A distanza di pochi mesi dall’ultimo album i siberiani Helmynthe pubblicano il loro terzo album “под слоем хитина”. La traduzione che più si avvicina è: sotto uno strato di chitina (che è una sostanza che si trova nell’esoscheletro degli insetti). Questo titolo non poteva essere più appropriato per una band che ha fatto del senso di oppressione il suo marchio di fabbrica.
La band nel corso del tempo è riuscita ad imprimere un suono immediatamente riconoscibile fatto di dark-electro e industrial e di vocals tiratissime ridotte ad un grido disperato. Il percorso di evoluzione del leader Dmitry passa proprio dalle parti cantante, convidando la singer russa Natasha (ospite in due tracce) che riesce a dare un tocco meno slegato e più maturo al songwriter. Proprio in “жара” si possono apprezzare le melodie “siberiane” capaci di far immergere l’ascoltatore in un mondo alternativo, una electro ballad ricca di sfumature interessanti. Gli Helmynthe si fanno apprezzare anche per le partiture più industrial come “opus1603” che non sfigurerebbe in un club alternativo.
“Sotto uno strato di chitina” è uno di quelli album che ascoltato interamente ti trasporta in luoghi lontani forse inospitali ma molto intriganti, un album non presuntuoso che si toglie di dosso la piattezza del precedente riuscendo finalmente ad ottenere un ottimo equilibrio musicale. Il russo potrebbe risultare un po ostico all’inizio e potrebbe scoraggiare un ascoltatore poco attento ma dando la giusta pazienza sarà in grado di regalare ottimi momenti musicali.
Helmynthe – под слоем хитина
