Ascoltare gli Assemblage 23 è sempre un grandissimo piacere. Il gruppo di Seattle, partorito all’artistica mente pensante del sensibilissimo Tom Shear, non conosce soste e confeziona, con questo Compass, un ottimo disco che va ad aggiungersi ad una vastissima costellazione di hits memorabili espresse in più di venti anni di musica.
Da sempre la loro musica ha esplorato territori musicali molto noti mettendo in gioco , per più di una volta, la loro carriera. Dalla loro parte ,però, posso dire che il loro sound è stato sempre prodotto con certosino acume ed un onirico controllo dei mezzi che ,con il passare del tempo, è riuscito a mutare mantenendo , comunque , costanti le esperienze di vita sonora vissute dalla band . Il loro trade mark originale di origine dronica, in questo ultimo disco, non viene totalmente stravolto ma subisce delle sostanziali alterazioni attraverso suoni “ricodificati†e tessuti puramente evocativi.
Tom Shear è da sempre riuscito a tramutare la sua musica elettronica in poesia tecnologica grazie ad un sound fortemente malinconico e puramente melodico che si insinua e respira costantemente anche nei sottosuoli di questo ultimo Compass. A conferma di quanto appena detto basterebbero i cinque minuti di Smoke che apre le danze di questo emozionale cofanetto. La traccia , dai connotati elettroacustici , mette in risalto l’effervescente e liquida malinconia nella quale viene a galla tutta la discendenza ottantinasu cui si muove il platter. A farla da padrone sicuramente sono anche i soliti spazi fuorvianti e siderali che, sin dalle origini, contaminano il sound targato Assemblage 23.