Live Report Amphi Festival. Anche se molti italiani non hanno ancora sentito parlare di Amphi festival, siamo già giunti alla settima edizione dell’evento. Organizzato da Orkus, uno dei magazine più datati ed aggiornati della scena gothic tedesca, l’Amphi festival ha luogo a luglio nella suggestiva cornice della città di Koln (Colonia) ed è diventato il secondo festival tedesco a livello di importanza nel genere dopo il Wave Gotik Treffen di Lipsia. La location che ospita l’evento è il Tanzbrunnen, situato in un parco in riva al Reno, dove di fronte ci imbattiamo nell’imponenza della cattedrale gotica di Colonia La struttura è un ensemble pefetto di palchi, teatri, aree concerti, ristoranti, è addirittura dotata di un accesso privato ad una spiaggetta sul fiume con tanto di beach club.
Ed ogni anno, grazie all’affluenza di pubblico in crescita e al consolidamento dell’evento, il Tanzbrunnen apre le porte ad una nuova ala della struttura: un corridoio da adibire a galleria espositiva, un nuovo palco, la possibilità di incastrare un dj set fra un concerto e l’altro all’interno del teatro. E pensate che al mio primo Amphi nel 2008, lo stesso teatro veniva usato come secondo palco ed era quasi impossibile rientrarci una volta usciti per la perenne coda all’ingresso dovuta alla scarsa capienza per concerti importanti. Ad oggi il festival è decisamente molto più organizzato e scommetto che l’anno prossimo ci riserverà ancora nuove sorprese.
Purtroppo non sono riuscita a seguire tutti i concerti che spesso si sovrapponevano per cui ho dovuto fare delle scelte ahimè sofferte, ma necessarie.
DAY I – SATURDAY JULY 16TH 2011
MELOTRON – MAINSTAGE
Attivi dal 1996 i tedeschi Melotron sono una band synthpop, che con la carica del cantante Andy Krueger, ha saputo catturare l’attenzione del pubblico sin dal primo singolo. Si presenta sul palco vestito di nero, sarà forse la prima volta che lo vedo così ‘informale’, ma l’oscurità del suo vestiario e l’età che ormai avanza, non gli impediscono di mantenere viva l’energia che lo contraddistingue, anche se in alcune sue movenze e modi di fare tende ad emulare il più ben noto Dave Gahan dei Depeche Mode. Hanno ben bilanciato nella scaletta pezzi lenti a pezzi più ritmati, chiudendo in bellezza con Brüder, uno dei pezzi più conosciuti. E’ sempre un piacere rivederli.
WINTERKALTE – STATEENHAUS
Persi i Mind.In.A.Box, mi rifaccio con i Winterkalte, progetto elettro-noise attivo dal 1995 del fondatore dell’etichetta discografica Hands, Udo Wiessmann affiancato da Eric de Vries. Equipaggiatissimi sul palco, luci soffuse e un video di sfondo che amalgamava perfettamente le immagini proiettate col sound proposto: partono 40 minuti di pura aggressione cerebrale, ritmi martellanti che fondono l’elettronica più pesante al noise più distorto. Vederli in un contesto decisamente più importante come sul palco dell’Amphi festival, rispetto alla performance ‘intima’ dello Schlagstrom Festival 2010, mi ha fatto un effetto decisamente più d’impatto.
FROZEN PLASMA – STATEENHAUS
I Frozen Plasma, nati dalle ceneri dei Namnambulu, sono una delle tante creazioni musicali dell’eclettico Vasi Vallis, con alla voce un altro esponente cardine del synthpop moderno, Felix Marc (Diorama, Felix Marc progetto solista). Il minimalismo scenografico sul palco -il synth di Vasi, il microfono di Felix e uno striscione col logo della band – non preclude al duo un’ottima interazione col pubblico che di sicuro non si sarà annoiato a ballare pezzi come Hypocrite, Murderous trap, il singolo ‘The Muse’ del progetto solista di Felix Marc e il gran finale con Tanz die revolution, un’esibizione che senza bis lascia infiammati (e visibilmente sudati) tutti i presenti. Peccato che non abbiano suonato nessun pezzo dei Namnambulu!
TANZWUT – MAINSTAGE
Dopo i Frozen Plasma si ritorna verso il Mainstage in attesa dei Tanzwut. Ne approfitto per fare un giro fra i vari stand, ogni anno sempre in aumento, curiosare in cerca di nuove stranezze ed ammirare le mise più particolari dei vari personaggi che si incontrano lungo il market, imperdibile una sosta per rifocillarsi ed ungersi per bene con una frittella di patate e cipolle ricoperta di succo di mela!
Molto meno scenografici dei Corvus Corax, di cui sono il sideproject folk metal, alle h 17.45 in punto parte il concerto dei Tanzwut. Sarà perchè li ho visti troppe volte, sarà perchè non pubblicano nulla di nuovo dal 2006, mi son sembrati scontati e ripetitivi, senza nulla togliere ad un’esecuzione impeccabile ed una coreografia coordinata, studiata e precisa come sempre nei minimi spostamenti sul palco. Non manca il tripudio e l’esaltazione dei tanti amanti del genere, letteralmente ipnotizzati dai ritmi incalzanti dei loro pezzi ormai di repertorio fisso come ‘das Labyrinth’ o ‘Lügner’.
DIE KRUPPS – MAINSTAGE
Nonostante i Die Krupps siano un gruppo storico EBM e siano spesso presenti ai numerosi festival tedeschi, il perchè io non abbia mai assistito ad un loro live dopo questa esibizione all’Amphi mi fa rimpiangere di tutte le volte che a loro ho preferito vedere altre band. Attivi sin dal 1981, la loro esperienza, estremamente rilevante nell’influenzare le generazioni future di musica elettronica e industriale, è garanzia di abilità nel saper calcare i grandi palchi con dimestichezza, classe e maestria, coinvolgendo la massa e lasciando senza fiato. Buone le interpretazioni di ‘Isolation’ dei Joy Division (presente sull’album ‘III – Odyssey Of The Mind’, e che diventa anche un loro singolo) e di un’altra cover ‘Der Amboss’ dei Visage che venne presentata in occasione del loro 25esimo anniversario in un ep limitato, dove il pezzo viene accompagnato dalle Client, intitolato ‘Wahre Arbeit, Wahrer Lohn’ come il loro primo album. E proprio come in quest’ep ‘Wahre Arbeit, Wahrer Lohn’, uno dei loro cavalli di battaglia, viene suonata dal vivo con la partecipazione del mitico Douglas McCarthy dei Nitzer Ebb e l’esaltazione generale del pubblico. Da rivedere con attenzione!
DEINE LAKAIEN – MAINSTAGE
Con i Deine Lakaien, gruppo storico della scena tedesca darkwave, si placano decisamente i bollori che si trascinano dal precedente concerto. Pianoforte a coda, quartetto d’archi e la voce inconfondibile di Alexander Veljanov, lasciano il posto ad un’atmosfera calda ed avvolgente per la chiusura della prima giornata di concerti sul palco principale. Non mancano le hit come ‘Into my arms’, ‘Reincarnation’ e il gran finale con ‘Love me to the End’. A pezzi, ma speranzosa di sentire almeno gli ultimi pezzi degli Hocico mi dirigo verso lo Stateenhaus, traversata inutile perchè, come prevedevo, è stracolmo di gente.
Una scusa per fare quattro chiacchiere con amici stranieri che reincontro ogni anno qui e darsi appuntamento al giorno dopo!
DAY II – SUNDAY JULY 17TH 2011
DIORAMA – STAATENHAUS
E’ destino che io non riesca mai a vedere per intero un live dei Diorama, progetto elettropop/darkwave nato dalla mente di Torben Wendt, collaboratore dei Diary of Dreams. Per fortuna stavolta ho perso soltanto il pezzo di apertura al concerto. Anche se seguo molto questo filone musicale, non sono mai stata una loro fan accanita, ma dopo questa esibizione ho dovuto ricredermi, il cantante ha fatto di tutto per non stare fermo un attimo, per coinvolgere e catturare con tutto il suo entusiasmo gli animi dei presenti, ottimi i musicisti guests che hanno accompagnato energicamente la performance, insomma tutto ciò mi ha convinta a riascoltare i loro album non appena rientrata in patria.
DE/VISION – MAINSTAGE
De/Vision, tappa obbligata e prima fila per me. Attivi dal 1988 senza sostanziali cambi di formazione, è uno dei gruppi storici del synthpop di cui mi nutro giornalmente da decenni e che rivedo sempre con passione e piacere. Ero curiosa di sentire in anteprima il singolo che sarebbe uscito a settembre 2011, che però, deludendo le mie aspettative, i De/Vision non hanno riservato al palco dell’Amphi. Era da qualche anno che mi mancava assistere ad un loro live, Thomas visibilmente deperito e Steffen poco presente, una pacatezza alquanto insolita, se non per qualche slancio in cui esortavano il pubblico a cantare insieme a loro. Ottimi i suoni, ottima la voce, buona la selezione dei brani che ha incluso pezzi storici come ‘Your hands on my skin’ ‘Try to forget’ alle ultime hits come ‘Rage’ ‘mAndroids”until the end of time’. Tirando le somme non posso però affermare che sia stato uno dei loro migliori concerti. Peccato.
IN THE NURSERY – STAATENHAUS
Scappando letteralmente da un palco all’altro, continuo a seguire la vecchia scuola degli anni 80 e, cambiando un po’ stile, scelgo di assistere al concerto degli In The Nursery, prolifica band anglosassone che propone musica neoclassica da colonna sonora, molto pomposa e marziale. Da poco pubblicato ‘Blind Sound’, In The Nursery, per gli amanti del genere, a mio avviso, sono sempre una garanzia dal vivo.
SALTATIO MORTIS – MAINSTAGE
Una delle cose che amo dei festival come l’Amphi è il saper accontentare musicalmente un po’ tutti… ed ecco come in pochi minuti si passa dalle atmosfere avvolgenti e soffuse degli In The Nursery alla potenza del medieval folk metal che propongono i Saltatio Mortis, dove scenografia, cornamuse, ghironde ed altri strumenti che appartengono ad epoche lontane, vengono mescolati con armonia ai riff di chitarra più aggressivi ed alle ballate più ipnotiche. Ne approfitto per mangiare qualcosa e in compagnia di una birra si lasciano ascoltare e ballare volentieri, in attesa dei Nitzer Ebb per digerire…
NITZER EBB – MAINSTAGE
Lo so, è appena passato poco più di un mese dal Wave Gotik Treffen, dove ho visto e recensito positivamente il concerto dei Nitzer Ebb, EBM old school, ma non riesco a non rivederli con anche più entusiasmo dopo la comparsa a sorpresa di Douglas Mc Carthy ieri sul palco con i Die krupps. Pare sia una sua specialità ‘intromettersi’ nei live altrui (al WGT aveva affiancato Alan Wilder dei Recoil interpretando insieme ‘Personal Jesus’ dei Depeche Mode…). Insomma o tutto o niente, e ho deciso di fare il pieno! Grandiosi anche qui, grande la partenza con ‘Getting closer’ e tutta la setlist, l’interpretazione dei pezzi, il pogo sotto il palco e lo show che è stato chiuso con un bis: ‘The Machineries of Joy’ duettato col singer dei Die Krupps, ogni tanto bisogna ricambiare i favori! Potete godervi lo spettacolo qui: http://www.youtube.com/watch?v=5oWFN8pp-2M
Tripudio, delirio e sudore.
KIRLIAN CAMERA – STAATENHAUS
Ho seguito giusto la fine del concerto dei nostrani Kirlian Camera, elettro darkwave di un certo calibro, il pioniere Angelo Bergamini, la mente compositrice, ed Elena Alice Fossi, la cantante esecutrice. Anche se band culto di tutto rispetto, In Italia hanno davvero poco seguito, mentre in Germania sono delle vere e proprie star. Lo Stateenhaus era gremito di gente in visibilio per loro. A me la voce di lei annoia terribilmente, ma il duo ormai è una macchina ben collaudata ed incontra l’approvazione del pubblico.
COVENANT – STAATENHAUS
Perchè abbiano fatto suonare i Covenant al chiuso (e ristretto) dello Stateenhaus piuttosto che nella suggestiva cornice col calar della notte del palco esterno, anche più logico per capacità ed affluenza di pubblico, mi resterà un grande punto interrogativo. Una cosa è certa, non ho fatto neanche in tempo ad asciugarmi il sudore che il mio concerto dei Covenant è stato un ballo continuo da togliere letteralmente il fiato.Rivedere la storica band synthpop svedese, tra l’altro con la nuova formazione (addio ad uno dei fondatori Nachmanson a favore di Daniel Myer degli Haujobb ai synth e come seconda voce) mi ha fatto un certo effetto, anche perchè involontariamente, nonostante quest’anno, con l’uscita del nuovo disco ‘Modern Ruin’, abbiano suonato praticamente ovunque (anche in Italia con due date) non sono riuscita a seguire neanche un concerto. Ero elettrizzata dall’insieme delle luci led, dei brani che ho cantato tutti dall’inizio alla fine, ottima la resa live del nuovo singolo ‘Lightbringer’, ad ascoltarlo su cd non pensavo avesse comunque la carica e l’energia del sound tipico della band e invece… Immancabili nella setlist ‘Call the ships to port’ ‘we stand alone’ e a chiudere la performance, con 20 minuti di ritardo rispetto al programma un bis con ‘Happy man’ e il gran finale, esaltando il pubblico ancor di più, ‘Dead Stars’ che ci rimanda carichi e felici a casa, ma soprattutto con la voglia di ritornare a Colonia anche l’anno prossimo.
E siccome i tedeschi sono avanti, si fanno già alcuni nomi per il 2012:

STAY TUNED!
Madeleine La Clé