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Vengo alla luce, o meglio alla penombra, a Roma nel luglio del 2005. Dalle mani e dalla mente di un unico tessitore che, giunto alla non tenera età di 28 anni, comincia ad intravedere la strada che vuole realmente percorrere nella vita. Da subito comincio ad esprimermi a suoni e immagini statiche, che vengono a convivere in simbiosi; a qualche anno di vita il mio linguaggio si arricchisce progressivamente con immagini in movimento e parole. Attualmente la mia città è Berlin.
2) Trama afonA: un monicker carico di interpretazioni. Cos’è la “trama-afonaâ€? Una trama (di vissuto, di emozioni, di passato….) indebolita, non pi๠costituita da fili di ordito (metaforicamente, le nostre certezze, le basi incrollabili, i valori ritenuti eterni….) e quindi sgretolata, lacera, afona, senza pi๠suoni e parole? Il silenzio visto quindi come reazione di sdegno a qualcosa, segno di disprezzo o di atarassia, o cos’altro?
Mi dispiace, non posso rispondere a questa domanda: il tessitore non mi ha ancora rivelato nulla sull’origine del mio nome. So solo che fili ed intrecci (fisici e metaforici) lo intrigano da sempre, emblema di legami e misteriose relazioni; e che l’assenza di voce non necessariamente pregiudica una comunicazione.
3) Per molti artisti essere ingabbiati in generi e sottogeneri è frustrante. Ma come descriveresti la tua musica a chi non ti conosce?
E cosa diresti per “invogliare” le persone ad ascoltarti? Che genere di funzione attribuisci alla tua musica? Una funzione catartica, espressione egotica del proprio potenziale, della propria anima….? Come vorresti che le persone si rapportassero a te e alla tua “creatura” musicale? Meditando, “ascoltandoti con l’anima”, “usando” la tua musica come catarsi, immedesimarsi o cos’altro?
Sà¬, una classificazione delle trame sonore risulta complessa e forse inutile; a maggior ragione perchà©, privo di una formazione musicale, chi tesse segue semplicemente l’ispirazione del momento, affidandosi di rado a suggestioni preesistenti. E non saprebbe fare altrimenti.
Vi sono certamente elementi messi in bella posa, a voler comunicare specifici messaggi pi๠o meno celati. Ma spesso le trame sonore giocano un ruolo di suggestione ed evocazione: sfiorando, senza toccare; accennando, senza dire; svelando, senza mostrare. E in questo senso forse sono silenziose, lontane dal fragore e dall’intrattenimento proprio di altri generi. àˆ una musica di riflessione, emozione, introspezione e quindi, per certi versi, di compagnia; che non pretende di dare risposte, ma spera di regalare domande, in un costante dialogo tra inconsci.
4) Oggigiorno tutto è cosଠfrenetico e destinato ad essere “usato e gettato”…. Vi è un numero sproporzionato di prodotti da acquistare, al di là della qualità . Qual’è la strada da percorrere per farsi notare (in fondo, non è difficile) ma soprattutto per “restare” nella mente e nei cuori della gente?
Farsi notare, vero, è diventato pi๠semplice. Soprattutto allargando lo sguardo ad alcune espressioni di arte contemporanea (che, forse a causa della mia giovane età , non riescono ad emozionarmi), a volte si ha l’impressione che tutto si riduca a chi riesce ad urlare pi๠forte o a raggiungere un nuovo estremo. Espedienti sicuramente discutibili, ma non certo illegali, quindi ognuno libero di adottarli; io anche volendo non saprei farlo, andrei contro la mia natura.
Sul rimanere a galla, non credo esistano leggi universali e di sicura efficacia, perlomeno io non ne conosco. Conosco solo passione, professionalità e rispetto per coloro i quali (uno o milioni) dedicano tempo e/o soldi ad un artista. Tutto il resto è ammantato dal fatalismo che nella mia visione non ha connotazione pessimistica: è solo riconoscere ed accettare che quanto di bello o brutto succede nelle nostre vite dipende sempre, in piccola o grande parte, da altre persone o entità . Comunque sia, non siamo mai soli…
5) Ormai la musica è in digitale e tutto viene (ri)proposto su yuotube o sui social network, spesso con l’intento di “salvaguardare il passato” in modo che le nuove generazioni possano conoscere e tutelare la musica del passato. Indubbiamente il colpo pi๠negativo lo vivono le etichette discografiche che concepiscono soprattutto il cd, al di là del valore artistico ed spressivo, come un prodotto da vendere, al pari di un tubetto di maionese o di una lattina, per farci un guadagno. Pensi che sia utopistico o possibile anche se molto difficile, proporre dei cd autoprodotti e quindi “auto-promozionati” dalla band o dall’artista stesso?
Una situazione di questo genere non servirebbe ad epurare e a rappresentare un’alternativa dalla musica di plastica con i relativi burattini, andando quindi contro la logica capitalista delle etichette discografiche che intasano l’ambiente con cd prodotti in serie che rincorrono l’ultimo trend?
La questione è delicata e non solo contemporanea: in forme e proporzioni diverse credo siano sempre esistite la stanza del successo e la nicchia del culto (ma voglio precisare che la qualità puಠabitare l’una o l’altra indifferentemente, essendo fattore soggettivo). Al pari di aspetti ben pi๠elevati quali il Bene o il Male, questi due livelli (ed ogni sfumatura tra essi) continueranno a coesistere nell’uomo e nella società ; lasciamo che coesistano.
Sul caso specifico della musica, le etichette discografiche possono condizionare il mercato; ma il mercato, cosଠcome le etichette stesse, è composto da esseri umani, ognuno con propri gusti e scelte, in un complesso e mutuo rapporto tra domanda e offerta. àˆ giusto che ognuno abbia libero accesso a quel che desidera, ormai almeno teoricamente possiamo permettercelo.
Continuo comunque a ritenere importante il ruolo dell’etichetta. Intanto perchà© offre canali e forme di distribuzione significativi (e penso sia meglio per tutti che le figure professionali dell’artista e del suo rappresentante restino separate). Poi perchà©, ferma restando la libertà di creazione dell’artista e di fruizione del pubblico, la figura dell’editore non deve scomparire (in musica come in altri ambiti, primo fra tutti il giornalismo); particolarmente in una società dove entro certi limiti tutti possono essere tutto e dove si sono sviluppate alcune dinamiche di interazione virtuale che a me fanno paura. àˆ innegabile ed è un bene che la tecnologia doni preziosi strumenti di libertà , in tutti i campi. Ma è altrettanto bene, soprattutto in quello culturale, che qualcuno con le dovute competenze cerchi di distillare la qualità dal rumore di fondo.
6) Hai influenze artistiche eo letterarie che ti aiutano a visualizzare il tuo mondo interiore e a tradurlo in musica?
Troppe o troppo poche per poter stilare una lista. E devo ancora consultare l’album di famiglia per capire meglio da dove vengo…
7) Anticipaci qualcosa relativo a Trama afonA o svelaci qualche simbolismo o significato nascosto o che vuoi approfondire nel tuo percorso artistico..
Ho solo 6 anni, c’è ancora tanto da imparare ed esplorare. Probabilmente le mie forme espressive tenderanno a convergere ed interagire sempre pià¹. L’interesse principale è rivolto al rapporto tra la parole e altre forme artistiche: in questo periodo sta prendendo corpo una serie di opere, ovviamente multimediale, che si prende cura di alcune persone che dedicano la propria vita a raccogliere e custodire.
8) Concludi come vuoi l’intervista!
Grazie a Darkitalia e ai suoi lettori, per aver rivolto lo sguardo a me. Io torno alle mie faccende, la tessitura non conosce soste…