Questo Artista, Giulio, gestisce ben quattro progetti solisti… e con altrettante sfumature e diversità, sapientemente miscelate nelle sue quattro one-man bands oscillanti tra Pessimismo, Misticismo, Liricità, Intimismo… Ne abbiamo parlato in questa intervista che riepiloga il lungo “curriculum vitae” di questo giovane musicista della scena Dark Folk e Dark Ambient nostrana.
1) Ciao Giulio! Puoi presentarti ai nostri lettori?
Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn!
2) Gestisci moltissimi progetti, come avremo modo di approfondire nell’intervista, ma direi di iniziare parlando di L’Ira dell’Agnello. Devo dire che la prima volta che ho visto il monicker che hai scelto sono rimasta molto stupita, perché non riuscivo a capirne il senso. Poi, vedendo l’avatar che usi per google +, ho pensato che potesse essere collegato alla religione cristiana, nella figura di Gesù, che teologicamente parlando è spesso designato come Agnello, che si è immolato docilmente. Quindi, forse, l’Ira dell’Agnello è da tradursi con il significato apocalittico dell’ira di Dio? Cosa significa questo monicker così strano?
Si, in effetti questo monicker è strettamente collegato a Cristo. Principalmente è un ossimoro: l’agnello da sempre identificato come animale docile e innocente viene affiancato all’ira che rappresenta un sentimento che va al di là della razionalità umana e crea un paradosso che quasi destabilizza la ragione. Il suo significato però non è solo etimologico. Come tu hai ben detto l’ira dell’agnello è un concetto religioso cristiano specifico dell’Apocalisse, in cui il Cristo misericordioso si mostra giudice, esaurito il tempo in cui l’uomo può abusare della sua bontà. E’ altresì un concetto antropologico: c’è un’intima parte in ognuno di noi che tende al bene ma viene continuamente umiliata. Alla fine ci sarà una giustizia globale che però non spetta a noi e “l’ira dell’agnello” vuole suggerirti ciò: continua a fare del bene e non diventare iroso perché ci sarà qualcuno, la quintessenza della bontà, che prenderà la tua parte.
3) Dal punto di vista cronologico, “Corpofonia” (altra parola bizzarra, che hai scelto per intitolare questo cd) è il terzo album. Il debut album è del 2009, “L’uomo, l’amore e la morte”, nel 2012 esce “Caligine”. Il genere che proponi è un Neo Folk intimista (vedi anche la scelta di cantare in italiano), notturno, molto eclettico e con spunti innovativi. Ci sono persino divagazioni spoken word, jazz, noise, campionamenti…
(ho riconosciuto il cartone animato “Papà castoro”, che guardavo anch’io, da bambina…); in effetti, è molto difficile etichettarti; sì, di base è Neo Folk, ma non è solo questo.
“Ironico, dissacrante, medievale, autobiografico” sono gli aggettivi che hai usato per descriverlo; puoi parlarcene più a fondo, approfondendo ciascuno di questi aspetti che caratterizzano l’Ira dell’Agnello, anche dal punto di vista concettuale?
E perché quella copertina così bizzarra?
“Coprofonia” nasce sulla scia esperienziale di “Caligine” e del suo impatto con il pubblico. Ho capito che è inutile cercare l’approvazione degli altri e di conseguenza modificare o plasmare il proprio stile musicale sul feedback altrui. Così “Coprofonia” è un disco di chi non dà la minima importanza al destinatario, musicalmente inteso. Faccio musica per farla e i brani sono il fine, non il mezzo per raggiungere qualcosa. Quest’idea di clausura rappresenta in parte anche il vissuto dei miei ultimi anni, costantemente a casa a leggere e vedere film, creando un microcosmo autarchico che non ha bisogno di agenti esterni. Rispetto a “Caligine” è un cd che poco esplora (ma in modo latente) il trascendente, che in questo caso è rappresentato dall’immaginazione. Ci sono inoltre rime nei brani che suonavano talmente male che ho deciso di lasciarle. Come influenze posso dire che il massiccio ascolto di death folk americano ha influenzato il mio lavoro ma soprattutto il telefilm “Twin Peaks” mi ha aperto nuovi mondi e un nuovo modo per approcciarmi al mondo dell’inquietudine. Chi ha visto il telefilm sa come intendere i vari stacchetti jazz.
Il nome è una provocazione. In un epoca in cui la scena musicale (e non) è pervasa da quel tentativo di emergere a tutti i costi io ammetto di non aver bisogno di tutto ciò e di fare una musica “di merda” forse anche per allontanare le persone. E’ come dire “state attenti e non avvicinatevi perché vi sporcate”.
Per la copertina ho cercato qualcosa che sfuggisse dal “bello” comune e si inquadrasse nella categoria del “bizzarro”, come considero questo mio lavoro.
Ps. Anche io guardavo Papà castoro!
4) Hai anche altri progetti: De Vita Solitaria, progetto che, come dici “come delle fotografie, tenta di fermare nel tempo momenti, immagini e sensazioni della mia vita”, il progetto Ricamatrici di Silenzio (altro nome strano, così come la copertina un po’ macabra dei piedi della ballerina…) e il Dark Ambient di Rex Cryptae, dalle atmosfere più lugubri, sinfoniche ed inquietanti, che a tratti ricordano Dark Sanctuary ed Elend (anche se tu fai canzoni solo strumentali, senza vocals). Puoi parlarci anche di questi tuoi progetti? Perché hai sentito l’esigenza di differenziare in ben 4 band la tua ispirazione musicale? è come un flusso che deve essere incanalato in diversi canali? è difficile convivere con tutte queste personalità artistiche che ti spingono a creare così tante cose? Solitamente, i musicisti mettono in musica i loro aspetti negativi, depressi, angoscianti, per esorcizzarli. è così anche per te?
De Vita Solitaria è essenzialmente acustico/ambient, Ricamatrici di Silenzio post/rock/drone e Rex cryptae darkwave/neoclassical. Non so se considerarla una mancanza o una forza il fatto che non riesca a far confluire le mie creazioni in un solo Essere, e a volte mi sembra di fare tutto e niente. I progetti alternativi sono nati principalmente da una fame che non ha trovato appagamento; ho deciso così di cucinare da solo. Ho sempre sostenuto che L’ira dell’Agnello rappresenti la mia spiritualità, De Vita Solitaria la mia tranquillità, Ricamatrici di Silenzio le mie ansie e Rex cryptae il mio senso del macabro fra “libido mortis” e “memento mori”, quindi si, posso affermare che ogni progetto corrisponde a una parte della mia personalità.
So di certo che non posso inserire tutte queste sfaccettature in un solo progetto, meno che in un album o addirittura in un brano. Tutti questi progetti quindi nascono da una motivazione pratica, sia in senso musicale che in senso personale. Mettendo in musica questi lati emotivi non voglio assolutamente esorcizzarli, anzi cerco di farne un qualcosa di esterno per supplire ai vuoti quando aspetti del mio essere vengono a mancare. E’ come coltivare tabacco per quando verrà voglia di fumare.
5) Fai ampio uso del latino, soprattutto con Rex Cryptae, nei titoli. Ciò enfatizza il senso di sacralità e liturgia. Il latino passò, dall’essere la lingua degli autori classici pagani, all’essere la lingua della liturgia cattolica. L’hai scelto per questo motivo? Per rimarcare maggiormente l’impronta sacrale che vuoi trasmettere?
Esattamente. Il latino dà quell’aura di universalità e sacralità che dei brani esprimono. Mi è capitato raramente di usarlo con L’ira dell’Agnello ma sempre con Rex cryptae, perché vorrei che esso venisse inteso come qualcosa al di fuori del tempo e dello spazio e non identificato come/con il suo creatore. Anche riguardo le immagini, con Rex cryptae ho sempre usato foto già esistenti di catacombe, scheletri e mummie, sia perché un corpo spogliato dal suo corpo perde il significato figurativo e identificativo, sia perché vedo questo progetto come una “continuazione” di qualcosa che c’è sempre stato e sempre ci sarà: la morte.
6) Alcune tue canzoni sono finite nell’horror “Deep Marylin” di Alfonso Lavia. Come è iniziata questa collaborazione? Puoi parlarci anche di questo cortometraggio? Hai scritto le musiche su commissione, guardando le scene del film oppure la musica non era stata scritta originariamente per il cortometraggio?
Era la fine del 2013 quando Alfonso Lavia scrisse sulla pagina di Rex cryptae: “I’m an Italian director and I really appreciate your music. Where are you from?”, non sapendo che abitassi a pochi chilometri da lui. Incontrandoci mi parlò del suo cortometraggio in cantiere e del modo in cui le musiche di Rex cryptae (soprattutto dell’album “O taetra mundi”) si adattassero alla perfezione al video e, anzi, ispirassero dettagli delle scene in modo ex novo. La musica quindi non è stata scritta su commissione, è stata adattata al cortometraggio secondo uno scambio di opinioni e di punti di vista fra me e Alfonso.
La trama del corto non è semplice essendo il suo regista un grande fan di David Lynch (è lui che mi ha fatto scoprire Twin Peaks e per questo gli sarò eternamente grato); lo includerei nel genere “horror psicologico” con una particolare attenzione ai movimenti lenti della macchina da presa, alle luci e alle ombre, agli sguardi e ai gesti: niente è lasciato al caso. Sono molto contento di come sia andata questa collaborazione e non ne escludo altre in futuro.
7) è interessante che ti occupi anche tu di video… è bello e poetico il tuo “Giochi di nuvole”… un raggio di luce dopo l’oscurità di Rex Cryptae e il pessimismo mistico di L’Ira dell’Agnello?
In molti hanno definito le mie canzoni “sinestetiche”, ovvero un senso ne richiama un altro e un altro e così via. Di conseguenza viene naturale associare la musica ad una particolare scena, visto che raramente mi soffermo sulla contemplazione di sentimenti ed emozioni concentrandomi su storie da raccontare che racchiudono un significato universale. Per questa naturale predisposizione mi sono spesso occupato di video. A differenza delle canzoni non hanno una trama e non raccontano storie ma descrivono le meravigliose dinamiche della natura. Raramente sono collegate a brani di mia creazione; spesso uso musica che si adatta al contesto visivo. Mi sembra esagerato parlare di pessimismo mistico riguardo L’ira dell’Agnello, lo definirei più “pessimismo umano” visto che l’uomo viene preso in considerazione come l’inquinatore del tutto. Riguardo Rex cryptae mi limito a parlare della morte del punto di vista umano ma sappiamo tutti che c’è una realtà più grande che ci aspetta, come conferma L’ira dell’Agnello. Tutti i video sono sui miei canali Youtube e Vimeo.
8) Sul tuo canale hai musicato anche un vecchio film dedicato alla Divina Commedia. Non lo conoscevo affatto. Puoi spiegarci meglio di che film si tratta? Sei ispirato da Dante? Generalmente, il Medioevo (e parte del Rinascimento) è ricordato come un periodo oscuro: guerre e razzie, fanatismo religioso, peste… il teschio appare anche nelle immagini che scegli per Rex Cryptae…
La musica di Rex cryptae si presta bene al ruolo di colonna sonora, essendo priva di parti vocali e molto lenta e ipnotica. Il film è del 1924, muto e in B/N e l’ho scelto perché esprime sofferenza ed angoscia. Si ricollega ad un mio lavoro del 2013, “De aeternitate inferni” (“L’eternità dell’Inferno”, prodotto dalla Depressive Illusions Records): 54.53 minuti di fuoco che arde, urla, pianti e sussurri, con un synth minimale che guida il percorso. Dire che mi ispiro a Dante per aver musicato una sua trasposizione letteraria sarebbe estrapolarlo dal suo contesto e dal suo vasto lavoro di scrittore; più che altro sono affascinato dal mondo del Medioevo, dal suo pensiero, dalla sua cultura, tradizioni, spiritualità e paure. L’insistere sull’inferno è collegato alla sua funzione didattica, come gli affreschi e le statue di esseri mostruosi che popolavano le cattedrali del medioevo. E’ una realtà che esiste e che spesso viene trascurata anche nei sermoni dei sacerdoti. E’ un monito di memento mori, come, appunto, il teschio, sempre presente nelle copertine di Rex cryptae.
9) Sei anche molto attivo dal punto di vista live. Puoi parlarci delle tue esperienze dal vivo? è difficile rendere dal vivo l’intimismo del tuo progetto?
I concerti live de L’ira dell’Agnello sono un evento più unico che raro. Vuoi perché è difficile rendere l’atmosfera creata nel cd, vuoi perché io sono completamente fuori dai “circoli” musicali che permettono di suonare live, vuoi perché la mia è musica di nicchia; preferisco considerare il cd il fine della mia musica e non la performance live. D’altro canto sono impegnato con la Laurea in Scienze Religiose e ciò non mi lascia molto tempo per pianificare un concerto. I pochi live che ho fatto però sono andati sempre bene, si è sempre creata un’atmosfera intima e delicata che ha permesso di far emergere il profondo essere dei brani.
10) Concludi a tuo piacimento la nostra intervista!
Ringrazio Lunaria per avermi dato quest’opportunità. Vorrei concludere con una frase di Lovecraft che sento molto mia:
Mi ripugna tutto quanto sia ordinario e banale – non nella mia vita di tutti i giorni, che vorrei fosse la più tranquilla possibile, ma nel pensiero, che rappresenta la parte più viva della mia esistenza. Lo strano, l’innaturale, il terribile – ho bisogno di tutte queste cose.[….]. Ma talvolta, per contrasto, mi piace contemplare l’antichità immemore del paesaggio, mentre sonnecchia sotto un sole indolente o una magica luna, e osservare i tetti di casupole lontane o la guglia di qualche piccolo, distante villaggio abbarbicato tra le colline.
(H. P. Lovecraft)
Ciao!
Giulio
https://liradellagnello.bandcamp.com/
https://rexcryptae.bandcamp.com/
https://ricamatricidisilenzio.bandcamp.com/
https://devitasolitaria.bandcamp.com/