Dopo tre anni di silenzio, smaltiti i fasti di Worship , gli A Place To Bury Strangers confezionano un nuovo disco dal titolo di Transfixiation. A livello tecnico la ricetta appare più o meno la stessa, ovvero rasoiate di musica cupa e trasandata, un concentrato di sonorità aliene appiccicate tra loro da collanti noise rock ed incerottate con sinergie post punk. Rispetto al passato però, qualcosa nel dna dei newyorkesi è mutato. Il cambiamento più incisivo riguarda senz’altro la durata del disco. Le tracce che compongono il platter presentano infatti un minutaggio decisamente più breve rispetto a prima, cosa che accentua di parecchio sia la compattezza sia la densità del sound.
L’attenzione si riversa tutta sul senso abrasivo ed esplosivo della musica come accade in Love High ( inferiore ai due minuti ) , What We Don’t See , I Will Die ed in I’m so clean. Tracce martellanti che si nutrono di riverberi post punk ( love High , now It’s Over ) garage rock ( We’ve come so far , Feel The Void ) ed eighties di puro stampo Joy Division ( Supermaster) . Nel calderone infernale e nei vortici danteschi creati dal loro genio musicale non mancano le sonorità siderali che fin qui li han contraddistinti. E’ in Deeper che il disco collassa vomitando un sound nero come la pece . E’ qui che ricomincia imperterrito il processo di decostruzione e smembramento del concetto melodia targato APTS smantellato del tutto dai laceranti e cruenti fremiti della loro dissacrante batteria ( un applauso sincero va all’esordiente Robi Gonzalez). Non si può quindi parlare di rinnovamento né tantomeno di sperimentazione. Transfixiation è esattamente quello che doveva essere, una creatura frigida e sfumata, cupa ed ansiogena figlia della loro mente.
Il disco si pone nel mezzo tra le più calde atmosfere di Worship e quelle più algide e sperimentali di Exploding Head ed evidenzia come il trio newyorkese abbia ormai raggiunto la sua piena maturità.
