Angelic Foe è il nuovo progetto della cantante degli Arcana Annmari Thim, la sua voce eterea, intensa e sensoriale emerge qui in tutta la sua “colorazione”, libera dalle intelaiature arcigne alle quali è incatenata nella musica della famosa formazione svedese.
E lei spicca il volo, si lascia andare in una sorta di disco “della liberazione” e ci regala poco meno di quaranta minuti sognanti, a loro modo epici che possono essere circoscritti nel campo ethereal/folk. Sarà facile incontrare melodie “oceaniche” alla Lorena Mckennit, mediterranee alla Ataraxia o altre completamente fantasy alla Narsilion e “zigane” alla The Moon And The Nightspirit. Ma quello che si percepisce istantaneamente è il clima di sicurezza che aleggia lungo il disco, si capisce immediatamente di essere di fronte a musicisti rodati da una certa esperienza perché “Oppressed By Heavens” non è di certo il classico disco d’esordio si buono ma in qualche modo incompleto (e non si finisce sotto Prikosnovenie per caso aggiungerei), qui si ottiene tutto e subito grazie ad una costanza che è pregio solo dei professionisti.
Entriamo in un mondo natural/fantasy introdotti dalla breve e misteriosa introduzione “Come Fourth”, sono poi chitarre acustiche, percussioni e tastiere a guidare la voce su piani “rialzati”, bellissimo lasciarsi cullare dal refrain di “Ardent Lily”, un qualcosa di apparentemente semplice che riesce a riempire l’animo con il suo crescendo, nulla più, nulla meno.
E si sogna, si sogna e si continua a sognare, ogni brano echeggia nello splendore, rimbomba sicuro grazie ad una produzione pura, precisa e priva di minime sbavature (ogni strumento è ben udibile e mai nascosto). “The Charmer” ci reclama, ci vuole stretti a se e noi non possiamo che rispondere “presenti!”.
La musica degli Angelic Foe ha il pregio di far dimenticare che razza di mondo ci aspetta quotidianamente la fuori, magiche illusioni di qualcosa di perfetto e magico, questo è quello che intende fornire al proprio ascoltatore questo “Oppressed By The Heavens”; questo succede anche nei capitoli meno “solari” come possono essere “Senoy, Sansenoy, Semangelof” (e chissà cosa proverete durante il soffice e lento ritornello), “The Serpent and Samael” o “Out Lilith” (cosa non procurano quelle tastiere quando fanno la loro comparsa).
C’è ancora spazio poi per la materna “Love Inflamed”, la sospensione delicata e quieta di “Crime of Passion” (mooolto toccante) e la “rudezza eterea” della conclusiva “Daughter of Fortitude”, una semplice dimostrazione di cosa possono arrivare a comporre lassù nel nord europa.
Piano piano, ascolto dopo ascolto “Oppressed By The Heavens” è diventato uno degli ascolti più importanti di questo 2012 ormai terminato, e non c’è niente di più bello del realizzare un qualcosa lentamente.