Ascoltandolo con sufficiente dedizione, ‘Labile’ è un full-length che dipana la sua eterogenea armonia in coordinate sonore di alternative rock audace, capace di mescolarsi con tinte fosche di natura wave. Vintage all’ennesima potenza ma collaudato e inamovibile nella sua riuscita interazione tra elementi nostalgici, presenti e futuribili.
Sì, perchè il sound che ne scaturisce riesce a soddisfare l’appetito musicale più pretenzioso e bulimico, andando a scavare ora nelle catacombe di Cure (dei quali propongono pure una cover azzecatissima di “A Forest”), Bauhaus, John Foxx, ora riallacciandosi a soluzioni contemporanee di natura post-rock squisitamente electro. Rispetto all’EP d’esordio, ove l’ago della bilancia preferiva certi lidi scapestrati di matrice grunge, qui l’allure è affinato e raffinato con iperboli oscure e decadenti, in una labile, appunto, commistione di melodia e sospensione sintetica.
Difficile stabilire un episodio migliore rispetto agli altri. Qui l’esegesi è plurima eppure omogenea. Brilla di varietà e freschezza. Non annoia mai, non ci permette un istante di votarsi allo sbadiglio del già sentito. E questo accade nonostante si tratti effettivamente di qualcosa di già visto e soprattutto sentito. Eppure senza aggiungere nulla di nuovo, i We Are Waves riescono ad emergere e ad intrattenere meravigliosamente.
Ogni traccia è provvista della propria identità, senza snaturare la nervatura di un disco sì vintage ma pure audace nel suo sapersi mettere in discussione con continui colpi di scena sonori. E vista la materia abusata da cui trae ispirazione, questo è sicuramente un pregevolissimo punto a favore che premette e promette senza deludere.
Nota: la band è torinese, ennesimo orgoglio musicale di una città che a livello underground sforna sì pochi elementi ma assolutamente degnissimi di nota.