I Vitrea sono un trio del Nord Est , per essere più precisi di Udine . Nascono nel 2007 ed hanno all’attivo due ep : Broken Machine ( 2009 ) e Nadir del ( 2011 ) . I primi due lavori esprimevano una musica vicina alle nebbiose atmosfere dei Katatonia , Opeth ( in Broken Machine ) , Tool , Nin ( in Nadir ) ma è con Songs of Glass che forse riescono a trovare la loro vera identità stilistica ovvero un industrial elettronico ricercato , pulito e genuino.
Le armi sonore impiegate attingono a capitoli interi di sperimentazione industriale su vari fronti che chiamano in causa l’essenza creativa dei Tool , Nine Inch Nails , Gary Numan ma anche Ladytron e Depeche Mode a testimonianza di come la loro musica sia un’entità inquieta che riflette un’estetica passata in un limbo sfumato di ritmi e testi ricercati e camei angoscianti La muse vénale ( Baudelaire ) .
Il loro sound rispecchia alla perfezione il loro titolo , canzoni di vetro dal retrogusto limpido e cristallino che assumono forma di specchi attraverso i quali si scorge tutta la loro identità e la loro fragilità . L’identità fragile è in grado di essere la chiave che risolve il rebus musicale dei Vitrea e diviene forza come nel caso dell’opener The Burning Sun , nei ritmi sostenuti di The White Road e nell’elettronica SPM per ritornare fragile in Uranium e Broken Machine III.
I ritmi mutano continuamente , si passa con grande semplicità dalla sofferenza di Walls Of Glass all’excursus cibernetico di Indigo Waves a dimostrazione di come i Vitrea riescano a far convivere vari strati emozionali senza alcuna difficoltà attraverso semplici caleidoscopi monocromatici . January è forse la traccia che rappresenta in toto il senso programmatico del disco. Qui la malinconia assume un sapore pragmatico , a tratti impenetrabile . Il valore introspettivo filtra gelido attraverso giochi decadenti e claustrofobici , racchiusi da gabbie psichedeliche.
Pur costeggiando numerosi riferimenti estetici dell’elettronica e della primigenia dell’industrial , il disco evidenzia una forte personalità che rifiuta i semplici cliché e soprattutto i classici collegamenti a favore di un’introspezione aperta e pura della propria mente . Quel che colpisce è senz’altro la qualità del sound messo in mostra dalla terzetto che sopperisce alla mancanza di innovazioni attraverso atmosfere ricche di pathos , conservando un affascinante equilibrio tra lucida coerenza ed istintiva follia. L’emozione qui non latita e di questi tempi non è una cosa da poco.
Vitrea – Songs Of Glass