Riprendendo la storia a qualche mese di distanza dalla conclusione del quarto capitolo, il film vede nuovamente la povera Alice doversi confrontare con il redivivo Freddy Kruger, che intende usare il figlio che porta in grembo per tornare a vivere. Lo stesso feto e la sua attività onirica sono il tramite attraverso il quale Kruger elimina uno a uno tutti gli ostacoli che lo separano dalla ragazza e dal suo progetto di rinascita. Ma Alice – con l’ausilio di Amanda, la madre di Freddy – è un’antagonista assai coriacea, e riuscirà a sconfiggere – questa volta definitivamente – il signore degli incubi.
Per la prima volta il nome di Robert Englund viene messo – giustamente – sotto i riflettori, come unica e vera star della “franchise” – al di là di qualche presenza poi divenuta estremamente celebre e delle tre apparizioni di Heather Langenkamp – sottolineando come il vero motivo d’interesse della pellicola sia Freddy Kruger, con il suo acre umorismo e il suo sadismo omicida. Il giamaicano Stephen Hopkins (suo l’irriverente sequel Predator 2, 1990) sostituisce Renny Harlin alla regia, incrementando il ritmo e gli aspetti surreali della vicenda – alcune trovate sono memorabili, come il labirinto di scale escheriano della parte conclusiva – provocando però un affastellamento eccessivo che porta anche a una diluzione dell’efficacia che si era avuta in The Dream Master, e risultando, a volte, anche emicranico.
Al posto di Kotzwinkle, il soggetto viene elaborato dal celebre duo di scrittori “splatterpunk“ John Skipp e Craig Spector e, in effetti, alcune situazioni si fanno più scabrose, coinvolgendo sessualmente Freddy e Alice, sebbene molto del materiale proposto dal duo sia stato eliminato e perfino buona parte della sceneggiatura di Leslie Bohem (The Horror Show / La casa 7, 1989 di James Isaac) abbia dovuto subire una rielaborazione complessiva da parte della produzione. È questo un elemento di rammarico, comparando il risultato finale piuttosto piatto con le potenzialità che la coppia Skipp/Spector sarebbe stata in grado di sviluppare; ma, ciò nonostante, la pellicola rimane interessante e valida, grazie, oltre alla presenza scenica di Englund, ancora una volta alle straordinarie capacità dei tecnici degli effetti speciali coinvolti – il trio delle meraviglie Kurtzman/Nicotero/Berger (Bride of Re-Animator / Re-animator 2, 1989 di Brian Yuzna; Army of Darkness / L’armata delle tenebre, 1992 di Sam Raimi; In the Mouth of Madness / Il seme della follia, 1994 di John Carpenter, tanto per citare alcuni dei loro lavori), Christopher Biggs (Critters 2, 1988 di Mick Garris), Doug Beswick (Ticks / Ticks – Larve di sangue, 1993 di Tony Randel), Rick Lazzarini (Invaders from Mars / Invaders, 1986 di Tobe Hooper), Ted Rae (Remote Control / Videokiller, 1988 di Jeff lieberman) e così via; e al lavoro impeccabile di Peter Levy, che confeziona una fotografia curatissima, capace nei suoi cromatismi lisergici di mantenere le atmosfere richieste dai vari momenti della pellicola.
Lungi dall’essere il migliore della serie, è comunque un solido “sequel” che se non aggiunge nulla di nuovo, nemmeno né tradisce lo spirito e il senso; e riesce a mantenere intatto un suo certo qual fascino.
A Nightmare on Elm Street: The Dream Child / Nightmare 5 – Il mito (1989 – Stephen Hopkins)