Quinta opera omnia per i romani Surgery che con questo Non un passo indietro tornano sugli scudi con un album ancor più diretto ed incredibilmente più malato dei suoi predecessori. Le formule stilistiche ,già ampiamente sperimentate nel corso degli anni, assumono maggiore spessore attraverso una forma canzone compatta e granitica che assume i contorni di un panzer senza freni che macina delirio ed odio attraverso chitarre imbottite d'acido ed attraverso tumultuosi e nervosi tamburi.
Spietati e devastanti come da costume , deliranti ed agghiaccianti come orde di demoni in attesa di segnali d'attacco i Surgery macinano veleno sputandolo dritto addosso alla superficialità di una società sempre più distante dai canoni semplici e corretti , entrando nei tunnel che portano dritti all'interno del nascosto marcio riuscendo , grazie soprattutto alle liriche intelligenti e politicamente scorrette presenti nel disco , a smascherarla ed a violentarla . La società e l'attuale stato decadente di questa nazione collassa e perisce sotto i bombardamenti cinici e sarcastici della band a conferma di come le liriche, rigorosamente scritte ed espresse in lingua madre, siano uno dei punti cardini del loro trade mark musicale.
Crudeltà ,terrore e cinismo vengono comunque espressi con una ammiccante orecchiabilità che in alcuni tratti assume anche il carattere di dansereccio senza comunque mai perdere di vista l'impronta di fondo del progetto che si mantiene intatto nel suo caratteristico incedere sporco ed apocalittico. Le coordinate stilistiche ed ambientali di questo nuovo cd si mantengono pressoché vicine a quelle espresse nel suo predecessore L'altra educazione ma non vengono a mancare alcune significative innovazioni.
In Non un passo indietro sono certamente riscontrabili parecchie differenze con i suoi predecessori a dimostrazione che la creatura vomitata dalle menti dei Surgery non sia più di forma embrionale ma che sia vicina ad assumere una sua vera e propria maturazione stilistica attraverso visioni , innesti ed innovazioni stilistiche. Nei tumuli metallici e meccanici del disco sono più presenti riferimenti ed iniezioni vicine ad un’elettronica dettagliata e curata nei minimi particolari vicina a quella figlia dei panneggi e dei ricordi appassiti degli anni ottanta. Questi ultimi accorgimenti risultano capaci di regalare momenti di innata malinconia e di tristezza come accade per la traccia Classe Onirica . L'elettronica inoltre ci regala una inedita immagine della band dove le fantasie alcoliche e nostalgiche lasciano il posto a toni seri e fatalisti che trionfano con vaporosi tappeti di tastiere le quali assumono le sembianze di avvoltoi volteggianti su carcasse di speranze e macerie emotive.
Il calderone di cianuro e detriti comunque appare come sempre incentrato verso un industrial violenta e cinica che non lascia intravedere nessuna speranza di salvezza. I loro volti posseduti da maschere rievocano alla mente quelle dei demoni traghettatori che senza scrupoli trascinano l'ascoltatore inchiodandolo nelle gabbie dannate della loro stessa anima. Virtuosi chitarrismi , vicini a quelli dei Rammstein , pioggia di tastiere ed incessanti tamburi al limite del rituale radono al suolo ogni barlume di luce riducendolo velocemente in polvere. La loro musica non può comunque essere incastrata in confini ben definiti in quanto l’avvelenata mistura sconfina , respira e si nutre vorace di pigli sonori Kitsch e di oscuri bagliori di ebm che appare spesso in versione distorta e malata. Frammenti musicali , idee e detriti che rendono spesso l’aria irrespirabile e claustrofobica rinchiusa in cubiche inquietudini di stampo post industriale.
Nel dantesco inferno post apocalittico disegnato dai Surgery c’è spazio anche per un’inedita e spettacolare versione industriale di Photographic , nota traccia partorita dall’estro musicale dei Depeche Mode , deviata e martoriata da spettrali visioni industrial-techno e c’è spazio anche per illustri ospiti come i Combichrist , nello splendido remix della Erba Cattiva, e degli Xp8 , in Stupida Estate. Presenti anche ospiti della scena underground romana tra i quali : Alessandra Perna (Luminal) Stefano Tarquini (Palcoscenico al Neon) e Mauro Neri (Neverdream) .
Ennesima prova di forza e di originalità di questo martello pneumatico irrefrenabile , crudele , incessante e spaccatimpani che trova ancor di più linfa vitale nell’aspetto live dove la band di Guidonia sicuramente riesce a dare il meglio di sé deviando le sue connotazioni musicali in aspetti visivi e visionari attraverso ambientazioni in costante bilico tra decadenza e declino. Nel sottosuolo dell’undeground il loro demone vestito d’acciaio respira nascosto nelle ombre , odia la luce , succhia il veleno di una società ormai deviata e puttana e la sputa in faccia alla realtà come forse pochi riescono a fare.
