Se Il Favoloso Mondo Di Amelie fosse stato diretto da Tim Burton, difficilmente riuscirei a trovare una musica più azzeccata. Tra le atmosfere sognanti di Yann Tiersen e le ballate che sembrano uscite dalle chitarre di Simone Salvatori degli Spiritual Front, gli Oniric ci regalano una rara perla di delicata bellezza.
Formatosi nel 2005 e composto da Carlo De Filippo e GianVigo, il duo romano, dopo anni di gavetta e altri progetti, è arrivato a questo debutto grazie all’etichetta spagnola Caustic Records (non sia mai che in Italia qualcuno si degni di produrre buona musica, ma è un altro discorso), intitolato Cabaret Sindrome.
Seppure a tratti le similitudini con gli artisti prima citati siano molto marcate, la pozione magica creata dagli Oniric è da assaporare tutta d’un fiato a occhi chiusi, e viene quasi naturale lasciarsi trasportare in un parallelo mondo in bianco e nero, come leggendo una poesia che non si può – o non si vuole – spiegare per non racchiuderne l’essenza in una gabbia di parole.
E, proprio come in una poesia, trapela un’atmosfera intima da ogni pezzo, anche grazie all’accompagnamento di Simona Giusti, che appare in molti brani dell’album, la cui delicata voce accarezza e culla le orecchie dell’ascoltatore.
Cabaret Sindorme è un crescendo continuo, una strada invisibile che invece di spegnersi verso il nulla, aumenta d’intensità e arriva al suo culmine proprio nella parte finale, con gli ultimi tre brani: la strumentale “Ophelia’s Portrait”, “L’autre” – cantata in francese – e “Last Temptation Rescue” che, chiudendo l’album, ha il dovere di interrompere bruscamente questo viaggio e paradossalmente con la sua dolcezza rende quasi troppo duro il risveglio. E quasi costringe ad aprire gli occhi per premere play un’altra volta, e poi un’altra volta ancora.