Un cd freddo, freddissimo, come annunciato dallo splendido artwork nebuloso, tutto sfuocato in un effetto molto “iced”.
E questi tre aggettivi descrivono la proposta dei Lycia, tutta tesa su riverberi ghiacciati e disperati, su neve e nebbia, come l’opener “Frozen”.
Clan of Xymox, Cocteau Twins e Asylum Party li trovate mixati qui dentro, nelle giuste dosi, e nella giusta alchimia.
La strumentale “Bare” è il suono che farebbe una goccia d’acqua dispersa in un deserto di ghiaccio:
il suono è gocciolante e progressivo, la chitarra liquida à la CureC.Twins, la cadenza ritmica rallentata allo spasimo simil doom, con raffiche improvvise di synth algidi.
L’asfissiante “Baltica” è ammantata di basso pulsante come da migliore tradizione Dark.
A non convincere sono le vocals, troppo sottotono (forse l’effetto è voluto, ma si poteva investire di più rendendole se non altro più nitide e meno “effetto tape-in-stereo anni’80”), meraviglioso il “miagolio” della chitarra che si spegne in lontananza (avete notato come ogni disco Dark Wave che si rispetti ha echi di chitarre disperse in lontananza??)
“Colder” è un’ottima hit da tradzione, immediata e più rock rispetto alle eteree e nevose track precedenti: anche qui le vocals “stonano”, troppo sottotono e monocordi, si sentono pochissimo.
Musicalmente qui citano anche i Joy Division, più rallentati, però.
“Snowdrop” pare un eco di un disperso condannato a vagare in una tormenta, che avanza passo dopo passo nell’inferno ghiacciato siberiano creato da questa band (purtroppo credo si sia sciolta qualche anno fa).
Interessante il concept dei Lycia, tutto basato sul gelo, non solo paesaggistico ma anche -penso- soprattutto mentale.
“Drifting” è una versione “evil doom” dei Sisters of Mercy: notevoli i riff acuti come stiletti di ghiaccio su battiti continui, e l’acida “December” (azzeccate le vocals effettate in questo contesto) che (soprav)vive di un riff teso allo spasimo, acuto, sferzante: una bella rilettura dei Clan of Xymox!
“Polaris” è il pezzo più “tranquillo”: puro Ambient di goccia su lastre di vetro, quasi che i Nostri Spettri siderali abbiano voluto darci una boccata d’ossigeno dopo tanto gelo..ma già dalla track successiva -che chiude il cd- , “Later”, i fiocchi di neve tornano ad offuscarci gli occhi: basso sempre pulsante ed echi di riff ruvidi rendono alla perfezione l’idea di coltre nevosa che si abbatte senza tregua.
….Neve, nebbia, brina e “tempo metafisico congelato” in antitesi alle emozioni più oniriche e marine del versante Shoegaze, anche se la musica dei Lycia vive di riverberi e feedback in lontananza…
Se concepite l’oscuro essenziamente come passionale e catchy (la scuola Gothic Rock insegna!) i Lycia potrebbero risultare troppo ostici (penso raccolgano più consensi in chi riversa la propria anima nella mortifera e claustrofobica Dark Ambient….)
Dolore e lacrime, sì, ma ghiacciate, lontani anni luce da certa attitudine “happy party Goth”…
Peccato che le vocals abbassino un pò il voto!
Lunaria
Darkwave
1997
Lycia