“The Mission: Il Bacio del Serpente” è la prima biografia italiana sui pionieri del goth rock britannico pubblicata da Tsunami Edizioni e scritta da Alex Daniele, figura rinomata nel panorama dark italiano per i suoi ruoli di fondatore di Ascension Magazine, DJ e organizzatore.
Il libro è composto da undici capitoli e quattrocentootto pagine, outro e ringraziamenti compresi.
Le stesse, però, non pesano affatto: la scrittura è infatti scorrevole, coinvolgente ed emozionante. Così tanto da riaccendere una sensazione chiamata “anemoia”, ossia quella nostalgia per un tempo, un luogo o un’esperienza mai vissuti.
Sì, perché nel corso dei capitoli – ognuno di essi riguardante un pezzo di storia della band inglese –Le parole di Daniele penetrano dentro e, attraverso avvenimenti, interviste e analisi, ti trasportano in quel lontano 1986, quando tutto è nato. Magicamente ci ritroviamo a provare le stesse emozioni di Mr. Wayne Hussey: la sua passione mai volgare, i suoi eccessi, la soddisfazione e persino i suoi dubbi; inaspettatamente, ci sembra di essere in viaggio con lui e i suoi compagni di avventure (e disavventure), Hinkler e Adams – i membri fondatori, ma anche con tutti quelli che verranno – su un tour bus stracolmo di risate, litigi, droga e alcol; ad assistere ad uno dei loro concerti, magari afferrando una delle rose che Hussey lanciava durante il macabro, ma romantico, valzer gotico “Stay With Me” oppure ancora, a far parte delle torri umane che si creavano sulle note della potente “Tower of Strength”, simbolo della forza di una musica che non morirà mai.
Tali parole sono intrise di passione e colgono perfettamente l’essenza della band, il fatto che avessero ancora un grande messaggio da trasmettere dopo la delusione con Eldritch; per farla breve, riescono a cogliere, senza troppi sforzi, il senso della loro “missione”.
Affinché lo si possa comprendere, c’è un passaggio fondamentale da non perdere: ovviamente quello sull’infanzia di Wayne. Lo scrittore non fallisce nel dedicare spazio ad un tema tanto delicato quanto importante, sia per la musica stessa, che per il nostro missionario: un appellativo che deriva dalla religione mormone della sua famiglia, cosa che lo condizionerà inevitabilmente.
Ma Wayne, spirito libero e passionale che è, non può lasciare che qualcun altro decida per lui.
E così, anche come atto di ribellione opposto a qualsiasi forma di autorità, sceglie di pensare per se stesso, di dare forma al futuro con le proprie mani – in questo caso sulle corde della chitarra –
e di fondare il suo credo e quello, negli anni a venire, di tanti altri: The Mission.
Perché “lui credeva ancora in Dio, ma Dio non credeva più in lui”. La strada era, a questo punto, chiara e illuminata, aveva una “vista cristallina dalla sua finestra” (da “Wasteland”).

Foto di John Blackmore, per gentile concessione di W. Hussey, pagina 33.
Un credo che farà sempre parte di lui, come possiamo chiaramente leggere, nonostante i momenti di sconforto in cui sembra che la “fede” lo stesse abbandonando.
Per questo motivo Wayne arrivò a definirsi “bugiardo”, per tutte le volte in cui dichiarò che fosse finita per la band, per poi essere ritornato, incapace di dirgli addio.
Qui l’autore apre il capitolo con la seguente frase di Oscar Wilde: “mentire con garbo è un’arte, dire la verità è agire secondo natura”. Ma cosa significa “secondo natura”, in questo caso?
Quella del cantante di certo non è mai stata quella che gli era stata imposta:
ha sempre fatto parte di un mondo con delle regole tutte sue, a base di sesso, droga e rock ‘n’ roll, come una perfetta rockstar dell’epoca; ma non mancavano virtù come giustizia, fortezza e temperanza, tre delle quattro rappresentate dalla croce scelta come logo della band (l’altra è la prudenza, che però non gli apparteneva).
Virtù nate dall’amore sia per la sua fede, che per i suoi fedeli; la sua famosa torre di forza con cui inizierà ad avere un rapporto d’amore e odio. Odio per così dire; piuttosto, la difficoltà di accettare una nostalgia provata da quest’ultimi nei confronti dei loro primi lavori.
C’è una frase di Wayne, a pagina 306, che voglio riportare in quest’articolo. Recita come segue:
“Penso che sia importante avere qualcosa in cui credere. Non ha importanza se si tratta di una fede religiosa, di una squadra di calcio o di un gruppo rock. Penso sia molto importante avere qualcosa da cui trarre emozioni e gioia”.
Credo fermamente che sia il fulcro del loro pensiero. Nonostante le sonorità gotiche e non solo, il loro è un messaggio di speranza: non importa cosa, trovate qualcosa che vi faccia stare bene, e perseguite per quella strada, senza farvi condizionare dalle norme sociali.
Questo messaggio, Alex Daniele, l’ha recepito senz’altro: grazie alla lettura, ci accorgiamo che egli ha fatto della band di Leeds una delle sue ragioni di vita, attraverso un’impressionante dedizione che rende la biografia un must-have per tutti gli amanti non solo dei Mission, ma anche del rock gotico in tutte le sue sfumature, per nomi come The Cult, Red Lorry Yellow Lorry e così via.
Foto di W. Hussey riportata sul retro del libro.
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