccia del già citato “Perdition City” degli Ulver, disco che tutti e tre amiamo molto. Tra le mie influenze maggiori c’è anche Miles Davis, vero e proprio genio della musica contemporanea.
8) Con Francesco Lenzi invece hai sfogato una vena più angosciosa, in “Lost Ambient Tape”, creando un suono lento con riverberi e frequenze quasi industriali e metalliche nel suono…
Questo brano è decisamente più ambient ed è preludio ad un nuovo progetto che sta nascendo e che vede coinvolti me e Francesco. Si tratta di musica elettronica con diverse influenze, tutte accomunate da un certo filo cupo e quasi horror. Per quanto riguarda “Lost Ambient Tape”, brano che figurerà nel prossimo capitolo di Maka Isna, l’idea è partita dalla chitarra blues di Francesco, dopodiché l’ho completata aggiungendo suoni di tastiera inquietanti ed evocativi, richiamando strumenti orchestrali e voci femminili.
9) Hai realizzato un tributo anche a Jocelyn Pook, autrice di colonne sonore. Quali altri artisti vorresti omaggiare?
In tutti questi anni ho realizzato diverse cover… il tributo a “Migrations” di Jocelyn Pook risale ad oltre tre anni fa. E’ uno dei brani della colonna sonora di “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick, senza ombra di dubbio tra i miei film preferiti. Si tratta di un capolavoro indiscusso, con una cura dei dettagli eccezionale. Amo da sempre quel film e così, ho pensato di realizzare una cover di “Migrations” in chiave dark ambient, abbinandola al progetto Superior Rage che, all’epoca, mi sembrava il più adatto per ospitare questa cover nella propria discografia. In quel progetto ci mascheravamo e, i costumi, richiamavano molto quelli della “Masked Ball” di Eyes Wide Shut. Riguardo a future cover… qualcosa sta bollendo in pentola… ma per ora non voglio svelare nulla…
10) Concludi a tuo piacimento l’intervista!
Grazie per l’interessante intervista e spero di tornare presto a farvi visita! Continuate così!
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