A due anni di distanza dal loro primo lavoro insieme, Canaan e Colloquio ci prendono gusto ed escono dai loro ” bagliori notturni ” con questo splendido “Il rumore delle cose”. I due gruppi unitisi in questo side-project chiamato Neronoia, denso di emozioni e di lacrime d’assenzio, racchiudono in questo malinconico grimorio tutto il loro tormento e tutta la loro glaciale indifferenza. Il loro mondo è un paesaggio autunnale dove il dolore dei vivi ha sapore di miele e dove asfissianti territori vengono spesso accecati dalle intensità delle loro ombre.
L’anima nera e l’oscuro angelo che risiedono nei cornicioni di questo apprezzabile lavoro li abbiamo già scovati nelle malinconiche stanze dei Canaan , nostrana band sicuramente tra le più affascinanti del panorama dark moderno reintrodotte, poi, in quel mondo in me e dove ora vengono reincarnati in queste 10 tracce senza volto. Si riparte dai sentieri autunnali lasciati dal precedente platter con un nuovo capitolo, nuove emozioni e nuove lacrime. Dieci tracce senza titolo , un po’ come maschere veneziane senza trucco segnate da ritmi a tratti insostenibili e dove ogni singolo istante possiede una sua anima ed un suo respiro.
I due pierrot Gianni Pedretti e Mauro Berchi sembrano quasi aver paura della luce che può uscire dalla porta della loro soffitta rimanendo immobili vestiti di polvere. Le sonorità sono come degli antichi pozzi dalla sconosciuta fine. Lenti ed apatici si nascondono ed annegano nelle loro stesse lacrime. La voce di Pedretti annega nello stesso lago di terrore ed apparendo abulica , risvegliata a tratti da geniali inserimenti industriali.Il decadente congegno alchemico contiene frammenti di assoluta bellezza e di incredibile atmosfera entrando nei tumuli di spazio senza tempo dove le memorie sono demoni dallo sguardo dolce e dove la malinconia porta la corona di questo regno fatto di detriti.La morbosità dei suoni rende l’incubo ancor più reale dove la sua calma apparente viene lacerata da aggressioni sonore e bagliori industriali.Ancora una volta il side-project italiano dimostra di essere in grandissima forma riuscendo in questo “rumore delle cose” a farci vivere tutto l’orrore di questa società. Il vuoto che ci circonda, i suoi silenzi e la sua cattiva edera germoglia ed avvelena le pure emozioni che spesso vengono ferite dall’ipocrisia .
La difficoltà nell’esprimere le emozioni che uno porta dentro è da sempre stato un demone dai grandi occhi per la stragrande maggioranza degli artisti e poeti che hanno animato questo “teatro vivente”.
Il rumore delle cose riesce a descrivere tutta la sua oscurità ed addirittura a dipingere tutta la sua controvoglia e tutta la sua apatia di fronte ad un mondo che non sente suo e che non gli appartiene.