10 -12 – 2010 – torino all’Hiroshima Mon Amour di Torino recensione a cura di Stefano Rassu
Questi quattro bastardi hanno preso a pugni le emozioni di tutti i presenti. Scusate il crudo inizio di questa recensione, ma i presenti al concerto, e coloro che hanno già sentito qualche brano di questo meraviglioso gruppo, sicuramente potranno perdonarmelo e convenire con me. Potrei postare la scaletta delle canzoni che ho accuratamente riscritto a fine concerto, ma sinceramente vorrei cercare di spiegarvi quali sono le emozioni di fronte alle quali potreste trovarvi ad un concerto dei Teatro, forse anche risultando poco tecnico. La pienezza dei suoni curati da Francesco Valente (ex One Dimensional Man), Gionata Mirai (voce e chitarra dei Super Elastic Bubble Plastic), Giulio Favero (ex One Dimensional Man), e la voce di Pierpaolo Capovilla (ex One Dimensional Man), hanno emozionato e al contempo distrutto la sala strapiena dell’Hiroshima di Torino. Gente da mezzo Piemonte accorsa ad ascoltare questo nuovo progetto “A Sangue Freddo” secondo album della band, meno grezzo, ma sicuramente pi๠immediato del primo lavoro “Dell’impero delle tenebre”.
Biglietto ai canonici 10 € sicuramente ben spesi, unico difetto da appioppare ad una serata perfetta come questa, forse l’incapacità dei tecnici del suono di prevedere una sala così piena (non ci è stato possibile scattare foto per quant’era piena la sala), e quindi una conseguente lavorazione dei suoni da mixer poco convincente, ripresasi oltre la metà del concerto. Pierpaolo ha saputo giocare con il pubblico in maniera perfetta, sembrava di vedere un incrocio strano, tra un essere umano e quel sovraumano prete che era fino a qualche anno fa il ben amato Giovanni Lindo Ferretti (ex CCCP/CSI/PGR). Fantastici i cinque minuti di sproloquio nella ricerca del silenzio in Majakovskij (8 traccia di “A Sangue Freddo”), alla quinta strofa subito dopo aver detto “e se io fossi silenzioso¦” l’Hiroshima sembrava non voler stare zitto, e lui sembrava voler essere un padre severo. Insomma presenza scenica e feeling con il pubblico squisitamente perfetti¦ Da notare alcuni Re-editing dei brani quasi impercettibili, aggiunte di colpi di batteria quanto di giri di basso.
La sequenza delle canzoni, alternando il nuovo disco ad alcune vecchie glorie è stata proprio quella che ci voleva, non troppo scontata, ma nemmeno votata a stupire, anche perchè i testi bastano già in quanto a stupore. I brani necessitavano di poche spiegazioni, difatti il cantante ha perso poche parole, dilungandosi solamente sulla canzone che da il titolo al nuovo album, canzone così sentita da meritare una maglietta a parte, rispetto alle canoniche del gruppo. Parlando, anche e per poco, di tecnicismi, da notare assolutamente la sintonia tra i membri, i continui stop improvvisi e le ripartenze, sono sempre state impeccabili. Il batterista sicuramente merita un gran plauso per il suo modo di picchiare con delicatezza le pelli che faceva quasi incaponire la pelle, sembrava di venire presi davvero a pugni dalla simbiosi tra i tocchi e la voce. Insomma un’ora e mezza da cui non si poteva far altro che uscire pensierosi e soddisfatti, il finale con il classico “La canzone di Tom” è stata l’ultima “mazzata” (passatemi il termine) che potevano infliggerci. Divertentissimo vedere Pierpaolo a concerto finito correre gi๠dal palco in mezzo alla gente farsi una birra e risalire suonando la scaletta da capo sudato come non mai¦
Un consiglio spassionato? Seguite questo gruppo.. i vari Afterhours, Linea 77, Marta sui Tubi, ecc.. hanno sicuramente qualcosa da imparare dal nuovo prete della musica italiana..
Stefano Rassu