I Clock DVA dopo venti anni dalla release di Sign (1993) con un’etichetta Italiana la Contempo, presentano i risultati delle registrazioni ottenute in seguito negli studi di Firenze e Milano. Inizialmente queste tracce erano state archiviate per motivi non precisati dal leader Adi Newton, dovevano essere l’accompagnamento strumentale dell’album sopra citato ma sono state abbandonate in archivio sino ad ora. Allora quello che ha ispirato la stesura di questi brani era stato l’oscuro NASA’s Mercury project e le implicazioni sulle ricerche naziste, orientando il sound su strutture minimal e sci – fi.
Il vero problema di quest’album rispetto ai vari lavori sperimentali della band è la noia. Dieci tracce strumentali dove a farla da padrone sono la ripetività delle soluzioni proposte, ogni canzone è incentrata su un tema specifico e il mood sonoro è ripetuto allo svenimento lasciando all’ascoltatore solo la scelta dello skipping.
I Clock DVA ci hanno abituato ad album molto più profondi e vari in cui l’elemento sperimentale non era esasperato e la forma canzone sostanzialmente mantenuta, il fatto che Adi abbia inizialmente scartato queste tracce ci fa capire che lo stato di forma della band attualmente non sembra godere di ottima salute. Solo i fan più vicini al gruppo avranno modo di trovare spunti interessanti.
