Piccola ma necessaria introduzione ad uno fra gli artisti più illuminanti per musicisti, band e una vasta gamma di generi negli ultimi trentacinque anni. Anche se i media non sono sempre stati generosi con lui, al contrario dei suoi fans, la sua influenza è innegabile per artisti fra gli altri del calibro di The Prodigy, Nine Inch Nails, Queens Of The Stone Age, Fear Factory e Marilyn Manson.
Torna Gary Numan uno dei padri del synth pop britannico e cardine della moderna scena industrial. Torna dopo sette anni pubblicando Splinter (Songs From A Broken Mind) il suo diciottesimo l.p. che sembra proseguire le rocciose e pesanti tracce di Jagged del 2006 avvicinandole all’elegante estetica musicale dell’elettronica dark e a rapidi elementi dubstep.
Gli assi nella manica non sembrano mancare a Numan che ci restituisce un album introspettivo frutto di anni difficili e tribolati fra antidepressivi e un’inconsueta paternità, aspetti che hanno influenzato anche la produzione del disco, lunga e travagliata.
Splinter è pubblicato da Mortal Records e prodotto da Ade Fenton, all’album ha partecipato anche il chitarrista Robin Finck (Nine Inch Nails, Guns n’Roses).
Il singolo Love Hurt Bleed è una lastra di moderno elettropop industriale nata per farti mouvere, I Am Dust e Here In The Black sono uno spettacolo di muscolosità musicale ispirato dalla depressione.
The Calling è furtiva ,alimentata da orientali archi premonitori della title track Splinter dove la voce emotiva di Numan contrasta con il campionamento di un canto persiano.
In tutto il disco è evidente lo sforzo di presentare la sua voce, sempre meno distorta e con un mix di riguardo, la si può godere appieno in Lost una semplice ballata pop con un lieve tocco d’angoscia.
Numan spinge ancora piacevolmente la sua vocalità in A Shadows Falls On Me e nella minacciosa ma incantevole Where I Can Never Be in un’esplosione di sfumature che richiamano attenzione, entrambe le tracce prendono il giusto tempo per farsi capire, una miscela di soffocante intensità e fascino melodico. L’album è completato da We’re The Unforgiven un deserto emotivo industriale, dalla brillante Who Are You e dalla ballata finale My Last Day.
Splinter (Songs From A Broken Mind) é un album eccezionale, non instantaneo ma a lento e superbo rilascio, che causa contagio e porta l’ascoltatore in un viaggio ricco d’immaginazione attraverso l’arte e l’ingegno di Gary Numan che torna a splendere come nei primi periodi della sua intensa carriera.
Un trionfo inaspettato per molti versi, questo è un album destinato ad essere divorato con avidità per mesi e mesi, colonna sonora per il prossimo lungo, freddo, cupo e buio inverno.
