L’orgoglioso e nottambulo popolo “nero” della capitale ha potuto assistere all’esibizione di uno dei gruppi di maggiore spicco della goth music che ,come tutti sanno, negli ultimi tempi ha subito un vero e proprio stravolgimento soprattutto nella Line Up.E’ Quest ultimo cambio repentino , forse , ha frenato un po’ l’entusiasmo degli spiritelli romani che implumi della solita apatia ed ancora sofferenti della viziosa notte vissuta il giorno prima ,a fianco del menestrello a tinte oscure “Peter Murphy” , sono arrivati con molta fatica a destinazione. Il cambiamento di pelle degli Ikon , a dire il vero , non si è fatto sentire . Chris McCarter , infatti , imbolsito e sornione è riuscito a tenere benissimo il palco grazie ad una prestazione cauta e passionale che è riuscita a giovare , e non poco , all’aspetto emotivo ed atmosferico dell’evento.
La passione e le tipiche atmosfere prodotte dagli australiani ,in poco più di un ventennio di musica, sembravano utopistiche da rivivere e da immaginare ,soprattutto per i fan di vecchia data ,ma il saliscendi di arrangiamenti intimistici e fragili messi su con una facilità incredibile ed accompagnati dal brumoso basso di un instancabile Dino Molinaro è riuscito a zittire tutti ed a inchiodare i presenti nelle intime viscere della musica targata Ikon. La band ripercorre a ritroso il meglio della loro carriera concentrandosi in modo particolare sugli esordi , spezzando le barriere del tempo attraverso la rievocazione sonora di dischi come In The Shadow Of The Angel, Flowers For The Gathering e From Angels To Ashes giungendo , gradualmente , al pragmatico presente che li ha visti tornare nella scena della goth music con il loro ultimo Love, Hate and Sorrow . L’atmosfera da inquieta ed inquisita si tramuta in intima e rarefatta grazie all’interpretazione dei pezzi di maggior spicco degli australiani , quali Black Roses , Psychic Vampire , Subversion ed In Faith Proprio con le vecchie interpretazioni lo show aumenta l’interesse generale fino ad arrampicarsi sulla scena struggente e suggestiva della bellissima interpretazione dei Death In June nella delirante Fall Apart che riesce sicuramente a far uscire fuori la band dai melmosi territori apatici ed introspettivi nella quale si erano rifugiati all’inizio del concerto.
Uno show semplice e più di un’ora di buona musica. Un’interpretazione che sicuramente è servita ad evocare le schiere immobili del tempo appartenute agli australiani Ikon . Il passato è riuscito a trovare un nuovo tunnel per giungere alla luce , nonostante i numerosi problemi ed i variegati cambi di formazione che li ha resi protagonisti. Una parola va spesa anche per il loro ultimo album che dal vivo , personalmente parlando , non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori come anche la voce del nuovo frontman McCarter , davvero padrone delle sue ombre musicali .