La nostra strana creatura ci delizia con il dittico “Dead Lovers’ Sarabande Face I-II” forse i suoi lavori completi e insuperati.
Già a partire da “Across the brigde” prevale l’atmosfera funeraria e tragica che è tipica ed un po’ il suo marchio di fabbrica.
Rispetto ad altri lavori (penso a “Les fleurs du mal” che mi è piaciuto pochissimo) si ritrovano parecchie citazioni e rimandi a una musica classica che non concede nulla ai suoni eterei e paradisiaci (penso ai Lacrimosa) ma che concentra in sé malinconia e rassegnazione, quest’ultima ulteriormente enfatizzata dalle vocals, o come “On saturn day” dove ascoltiamo una ninna nanna oscura.
Ma c’è posto anche per il sarcasmo: “Hades Pluton” ne è l’esempio, con splendide fughe d’organo e la calma rassegnazione di “Sieh’ mein geliebter hier hab’ ich gift” che si ricollega a “On Saturn day”.
Penso che questi due album rappresentino al meglio la creatività e originalità di Sopor Aeternus (ultimamente potrà non piacere, ma è indubbio che abbia sempre avuto quella marcia in più rispetto a tanti altri gruppi).
Oserei affermare che piuttosto che riferirsi esclusivamente a “un pubblico oscuro” questo cd piacerebbe anche a chi ascolta musica classica.
Il ticchettio di orologio che apre il secondo cd in “Abschned” può essere visto come la metafora della Morte, che indubbiamente è sempre richiamata dalle atmosfere umbratili e saturnine di Sopor Aeternus.
Lunghe marce funebri come “Abschned” e ironiche come “The dog burial” e “Procession” e “The house is empty now”.
Rispetto a Face I, qui prevalgono le sinfonie cupe, rispetto alle vocals che rimangono sempre sullo sfondo.
1999