Andrea Haugen alias Nebelhexe, già conosciuta per gli omonimi progetti (e per Hagalaz Runedance) rimette in gioco un nome “ingombrante” dal passato; Sto parlando dell’unico disco a nome Aghast dal nome “Hexerei Im Zwielicht Der Finsternis” , una di quelle gemme dark ambient di un tempo difficili da dimenticare. Però bisogna dare atto all’artista di non cercare le stesse coordinate stilistiche, anzi il progetto Aghast Manor si distacca abbastanza chiaramente da quella vecchia e naturale ritualità, con “Gaslights” ci troviamo di fronte un capitolo sotto certi aspetti più oscuro e macabro (ma certamente meno agghiacciante) che si snoda su brevi brani cantati che fanno tanto “sapore filastrocca”.
In appena 35 minuti “Gaslights” offre spunti interessanti, sottolineando ancora una volta l’enorme abilità della Haugen quando è momento di scrivere musica oscura ed impenetrabile. La sua abilità compositiva si nota subito grazie ad una varietà che colpisce nelle diverse e brevi “tinteggiature” a cui assisteremo strada facendo. Un modo di creare che volge il proprio sguardo al passato ma che si proietta allo stesso tempo nel presente grazie ad una produzione importante, alimentatrice di arcane e nere visioni.
“Playtime” apre le porte del disco con inquietudine e lancia perfettamente la cerimoniale e marziale “Decademons” (peccato solo per la sua brevità), è un apertura disco folgorante, perché dopo arrivano i due “motivetti” migliori del lotto, mi riferisco alla bellezza notturna di “Dance The Hanged Mans Jig” (note di piano a guidarci nella tenebra e la voce di Andrea che persuade senza mettere ostacoli davanti) e alla sacrale “The Nun Of St.Claire Abbey” (che bello sarebbe poterla sentire in qualche vecchio e disabitato monastero). “Cross The Bridge To Manmade Insanity” avvolge grazie ad un drone avvolgente sul quale Andrea profetizza a suo modo, e ancora una volta basta poco per ottenere un grande risultato. Ma su “Gaslights” non c’è troppo tempo per pensare, lo scenario cambia continuamente e con “La Petite Mort” ci troviamo di fronte ad un rurale trionfo epico/dark, un crescendo di tinte medioevali sulle cui note Andrea delizia a non finire. “Red-Haired Jezebel” è invece destinata a diventare uno nei momenti migliori, molto delicata e spirituale ma sempre pregna di quel gusto sinistro di cui è pieno l’album.
Con “In My Basement” si materializza lo spettro dei vecchi Dead Can Dance (per la serie “quando basta indovinare il giusto motivo tastieroso il resto vien da se”) mentre con “Waking Chtulhu” torna prepotentemente alla ribalta il lato ritual/horror dell’opera. “Fear” conferisce sensazioni più moderne ed asettiche prima di lasciare spazio alla conclusiva deviazione di “Suck My Drain”.
Il primo cd Aghast Manor merita attenzione, non è facile trovare dischi così immediati che facciano la loro figura senza strafare o deludere. Non sarà un capolavoro questo “Gaslights” ma almeno non fa pesare l’ascolto nemmeno per un vaghissimo secondo. Penso che lo ascolterò molto spesso.