Ci sono artisti che riescono a dare “fisicità” alle sensazioni e alle emozioni trasmesse con la propria musica. Riuscire a stimolare l’immaginazione nell’associare visioni e stati d’animo a ciò che si ascolta non è da tutti ma i Neiv di Euphoria mi trascinano in una sorta di viaggio, durante il quale i suoni mi rapiscono e mi tengono lontano dal mondo per tutta la sua durata.
L’etereo incedere della prima traccia Grýla, introduce al meglio l’ascolto dell’album, un ingresso maestoso in pieno stile dark, che riporta a capolavori quali “Plainsong” dei Cure di Disintegration ma in forma più visionaria e sognante. Segue The end at the beginning, darkwave classica con ritmiche costanti perfettamente legate al basso e alla voce quasi sussurrata del vocalist PJ. We own this night accelera i battiti, donando ulteriore solarità in chiave costantemente malinconica al suono della band. Arriva Isola, quasi rockeggiante, che alimenta quel ritmico scuotimento del capo atto a tenere il tempo del brano, a dimostrazione che quanto si sta ascoltando piace e anche parecchio.
Si cambia registro con The other side of you, tutto più elettronico con i synth in bella evidenza e la voce di PJ che stavolta spadroneggia su di essi creando quelle atmosfere ipnotiche molto 80’s che, al momento giusto, cambiano il binario sul quale viaggiava il treno che conduce l’ascoltatore attraverso i brani di Euphoria. Darkwave classica anche per Turn back this time con echi e riverberi shoegaze, giochi di voce fascinosi e gradevoli che sembrano provenire dal nostro intimo, percuotendo piacevolmente il nostro udito con melodie al limite dell’orecchiabilità ma così ben pensate e strutturate che diventano capolavoro acustico e sonoro. In Human fight echi di un Martin Gore d’annata, grazie al sound creato da Jennie, da Lorena e dalla voce che, guarda caso, sembra voler a tutti costi richiamare i Depeche Mode periodo Black Celebration. Forse la traccia che più risente e mette in evidenza le eredità compositive che la band ha poi saputo trasformare nei suoni caratteristici del progetto Neiv. Si chiude con A northstar for a daydreamer, degno finale di un ottimo disco, pensato, ispirato e trasmesso nel modo più sincero e diretto a tutti gli amanti del genere e non, grazie anche a melodie che riescono a farsi ascoltare pur restando nei canoni del genere.
Bel disco dunque! Sono sicuro che il miglior album di questa band deve ancora arrivare ma Euphoria è un passo avanti verso lo stato d’arte, perché proprio di arte si tratta!