Dalla Svezia, in quel di Stoccolma, i The Exploding Boy sfornano la loro nuova creatura. Arrivati al quarto album e oramai consolidatisi ampiamente in ambito underground, oggidì si possono pure permettere di farsi distribuire da Sony Music, dando alle stampe un album che nulla toglie alla garanzia del loro marchio di fabbrica. Le influenze, com’è noto, si dipanano tra i soliti grandi nomi del goth antico e moderno, anche se in questo full length primeggia più che altrove l’ombra dei Sisters Of Mercy e, talvolta, anche di Editors & co. Eppure, a prescindere dagli ammiccamenti più o meno evidenti, la band riesce in ogni caso a districarsi dal pesante fardello citazionista, riuscendo a persuadere con sintesi melodiche spiazzanti e imprevedibili. Quasi un miracolo, visto il genere che da anni tentenna e si disperde in un oceano di autoreferenzialità.
Sparando dritto al nocciolo, al cuore dell’analisi quivi proposta, il pezzo migliore del lotto s’effonde nella perfezione stilistica di “Street Clichè”, non a caso il secondo singolo estratto dopo l’epos battagliero di “Dark City (Part II)”, e che si lascia ascoltare ininterrottamente, in loop pressochè infinito e instancabile. Davvero un gran pezzo, come non se ne sentiva da anni a questa parte.
Poco incivisiva però l’opener track, che si disperde dietro una melodia troppo stucchevole e dall’evoluzione inesistente,
Altre perle della produzione le si possono rintracciare, senza tema di smentita, in tutta la seconda parte, soprattutto con le onde trascinanti di “Always” e “Get It Out”, quest’ultimo accostabile, e non poco, a certe sonorità sagacemente prese in prestito da Bauhaus e da Echo & The Bunnymen.
“Four” è un’opera che non tradisce nulla delle sacrosante aspettative in esso riposte epperò nulla aggiunge alla già perfezionata formula che il gruppo ci propone da quasi due lustri. Si lascia ascoltare nel suo apprezzabilissimo manierismo, allietandoci con certi pezzi che potrebbero certamente contribuire a far da riempi-pista nel dancefloor.
Non stupisce ma neppure smentisce. Se vi piacevano prima, li apprezzerete anche adesso.