
L’ingresso del regista di origini scandinave Renny Harlin (Prison, 1988) nella serie coincide con l’abbandono di una narrativa più strettamente legata alla realtà a tutto vantaggio della scelta di una deriva onirica fortemente surrealistica, in cui veglia e sogno si confondono senza più possibilità di distinzione, con un considerevole accrescimento del potere di Freddy Krueger. Anche il suo personaggio subisce un sostanziale mutamento, trasformandosi in un caustico giudice dei destini altrui che si nutre delle anime delle sue vittime.
Dopo l’apparente sconfitta subita nel terzo capitolo, Freddy torna a manifestarsi negli incubi di Alice; e, dopo essersi liberato dei pochi sopravvissuti del capitolo precedente, comincia a tormentare la giovane ragazza e i suoi amici. Ma il malefico Signore dei Sogni non sa che si trova di fronte l’incarnazione del Guardiano dei Bei Sogni, Alice, appunto, che con l’ausilio dei suoi nuovi poteri sembra in grado di metterlo definitivamente in condizione di non nuocere.
Di per sé la sceneggiatura di Brian Helgeland (autore anche dello script di 976-EVIL / 976, chiamata per il diavolo, 1988 diretto e interpretato da Robert Englund) e dei fratelli Wheat (Pitch Black, 2000 di David Twohy), celati dietro uno pseudonimo comune – con l’ausilio del soggettista William Kotzinkle, scrittore che si è anche dedicato allo spielberghiano E.T. – è consapevole di essere poco più di un canovaccio per un ottovolante di situazioni grottesche e assurde, e sotto questo aspetto si rivela pienamente funzionale, fornendo all’abile regista un ricco percorso nel quale può spingere il ritmo alla massima velocità, una opzione che Renny Harlin sa molto bene come mettere in atto (è pur sempre uno dei registi della “franchise” Die Hard). Tra una visione e l’altra la paura e l’orrore tendono a disgregarsi, lasciando spazio e un umorismo nero e surreale – la pizza con le miniteste è un autentico capolavoro, grazie anche agli ottimi trucchi speciali della Media Magic Industries di John Carl Buechler (tantissimi titoli, a partire da quelli della Empire Pictures di Charles Band, tra cui anche Re-Animator, 1985 di Stuart Gordon) – che sostituisce il sussulto o il moto di disgusto con un sogghigno.
Il cambio di registro giova probabilmente soprattutto a Robert Englund, il quale trova un più ampio spazio creativo per dare libero sfogo alla non indifferente gamma delle sue abilità interpretative; il che, se, in fondo, si rivela in buona parte un pregio, costituisce anche un piccolo limite, poiché la giggioneria a volte eccessiva dell’attore californiano, sottrae al personaggio il suo elemento spaventoso, trasformandolo quasi in una sorta di malefico clown dalle attitudini teatralmente buffonesche. Il resto del cast è costituito da giovani prospetti di discreto livello – a partire dalla protagonista Lisa Wilcox (Imago, 2012 di Chris Warren) e da Tuesday Knight (Diamond Zero, 2005 di David Gaz e Annelie Wilder) – e qualche nome noto d’antan – Brooke Bundy (Explorers, 1985 di Joe Dante) – a formare un comparto d’attori di solida professionalità, in grado di rinforzare la credibilità di un impianto piuttosto assurdo.
Il solito ottimo lavoro dei tecnici degli effetti speciali e un’atmosferica fotografia di Steven Fierberg (Hell High / Raging fury, 1989 di Douglas Grossman), che si rivela abilissimo nello sfruttare violenti cromatismi per costruire un universo onirico di grande impatto visivo, sono le altre principali componenti di una pellicola più che discretamente riuscita, che trova il coraggio di abbandonare un percorso più sicuro e collaudato per approntarne uno nuovo e incerto.
A Nightmare on Elm Street 4 The Dream-Master / Nightmare 4 Il non-risveglio (1988 – Renny Harlin)