Un gigantesco monolite, individuato sulla superficie lunare, trasmette dei messaggi radio in direzione del pianeta Giove. Per seguire il fascio di onde elettromagnetiche viene organizzate una spedizione che ben presto però si trova in balia del computer che governa l’astronave. La lotta avrà un solo vincitore.
Il film fu prodotto dalla MGM con l’ausilio di molti consulenti scientifici e della NASA, segnando l’inizio della predilizione della musica classica e anche dei diverbi e ritrattazioni di Kubrick con produttori e musicisti incaricati delle colonne sonore (in questo caso Alex North, che scrisse già le note di Spartacus, addirittura rifiutandola a film praticamente terminato; atteggiamento che si ripeterà in occasione di Arancia Meccanica a favore di Wendy Carlos).
Il film si basa su una novella dello scrittore A. C. Clark degli anni 50′; la trama è semplice: l’odissea dell’umanità nel corso della storia e sotto l’occhio di qualche entità extra-terrestre. il film si compone di tre parti : l’alba dell’uomo, 18 mesi dopo: in viaggio verso Giove e infine Giove e oltre l’nfinito, tuttavia poco importa della trama in sè, sebbene il racconto sia alquanto lineare sfido chiunque a ricavarne qualcosa di unico e determinato; ma è proprio in questo lo scopo di Kubrick, non volle darci un film fantascientifico, credo, non volle fare un canonico film, e ciò è testimoniato dall’assenza o quasi dei dialoghi e dall’impero delle sensazioni uditive e visive, egli stesso tenne a dire ‘ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico del film, io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio’, obiettivo quanto mai veritiero e raggiunto, Odissea nello spazio è, in primis, una esperienza della mente umana nello spazio infinito.
L’apertura del film è quasi meritoria quanto la sua immagine finale, uno schermo nero (un anticipo dell’ineffabilità del monolite nero) per poco più di un minuto, con sottofondo lo strano rumore -quasi delle voci corali da tragedia- che emette lo stesso (la sentinella – il segnale), poi iniziano le immagini: siamo nella preistoria, un mucchio di ominidi (in realtà Kubrick voleva renderli meno pelosi per essere più fedele alle ricostruzioni degli studi antropologici… ma il bon ton dell’epoca non lo permise) vive in riarse praterie con alcuni tapiri, vi sono scontri sia con animali che con altri ominidi, finchè una mattina nel venir svegliati da un suono sibilante e angoscioso, appare loro il monolite levigato; solo uno di essi si avvicina e lo tocca, facendo scoccare la scintilla di una nuova intelligenza e l’inizio di una più vicina e compiuta umanità , il perno della svolta è la scoperta dell’osso come arma, questa scena ci dà l’opportunità di esplicare molti argomenti innestati nel film da Kubrick: l’idea di fondo, per primo, ovvero l’uomo sarebbe stato veicolato nella sua evoluzione (Kubrick non accenna alla creazione…) da entità extra-terrestri, riconsegnando l’umanità ad una sfera più circoscritta e più umile rispetto le proprie palinodie egocentriche: siamo un puntino vivente su un puntino fisico nella sterminata nostra piccola galassia!
Ed ancora la fragilità dell’uomo rispetto lo spazio infinito, il rapporto vitale della tecnologia nel senso della sua utilità /bontà (aiuta e migliora le condizioni della vita) e sua potenzialità (auto)distruttiva, quasi a esegesi immaginifica-sensoriale vi è una delle scene più autenticamente geniali, irripetibili, meravigliose della storia del cinema, il primate lancia l’osso in aria con un urlo di dominio, l’osso rotea – stacco – appare un satellite che danza nel ‘bel cielo blu’ (la musica è di Strauss jr. il bel danubio blu); questo taglio è una trovata incredibile, nasconde tutto e lega tutto, ogni periodo e spazio cosmico di mezzo: il tempo stesso viene inghiottito.
Solo la presenza ironica di un valzer ci ricorda il passato e il passaggio. Con questo montaggio, Kubrick crea continuità , ma con una discontinuità interna.
Facendo un balzo attraverso secoli di storia, usa il taglio in maniera letterale: taglia via tutto quello che è fra l’osso e la navicella. Allo stesso tempo crea un’associazione: taglia in movimento (tipico del montaggio invisibile), ma il movimento sembra non avere un collegamento esplicito al di là della somiglianza visiva e cromatica degli oggetti. Anche se la sequenza immediatamente successiva mostra una bellezza astrale di pura calma, il salto nel buio e l’interrogativo che questo salto sottintende rimane nelle nostre menti e si muove come un’ombra, e poi una realtà , in tutto il film, anzi è l’idea stessa enigmatica e inafferabile del film, cosଠmagniloquentemente esemplificata dal suono terrificante, inquietante e misterioso del monolite, sommo punto interrogativo spaventoso e stimolante; ma questa superlativa scena, contiene anche un altro riferimento: l’osso è il primo strumento tecnologico di morte, e il primo satellite che si vede è un arma nucleare in orbita attorno la terra.
Kubrick in questo film inoltre fa sfoggio di una cura maniacale dei dettagli per rendere verosimile il viaggio e gli ambienti spaziali, si vedano i lunghi silenzi astrali, i movimenti lenti, la scena di Bowman che torna nella nave spaziale dal boccaporto senza atmosfera, i passi lenti delle hostess su un tappeto magnetico per l’assenza di gravità cosଠcome i loro copricapi per i capelli….cura che lo porterà , dietro le consulenze di esperti, a delle scene impareggiabili come il viaggio oltre le stelle, nell’infinito, di Bowman; che dire del caleidoscopio esplosivo di colori, immagini e dello scorcio della pupilla di Bowman, sin al suo arrivo alla camera settecentesca; due cose su tutti da rimarcare la mirabile resa della contemporaneità o meglio della pluralità dei ‘tempi’ in un ambiente in cui la distorsione spazio-temporale è simile ai modelli matematici dei buchi neri (inversione della unidirezionalità dello spazio e pluralità nel movimento dei tempi), ecco perchè Bowman vede sè stesso, e il tema sfiorato della lotta e perdita della ragione, come faro dell’umanità ; il settecento, il secolo dei lumi, rappresentato dall’arredamento della stanza, urta con il sostrato del film, ossia la violenza insita dell’uomo!?! (dalla violenza fisica primitiva a quella psicologica della segretezza della missione dei moderni), forza tracotante ogni dominio sensoriale razionale e metafisico; il film si conclude con la rinascita di Bowman, il bambino delle stelle ritorna alla terra, scandendo cosଠuna circolarità perfetta, cui contribuisce la partizione trina della pellicola; quasi suggerendo la ri-nascita o meglio l’evoluzione ulteriore dell’essere umano in un super-uomo, sottolineata dalla ripresa del ‘Cosଠparlò Zarathustra’ opera musicale di Strauss, ma ben più nota opera letteraria di Nieztsche, cui ha dato inizio il contatto con il monolite imperante al capezzale del letto!
In ultimo, uno dei temi antesignani della cinematografia moderna fantascientifica: la ribellione delle macchine. Questo tema ha dei riferimenti ben precisi in letteratura (lo stesso Clark, Asimov, P. K. Dick) e in filosofia (Heidegger tiene negli anni 50′ un astruso e avvenieristico seminario sulla attribuzione di delitti a macchine, sfornite di coscienza e quindi non-colpevoli), ma il tema della pericolosità delle intelligenze artificiali e della deriva della ragione meccanica a causa dei sentimenti, ha un fascino tutto nuovo in questo ambito, se si eccettua Metropolis di Lang, nessuno ha maitrattato e reso umane le macchine; Hal dubita, pensa, cerca, smarrisce la propria freddezza in un anelito di vita ‘sensata’, si ribella ai propri comandamenti, uccide e muore: difficilmente mi è capitato di veder tanta tristezza per la morte di un occhio meccanico…terribilmente vicino a noi per i suoi dilemmi amletici.