
Solo pochi artisti in tutti i campi artistici riescono a confrontarsi con un aspetto della nostra esistenza ancora così misterioso : il sogno.
Si tratta di un opera unica e meravigliosa in otto episodi, ritraenti otto sogni, non ci sono parole sufficienti per ‘ringraziare’ il maestro giapponese per la sue rappresentazioni oniriche, per l’impiego dei colori (da cui prenderà a piene mani Takeshi Kitano per il suo Dolls), l’utilizzo degli attori – registi ( Martin Scorsese che interpreta Van Gogh e il maestro Ozu che chiude mirabilmente l’ultimo episodio raffigurando un anziano saggio, ma il plauso va a tutti gli attori, fra cui il ragazzino del primo episodio), le scenografie elemento quanto mai imprescindibile per ricreare l’atmosfera eterea, ed ancora i suoni, la fotografia.
Nel primo episodio si assiste ad una tematica prettamente giapponese un corteo fantastico di volpi, cui assiste un ragazzino; nel secondo la festa delle bambole con la magnifica scena del pescheto in fiore; orbene, mentre questi primi due episodi segnano l’inizio del film e del climax, così come inteso dall’ideazione della struttura stessa del lungometraggio da parte di Kurosawa, ovvero sogni idilliaci (cui non sfuggono elementi di pathos) di bambini, in cui dominano i colori vividi, le scenografie accese e le immagini squillanti, in cui inoltre attraverso un sapiente montaggio non si distingue nettamente il mondo onirico da quello reale così come poi testimonia la bella sceneggiatura in relazione alle reazioni dei bambini al loro risveglio, negli altri episodi (la tormenta, il tunnel, corvi, Fujy-ama in rosso – iconografia in parte ripresa, e credo suggerita, mutatis mutandis, dall’omonimo quadro di Hokusai – , il demone che piange) si arriva al culmine del climax orrorifico della vita sognata (tranne il punto di calma rappresentato da van Gogh, vera reverie – desiderio di Kurosawa) : qui i colori sono per lo più assenti, domina il grigio, la polvere, scenari desolati, suoni lamentevoli e più netto viene reso il confine fra sogno (degli adulti) e realtà, in alcuni casi il protagonista sa di sognare (vedi il tunnel): qui è il regno angoscioso della maturità e dei suoi problemi nella veglia… dei suoi conflitti … fino a chiudersi con una sorprendente circolarità, che esprime una speranza ( in chiave di ricordo) con l’ultimo episodio (villaggio dei mulini) con la magniloquente interpretazione del vecchio saggio Ozu sulla possibile ‘ via ‘ per la felicità umana…
Difficilmente ho visto una tale bravura nella realizzazione di sogni all’interno di film, ma la cosa che mi ha sempre sconcertato è che questo è un film interamente incentrato sui sogni, mentre per lo più in altri gli stessi vengono soltanto citati, vedi Le charme discret de la bourgeoisie di Bunuel (bellissimo il sogno nel sogno nel sogno), L’aiuto di Dali, Io ti salverò di Hitchock, il gabinetto del dottor Caligari di Wiene, anemic cinema di Duchamp, otto e mezzo di Fellini, Waking life di Linklater, Mulholland drive di Linch e così via.