La prima parola che sorge alla mente appena si preme “play” è: impatto.
Tutti i suoni sono limpidi e cristallini, e hanno acquistato dinamismo e “rotondità”: si senta You Walk Away, Kinder Dieser Stadt (davvero notevole), All These Lies (che respira arrangiamenti boreali vagamente screziati di durezza): le vocals soprattutto; sia maschili che femminili.
Si è preferito puntare sull’impatto, sul recitato (One Voice, molto drammatica), tanto che se la voce maschile ha acquistato teatralità (un aspetto che si era già palesato in Tranenherz; si senta Die Zeit, che inizia con un intro pianistico molto notturno ed intimista, come anche la magnificente I Am) anche quella femminile è potente (ricordo che in cd come Schwarzes Eis spesso si dilungava in “un effetto mieloso”) senza perdere un grammo di grazia.Tears Might Dry è quasi progressiva, per poi svagarsi in un ritmo dinamico e scattante; When I Feel you inizia quasi con un ritmo gocciolante, anche se poi vira troppo sull electro pop.
Siamo lontani anni luci dagli esordi; qui e lì riaffiorano “pesantezze” (Save Our Souls, Wake me up, Willst Du – che vede anche “vocals distorte” ed è forse -almeno fino a prima del ritornello- il pezzo che più si rifà ai primordi della band, insieme a Lebensrichter e Nie Mehr -l’intro ci catapulta direttamente a Child of Glass– anche se poi la track vira su un arrangiamento molto easy, come Deine Welt e A Place Called Home, i pezzi più deboli, a mio avviso) e in un certo senso, l’uso del tedesco, sembra riconfermare questa volontà (indubbiamente è una lingua che trasmette un forte senso di “durezza”, si senta Uns Gehurt Die Nacht e Tod Sunde). Non ci sono pezzi che suonano “assemblati a casaccio”, ma anzi, a prevalere è proprio il senso di omogeneità: note di piano, arrrangiamenti ariosi, boreali (Konigin Der Nacht) e cristallini che si perdono in lontananza, melodie morbide e avvolgenti (la title track ne è un ottimo esempio) female e male vocals che si danno il cambio.
Il giudizio critico non può che essere positivo. L’impronta personale c’è e si sente, lo stile col marchio Blutengel ormai pare definito, e riconoscibile fin dal primo ascolto.
Siamo lontani da Child of Glass e da Seeelenschmerz; qui si prosegue sul sentiero inziato ormai da Schwarzes Eis e che ha raggiunto la sua piena realizzazione in Tranenherz. Se vi piace quello stile, qui si ritrovano gli stessi elementi. Nel bene e nel male.
Blutengel – Monument , 2013 Electro
Lunaria
