Quattro chiacchiere con questa Autrice che sta creando una Saga Fantasy a base di paganesimo, battaglie e magia!
1) Ciao Mara! Benvenuta sul nostro sito! Presentati ai nostri lettori!
– Ciao, Lunaria, grazie della disponibilità e dello spazio. E ciao anche ai lettori di Darkitalia! Sono un’autrice di fantasy, scrivo (almeno assiduamente e con finalità serie) da quasi dieci anni e sono orgogliosa d’essere una self publisher. Ho iniziato il mio percorso professionale con la saga che sto attualmente scrivendo e, nel frattempo, mi occupo anche di sceneggiature, editing e di un pargolo pestifero di cinque anni. Direi che la mia giornata inizia presto e non finisce mai!
2) Hai scritto “La Guerra dei Grandi Tumuli”, un poderoso Fantasy di 750 pagine! In sede di recensione ho indicato le linee guida; ma presentalo attraverso le tue parole. Vorrei anche sapere come ti è venuta in mente la storia e da cosa sei stata ispirata. La società delle Kore, che descrivi minuziosamente, è davvero un bell’esempio di matriarcato! Tra l’altro, a differenza dei “clichà©” Fantasy, che dipingono “il gentil sesso” come indifeso e in passiva attesa “del valoroso condottiero senza macchia e senza paura”, i tuoi personaggi femminili, soprattutto Ethain, ribelle e testarda, non hanno paura di gareggiare contro gli uomini! Sono davvero l’antitesi della principessa e anche, della “maga/strega”, perchà© Ethain, per esempio, “sfoggia” forza e impegno fisico, contando solo sulle proprie forze di carattere, e non tanto sull’ “aiutino” magico.
– Beh sà¬, Ethain non ha alcun potere magico, è solo una giovane guerriera che ha sudato sangue e mangiato polvere per arrivare a potersi confrontare, anche sul piano finisco, con degli uomini. E questo la rende molto vicina a ciascuno di noi: dopo anni di duro addestramento, impara a sentire la forza dentro di lei, a credere in sà© stessa e a potenziare le sue possibilità attraverso la meditazione. Ethain non è nemmeno una vera eroina, infatti ha tantissimi difetti, tipici della sua età : è egoista, capricciosa, presuntuosa, ribelle e vendicativa. E commette un sacco di sbagli, ma ne affronta le conseguenze con coraggio perchà© crede nei suoi ideali.
Per ambientare la mia saga, ho voluto rifarmi alla cultura celtica, poichà© è proprio in questa che ho trovato interessanti spunti per creare questa sorta di matriarcato: nella loro mitologia, difatti, è molto diffusa l’immagine della donna guerriera e sacerdotessa, a volte regina, a cui veniva affidato l’arduo compito di “iniziare†e “preparare†giovani intrepidi a diventare i pi๠grandi guerrieri delle loro epopee. Una leggenda vuole persino che un gruppo di donne, dedite al culto e alla conservazione della conoscenza, vivessero in un’isola di fronte alle coste del Galles e raggiungessero la terraferma solo poche volte all’anno per condividerla con le popolazioni. Quella celtica è una delle civiltà tra le pi๠interessanti sotto vari aspetti, e viveva in totale armonia con il mondo e la natura perchà© ogni uomo o donna si consideravano parte integrante di essa, concetto che noi abbiamo perso totalmente di vista.
Come mi è venuta in mente la storia? Bella domanda! I personaggi mi sono venuti “in sognoâ€, mentre la storia l’ho costruita pezzo per pezzo, lentamente, come il suo graduale dipanarsi lascia intendere. L’ispirazione vera me l’ha data il cuore e ciಠche mi circonda. Ho sempre inteso il fantasy come una grande allegoria del mondo reale, una storia che racconta e/o denuncia con altre parole e situazioni inverosimili, ciಠche in realtà è spaventosamente vero e sotto gli occhi “chiusi†di tutti.
3) Sei appassionata di armi? Te lo chiedo, perchà© nel romanzo scrivi molto dettagliatamente le caratteristiche di armi chiamate “Krosh” e “Daskall”, “Trilama”, “Tungl”; inoltre dai ampio spazio a tecniche di lotta e battaglia…per esempio, quella che chiami “Sacra Lotta del Fuoco”, che descrivi come “una serie di passaggi, colpi e piroette tutte mirate a mettere gi๠l’avversario in poco tempo e con poco sforzo. Comprendeva tre diversi tipi di pugni, quattro micidiali calci, gomitate, ginocchiate, prese per atterrare e giravolte in aria. Con le sue movenze rapide, eleganti e fatali aveva una contromossa risolutiva ad attacchi di qualsiasi natura e un effetto devastante su ogni avversario.” O ancora, “la Danza della Mantide”.
– Durante la preparazione e la rielaborazione dei dati acquisiti, mi sono anche documentata sulle armi bianche, alcune tecniche di duello e sulla lotta.
Le armi come il krosh e il daskall le ho disegnate personalmente, inventandole di sana pianta grazie all’utilizzo di alcuni simboli come le fasi lunari. Il Trilama è simile a uno shuriken a tre punte, la piccola arma da lancio dei ninja, per intenderci; mentre il tungl non è altro che un comune falcetto, arma rituale dei druidi insieme all’athame, coltello dal manico e la lama di legno di nocciolo, considerato un ottimo catalizzatore di energie magiche positive. Il falcetto era l’utensile con il quale si recideva il vischio dalle querce, ritenute entrambe piante sacre.
La Sacra Lotta del Fuoco o la Danza della Mantide non sono che una commistione di diverse discipline marziali, unite alla comune box e alla lotta libera. C’è un po’ di tutto, insomma, perchà© sono appassionata sia di armi che di combattimento, anche se non so dare nemmeno un pugno senza rompermi le dita!
4) In questo passaggio, mi hai ricordato moltissimo il bel libro di Miranda Grey, “Luna Rossa”: “Le fasi lunari scandivano le loro settimane: la Luna Crescente, al primo quarto, rappresentava la Fanciulla, per cui in quel periodo si pregava per l’età della genuina, innocente purezza. La Luna Piena, ricorrenza sacra, era la Madre, lo scopo della vita intima di ogni donna; la Luna Calante, all’ultimo quarto, era l’Anziana e la catarsi, prima della Luna Nuova, la notte buia, in cui si celebrava il lato oscuro della donna, la morte della sua anima dopo la purificazione e l’approssimarsi della rinascita.”. Sei appassionata di culti femminili? C’è un bellissimo sito, Il Cerchio della Luna, che da ampio spazio a tutte le manifestazioni del Divino Femminile: hanno raccolto, nel loro archivio, tutte le Dee della storia dell’umanità ! Tu parli anche di Imflor, una ricorrenza del primo febbraio nella quale si onora la donna e il lato femminile della Natura.
– Sà¬, mi hanno sempre affascinata le culture in cui la donna aveva il suo giusto spazio e ruolo. I celti sono stati uno dei pochi popoli in cui la sua figura aveva una dignità e un peso anche sociale, lo si vede dalle divinità femminili guerriere, non solo del focolare, presenti nel loro pantheon. E la Luna è da sempre fonte di grande ispirazione per ogni donna, poichà© è strettamente legata ai nostri ritmi e alla nostra anima, pi๠di quanto si possa credere. Cerchio della Luna, hai detto? Ci farಠuna visitina!
Imflor in realtà è una delle festività celtiche, che originariamente si chiama Imbolc. Ho ripreso tantissimo le loro tradizioni per scelta, ma le ho tutte rielaborate per non dover sottostare a regole non mie: avevo bisogno di muovermi liberamente e con delle tradizioni precise sarebbe stato pi๠difficile.
5) Sono rimasta colpita dalla figura della Nix; la descrivi come “Donna o ninfa condannata a vivere per sempre nelle acque stagnanti di pozzi, paludi e acquitrini in genere. Sono caratterizzate da squame, capelli verdi, occhi giallognoli, unghia nere, bocca marcescente ma soprattutto sono tristemente note per la loro eccessiva indole subdola.” è una figura mitologica oppure è una creatura di tua invenzione? E in generale, per le creature che hai descritto su quali fonti ti sei basata? Penso alle mostruose bedrine; hai preso ispirazione dai bestiari medioevali?
– La Nix (in tedesco) o Nà¤cken (in svedese) è un’ondina, ovvero uno spirito d’acqua che fa parte dei miti e delle leggende di tutti i popoli germanici. Io, poi, ci ho ricamato un po’ sopra, ma solo un po’. Per quanto riguarda le altre creature, sà¬, sono andata alla ricerca di diversi bestiari medievali, e ho letto un po’ di criptozoologia, la scienza che studia le specie sconosciute. Ho infine raccolto molto materiale dalle leggende e persino le dicerie nostrane e le ho rielaborate per creare anche della roba nuova. La malbecca e la bedrina sono alcuni esempi, ma nei libri che seguono ci saranno tante altre creature, alcune fedelmente prese dalle tradizioni celtiche, come i kelpie, altre riadattate dalla mia fantasia.
6) Il Rapporto tra padre-figlia, nel tuo romanzo, è molto cupo e conflittuale. Per esempio fai dire alla tua protagonista, Ethain : “Indifferenza e freddezza, questo meritava il suo inflessibile genitore / Il cuore le partଠper un viaggio verso l’inospitale Regione del Re Bianco, dove avrebbe pi๠volentieri incontrato un orso delle nevi che il generale del Contingente di Quert / Un dolore acuto la lasciಠquasi senza fiato, un dolore che saliva dalle viscere e che le puntellava lo sterno: voleva piangere, perchà© nutriva ancora dell’affetto per suo padre. Possibile che, come quando era bambina, aveva ancora la voglia e il bisogno di corrergli incontro e abbracciarlo?”
Trovi che il rapporto padre-figlia al giorno d’oggi sia ancora cosଠconflittuale?
Trovo anche le parti dove Ethain si confida con l’albero del melo, fin dalla sua infanzia, come se solo lui potesse comprenderla, non avendo pi๠i genitori, siano tra le parti pi๠sensibili del romanzo; a volte la solitudine ci porta a crearci dei simulacri di amici.
– I conflitti esistono da sempre e nascono per le pi๠svariate motivazioni, per cui non saprei. Certo è che non si puಠgeneralizzare perchà© ogni rapporto dipende dalla differente situazione familiare.- La solitudine, a qualsiasi età , puಠportare non soltanto a dei simulacri di amici: puಠportare a qualsiasi cosa possa colmare l’enorme vuoto che ci circonda. àˆ dalla solitudine che nascono tutti i peggiori malesseri dell’animo umano: la noia, la depressione, la demotivazione e la frustrazione. E sono bestie che, se ti prendono, ti divorano pezzo per pezzo, fino a non lasciare pi๠niente di quello che eri e nel quali ti riconoscevi.
Ethain ha per fortuna uno sfogo positivo: il suo albero e non a caso. In moltissime tradizioni, l’albero, in quanto essere vivente, possiede uno spirito, e quindi una coscienza. L’albero poi è considerato una congiunzione tra cielo e terra, come Yggdrasill, l’albero cosmico che regge l’universo e dà la vita nella mitologia nordica.
[Immenso, Yggdrasill sprofonda sin nel regno infero, mentre i suoi rami sostengono l’intera volta celeste.]
7) Ti dirà², che il finale mi ha “spiazzato”…. è inusuale, rispetto ai soliti canoni… vuoi spendere qualche parola al riguardo su Ethain?
– Beh, ciಠche le succede ovviamente ha un significato. Alla fine del libro, quello non è l’unico elemento (sà¬, è quello pi๠eclatante, ma non l’unico) che apre nuovi interrogativi, le cui risposte si troveranno tra le pagine dei libri successivi. Per cui, ricollegandomi a quell’evento in particolare a cui fai riferimento, le motivazioni si sapranno pi๠avanti, e una delle chiavi di lettura che, forse, puಠindurre qualche speranza si trova sempre in uno dei simbolismi celtici: il triskell. Tra le sue decine di significati, uno è proprio il ciclo della vita, inteso come Vita, Morte e Rinascita.
8) Ho associato al tuo romanzo a “Queen Mab” degli Hexperos, o a “Den bortdrgune regnbuen” di Mortiis, per le sue atmosfere arcane, fantasy, e la voce ammaliante che decanta secoli lontani; in qualche modo, le vedo adatte per descrivere sia la società matriarcale delle Kore, che l’evoluzione dei tuoi personaggi Ethain e Maeva, oltre che al “tempo medievale” dove, idealisticamente, si va a collocare il tuo romanzo; Cosa ne pensi? E tu, quale canzone assoceresti alla tua storia?
– Beh, “Queen Mab†sicuramente è azzeccatissima come sonorità , ma la seconda no, almeno per come vedo io l’ambientazione, che non è solo ed esclusivamente medievale: in essa vi sono suggestioni provenienti da diverse civiltà anteriori (quella celtica prima di tutti, ma anche grecoromana) e posteriori (rinascimentale e a volte persino moderna). Ma se devo immaginare la musica con cui Maeva ed Ethain accompagnano le loro giornate, penso a quella irlandese, con arpe, flauti e chitarre, con sonorità molto allegre e solari, piene di dolcezza e speranza. Quando vedo la Nuova Galatia, vedo distese immense di erba verde e, in lontananza, grandi montagne dai picchi innevati, cosଠdiafane da sembrare miraggi; e vedo scogliere bianche a picco sul mare, sponde fiorite di fiumi impetuosi, snelli e svettanti fusti d’imponenti foreste, morbide colline da accarezzare come fianchi di donne sinuose. Adesso chiudete gli occhi e ascoltate Strawberry swing dei Coldplay. E se siete a piedi per la brughiera fumosa, seguite il torrente fino alla fonte e forse arriverete a Quert.
9) Ora, stai lavorando ad altri progetti? Cosa ti piace leggere, nel tempo libero?
– Sto cercando di iniziare il quarto libro della saga. Sono in tutto nove, e vorrei finirli prima della menopausa! Mi piace leggere di tutto, purchà© la storia emozioni e non sia mero sfoggio di paroloni.
In questo periodo sto leggendo solo libri di scrittori indipendenti: ce ne sono tantissimi interessanti e scritti benissimo. E sono liberi da qualsiasi regola commerciale! Dalla mente dell’autore, dritto al cuore del lettore.
10) Concludi a tuo piacimento la nostra chiacchierata!
-Ok, vi sgancio una delle certezze che, in questi anni, mentre scrivevo la saga, ho appreso e innalzato a motto personale:
Niente è ciಠche sembra e tutto ha un senso, bisogna solo trovarlo.
Grazie, Lunaria. Grazie Darkitalia. Grazie a tutti voi.