Blume è una band italiana composta da Enrico Filisetti (Vocals – Songwriting), Ivan Savino (Songwriting – Produzione – tastiere) e Daniele De Fabritiis (Chitarre).
Dopo un primo approccio al pubblico nel 2008 tramite web, pubblicano ‘Rise from grey’ nel 2010 con l’etichetta statunitense ‘A Different Drum’, lavoro con il quale si fanno velocemente conoscere alla stampa internazionale, lavoro che è distribuito anche negli Stati Uniti, in Canada, Russia, Germania, Svezia e Spagna e che li porta a suonare in alcuni dei club e dei festival più importanti di tutta Europa condividendo il palco con Covenant, Kirlian Camera VnV Nation e molti altri. Grazie al buon esordio la band firma un nuovo contratto discografico con l’etichetta ‘WTII Records’ e pubblica nel settembre 2013 l’atteso ‘Autumn Ruins’.
Dieci nuove canzoni dove i tre mettono in mostra i muscoli frutto del duro allenamento di questi anni; potremmo disquisire a lungo sulle matrici del disco ma non ha importanza perché i Blume sono stati abili ad assimilarle, reinterpretarle e influenzarle con il loro sound.
Il loro ritorno combina umori malinconici e poderosi beats in un moderno mix di synthpop, new wave e rock elettronico, un disco energico, teso al movimento.
Il primo singolo estratto ‘Western Rust’ mette subito in chiaro che quest’autunno appena iniziato sarà parecchio agitato, la seguono ‘Alone’, ‘The Chosen’, ‘Archligh’t, ‘It’s your turn’ canzoni che riempirebbero dance floor e festival anche non di settore.
‘Autumn Ruins’ miscela sapientemente sintetizzatori, drum machine, campionamenti e armonie wave anni ‘80 con la techno pop più moderna, lasciando il giusto spazio a una voce che non smette mai di farsi bella e di attrarre le attenzioni.
Nota di merito a Daniele che riesce a valorizzare, con originalità e coerenza, la sua chitarra in un clima notoriamente avverso a questo strumento, lo fa meravigliosamente in ‘Plutonian Shores’ ma ancor di più in ‘Freia’, splendida ballata techno degna di un palco mainstream.
Nota di demerito alla chiusura del disco, ‘For my Lorraine’, un folk con chitarra acustica e voce, decisamente fuori luogo in questo convincente e futuristico mondo nel quale i Blume ci hanno condotto, ma questo non basta a sminuire un disco carico di dettagli, di ricerca sonora, di cura e sensibilità, un disco da sentire assolutamente live per gustarne ancor di più la dolce violenza.