Spazio 211 Torino
Attivi fin dal 77’, quest’ultimo periodo sicuramente più “accattivanteâ€, musicalmente parlando della loro carriera, all’attivo sedici pubblicazioni tra album e live album, verso l’inizio degli anni 80’ con la pubblicazione di “154†si compie un passaggio dallo schema punk a un altresì frastornato e decadente sound, con incredibili aperture al pop rock in stile REM.
Dopo la loro prima apparizione di quest’anno a Torino, al TRAFFIC come gruppo spalla insieme a “Punkreas†e “Plastination†dei “Sex Pistols†dove purtroppo, causa intemperanze climatiche, non hanno potuto farsi acclamare quanto meritavano (hanno suonato 4 pezzi con la gente a ripararsi dalla pioggia), si ripresentano nella nostra città con una data nel locale che per quanto concerne la scena musicale alternativa torinese, risulta essere tra i più attivi.
Appena entrato nel locale mi rendo conto fin dall’inizio che Colin, Robert, Graham,e Margaret, non suoneranno davanti al brufoloso pubblico presente al TRAFFIC di quest’estate, ma bensì davanti a un locale sold out con un pubblico di un’età e di un’esperienza musicale ben diversa, noto difatti tra la gente attempatissimi fan, mischiati tra macchie di colore a ragazze punk che forse così ragazze non sono più, e a ragazzi sulla venticinquina vestiti rigorosamente di nero.
I ragazzotti londinesi, che forse un po’ assomigliano a impiegati di mezza età che a fine turno non sapendo che fare si sono trovati su un palco, danno inizio al concerto nel migliore dei modi, con “Our Time†( pezzo dalla ritmica ben scandita, idea di base di ogni brano del gruppo) stupendo la maggior parte del pubblico che dopo averli visti si aspettava sicuramente un’inizio più calmo..
Il tutto prosegue in questa maniera fino al primo stop che arriva dopo ben tre pezzi filati, con l’arrivo di “Being Sucked In Again†pezzo dall’inizio molto atmosferico, con un salire niente male che,all’inizio, fa calmare tutti i più agitati, infervorandoli a mano a mano con il procedere del pezzo..
Si continua con “Mekon Headman†pezzo che vedrei come perfetto cantato da Micheal Stipe, anche se Colin che ormai dopo 5 pezzi, con la voce a pieno regime è perfetto nell’esecuzione.
Il concerto prosegue tra tante emozioni prendendo brani da ogni pubblicazione degli Wire, unico problema alcuni cali di tensione dopo la prima ora di concerto, ma la scelta dei pezzi è curatissima, al punto che nel momento preciso in cui il gruppo inizia a cedere, i brani si fanno via via più calmi, di modo da permettere a tutti di tirare il fiato e ripartire con qualche vecchia gloria pestatissima.
Un grande plauso lungo il concerto và sicuramente fatto al bassista Graham Lewis, che tra suonate fantastiche e parti soliste con la batteria impressionanti, è riuscito ad infilare una grinta incredibile nella gente con dei cori urlati in maniera magistrale.
Memorabili le esecuzioni di “the 15†e di “He Knows†già ben oltre la metà della serata..
E chisura magistrale con “Underwater Exparience 
Insomma evento indimenticabile che sicuramente non ha deluso chi ha deciso di andare a vedere un concerto invece di restare a casa a guardare qualche reality show.. Unica pecca l’assenza di un dj set a tema dopo il concerto, ma come si suol dire in questi casi, non si può avere sempre tutto dalla vita…