Un cieco veterano di guerra si trasferisce a “Crescent Bay”, una comunitá recintata e protetta dove i pensionati trascorrono una pacifica e mite esistenza. Una sera di plenilunio però, la quiete del luogo viene misteriosamente macchiata dall’attacco di un famelico licantropo, il quale naturalmente lascerà dietro di sè una lunga scia di sangue. L’ex soldato, sconvolto dall’accaduto, proverà a fronteggiare il mostro facendo leva sulla sua astuzia, maturata in anni di servizio militare. Non rimarrà altro da fare che aspettare la prossima notte di luna piena.
Dopo anni di digiuno stentato, i lupi mannari tornano di nuovo a ruggire con questo “Night of the wolf”, film che, pur non aggiungendo nulla al genere, riesce ad intrattenere e a farsi portavoce di messaggi semplici ma al tempo stesso profondi e malinconici. Protagonista assoluto del film è Ambrose, uno scorbutico e solitario veterano che, nonostante il problema della cecità, affronta le sue giornate con il piglio di chi non si fa spaventare da niente e da nessuno; sotto questo aspetto, il buon Nick Damici ( abile combattente anche nei due capitoli di “Stake Land”), riesce a dare al proprio personaggio una sua precisa personalità, conferendogli dignità e un’autoironia per la quale lo spettatore si ritroverà immediatamente a tifare per lui. All’interno di pseudo ospizio all’aperto, l’armonioso cinguettio degli uccellini in volo appare in netto contrasto con l’inquietante presenza che agita le acque della storia, innescando di conseguenza una serie di dinamiche dove maldicenze e sospetti prenderanno inevitabilmente il largo. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, la pellicola ha però il suo nucleo centrale in un racconto nel quale la riflessione e la solitudine esistenziale sorreggono l’ intero impianto narrativo; il regista, difatti, sceglie molto intelligentemente di porre l’uomo lupo sullo sfondo, facendolo uscire allo scoperto solo in una manciata di scene – quest’ultime costruite con ottimo gusto visivo e una tecnica che nell’insieme ricrea un efficacissimo meccanismo di tensione emotiva. Il sangue che sporca l’ironia agrodolce – ingrediente presente in decise quantità – dell’opera pone l’accento sulle questioni più importanti della vita, come il tempo che scorre inesorabile e la vecchiaia che spinge l’uomo ad aggrapparsi alle ultime vere emozioni della sua esistenza.
“Night of the wolf”, per concludere, è un horror semplice ma caratterizzato da una sensibilità sincera e dannatamente piacevole, caratteristica, quest’ultima, da non sottovalutare. Chi ha detto che gli anziani non abbiano grinta?