Pepijn Caudron in arte Kreng è un compositore molto famoso nelle lande nordiche europee essendo uno dei musicisti di maggior spicco dei paesi bassi . Uscito recentemente alla ribalta per il precedente acclamato “Grimoire “ e l’incredibile lavoro svolto per l’OST della commedia splatter horror della Lions Gate Cooties , l’artista rompe gli indulgi dopo ben tre anni di silenzio pubblica il suo nuovo disco dal titolo di The Summoner.
Il disco scritto e diretto in maniera magistrale è in realtà un concept album dove il tema principale è uno degli aspetti più rilevanti della vita umana : la morte. In realtà la morte per Kreng è l’atto finale , la chiusura del cerchio , la fine delle emozioni e la conclusione di tutto quello che avviene prima ovvero il processo che conduce alla morte. Proprio quest’ultimo è l’aspetto più importante del disco e la vera anima del lavoro è proprio il processo infatti che dà il nome ai sei brani dell’album e che conduce l’ascoltatore in un viaggio drammatico , ansiogeno ed impenetrabile suddiviso in cinque fasi : le cinque fasi del lutto.
La composizione rasenta la perfezione ma qui Kreng ricorre ai trucchi del mestiere ovvero a canovacci utilizzati in precedenza per comporre le sue colonne sonore . La scelta in realtà sembra essere voluta poiché l’attenzione si riversa tutta nella sua marcata originalità musicale e compositiva che non fa uso di campionamenti puntando tutto sul coagulo emotivo del disco . La drammaticità delle stringhe è stretta in una morsa di rabbia e negazione , contrattazione e depressione , rappresentate nella prima parte del disco da dodici strumentisti ad arco che esplodono ed implodono costantemente in rumorosi e vividi cluster .
Le atmosfere che compongono The Summoner sembrano poter esplodere da un momento ad un altro ma in realtà rimangono strozzate ed abortite dalla loro stessa paura . Le impalcature sonore accrescono la cura della suspence e mantengono altissimo il livello ansiogeno del compendio . Le cinque fasi del lutto si chiudono nella seconda fase del disco ovvero nella title track The Summoning . La traccia che conclude il disco in realtà è la sesta fase del lutto aggiunta proprio da Krieg per descrivere l’accettazione del dolore e la conseguente rassegnazione .
In realtà The Summoning per Pepjin è un’evocazione dello spirito dei suoi amici venuti recentemente a mancare e racchiude tutto il suo dolore e spiega come il male per la perdita di una persona cara sia talmente insopportabile da rischiare di cadere nel baratro della follia e di sfiorare la stessa morte . Le camere nebbiose e gli organi spettrali con i quali è composta la traccia terminano con un cameo alla doom band belga Amenra , attraverso muri di chitarre , bassi e rulli di tamburi che chiudono in modo originale ed impeccabile l’opera , lasciando l’ascoltatore in uno stato di shock inaspettato.
Un lavoro particolare che a primo ascolto potrebbe far incappare in uno strano senso di lentezza e di perdizione . In realtà l’opera si basa su una nuova concezione di shadow music , dove ogni traccia descrive appieno la sua emozione attraverso eleganti chiaroscuri di non facile percezione . Una maggiore attenzione e più di un ascolto del disco è assolutamente necessario per comprendere la musica e le emozioni espresse da un artista visionario e assolutamente fuori dal convenzionale.