I Gargamella sono una vecchia conoscenza di noi di Darkitalia, e l’occasione per risentirli ce l’ha data il loro video ufficiale “King of Nowhere”.
Vediamo cosa bolle nel pentolone dello stregone Gargamella…
Ciao Ragazzi! Come state? Cosa ci raccontate di nuovo?
L. Ciao Lunaria qui tutto bene grazie! Stiamo lavorando al nuovo disco che dovrebbe uscire il prossimo anno e siamo molto felici di fare quest’intervista!
N. Ciao Lunaria, andiamo avanti. Di nuovo ti racconto che appunto è appena uscito il nostro video del brano “King of Nowhere”.
Su Youtube è possibile vedere il vostro nuovo video, “King of Nowhere”. Prima di addentrarci nella genesi del video, vorrei che faceste un breve riassunto della vostra storia fino ad ora, per chi ancora non vi conosce.
L. Gargamella nasce nel lontano 1996 dall’incontro tra Lapo Marliani, chitarrista di estrazione classica, e Nicola Savelli, che all’epoca era un batterista ma che con questo progetto dovette reinventarsi percussionista. Nei primi tre lustri abbiamo suonato nei luoghi più disparati (o disperati?), rimanendo saldamente nell’ombra dell’underground. Le cose sono cambiate con l’uscita del nostro primo disco “Teta Velata” nel 2012. Ebbene si: ben 16 anni per fare uscire il primo disco! Non che sia un primato di cui andare fieri, ma questo per ribadire il concetto che siamo fuori dal tempo, cosa che ci preme oltremodo specie in questa epoca moderna dove il tempo è battuto in centesimi di euro. La nostra musica si ispira alla musica antica, ma l’intento è tutt’altro che filologico, ne è anzi una trasposizione in chiave moderna, sotto una luce più onirica e psichedelica.
N. Siamo nati un bel po’ di anni fa. Io e Lapo andavamo a suonare nei boschi in maremma in cerca di un suono che ci mettesse a nostro agio con l’ambiente circostante, ricercando qualcosa di antico che la musica ha un po’ perso. Poi piano piano abbiamo affinato il tutto, dandoci più possibilità timbriche ed espressive, ma sempre restando influenzati dal medioevo, dalla classica e dagli sperimentalisti del minimalismo e del concretismo, creando un sound personale. Così dopo tanto, troppo tempo, siamo riusciti a pubblicare (DIY, tramite UTU CONSPIRACY, etichetta della quale ne faccio parte) il nostro primo disco “Teta Velata”.
“King of Nowhere” è il vostro primo video ufficiale. Da chi è stato girato, e chi sono gli attori che lo interpretano?
L. Il regista è Andreas Bucovaz, videomaker con sede a Firenze che ha già lavorato in ambito “Goth” con gli amici Verdiana Raw per il loro video “Corvus Psyché” da noi molto apprezzati (sia i video che la band!). L’attore principale è Nicola Savelli che ha curato anche il soggetto e la sceneggiatura. Io appaio sfuocato in un paio di momenti, ma mi è sempre piaciuto stare nell’ombra! La “Lady” è una nostra cara amica che si chiama Patrizia Del Sere che si è gentilmente prestata a questa sorta di delirio. Ci sono poi un paio di cameo “eccellenti”: i due musicisti underground Luigi Maria Mennella (Furvus, F.ormal L.ogic D.ecay, En Velours Noir) e Nàresh Ran (Qube, Caino, Diodrone).
N. Aggiungo che tutte le altre persone sono state riprese nei loro atteggiamenti reali; non stavano recitando. Qualcuna di loro si è pure preoccupata quando mi ha visto sdraiato per terra, o chinato sul bancone del locale. Anche giorni dopo, non ci credevano.
La prima cosa che colpisce, è l’atmosfera ovattata, fumosa, dai toni marrone-seppia, al rallentatore, a tratti quasi sfibrante, nella quale si svolge tutto il video. Ha un non so che di surreale, quasi come se si stesse recitando con la consapevolezza della propria irrealtà, inconsistenza o precarietà; come se niente lasciasse traccia o ricordo.
L. Hai perfettamente colto nel segno: la sera che girammo, eravamo davvero poco consapevoli del risultato finale. Tutto molto precario e di conseguenza come dici tu anche irreale. Almeno è il ricordo che ho io di quella sera… In realtà penso che ogni cosa vissuta lasci traccia e/o ricordo, solo che il labirinto della nostra psiche trasforma e distorce tutto, specialmente a livello inconscio. Dunque nella reminiscenza (c’è un brano in Teta Velata che si chiama “The Remin Essence”) spesso la realtà è edulcorata e come dici tu ovattata, fumosa.
N. La tua sensazione è corretta. Volevamo partire dalla realtà, e nel video tutte le azioni sono molto reali, poco recitate anche da parte mia. Volevamo filtrare tutto da una macchina da presa che mostrasse l’interiorità a partire dalla realtà. Escludendo il lavoro di post produzione non ci sono fonti luminose aggiunte, è l’illuminazione del locale. Le riprese strette sono servite appunto a dare un senso di incontro-scontro tra il corpo e il mondo interiore. Adesso però c’è una traccia di ciò che è inconsistente. E’ il video stesso.
Vediamo questo ragazzo, crollato a terra, accanto a lui un bicchiere (un drink alcolico?), gambe attorno a lui che camminano come se niente fosse… e inizialmente, nessun “buon samaritano” che si ferma a soccorerlo, tanto che per un po’, anche la macchina da presa non inquadra altri che il ragazzo che giace abbandonato per terra; potrebbe quasi essere morto, in effetti. Metafora della solitudine o dei devastanti effetti dell’alcool? Nel vostro cd, “Teta Velata”, in effetti un vostro pezzo si chiama “Whisky”.
L. Il video è volutamente aperto a diverse interpretazioni. Sicuramente c’è molta solitudine nel brutto viaggio del protagonista del video. L’alcol è uno dei veicoli per le tante “discese agli inferi” che possono capitare a chiunque per qualsiasi ragione. In questo caso è un rapporto che finisce a fare da scintilla. Il protagonista viene lasciato e in tutta risposta si perde nei fumi dell’alcol, cominciando così uno di quei viaggi nel profondo di se stessi, conditi spesso da solitudine e disperazione.
N. Non è affatto una polemica sull’alcool. Non ci sono contenuti morali. E’ solo la storia di chi vive una realtà, e non ne rimane niente se non il crollo. E fondamentalmente è una sua scelta. E’ un viaggio nichilista dove il protagonista si scopre il re di nessun posto, e il re di nessuno, neanche di se stesso.
Come è stata scelta la location del video? Si tratta di un vero locale?
L. Si è il Rullante Club di Firenze. Per noi Gargamella è una specie di casa grazie all’accoglienza e alla simpatia dei due gestori, con cui condividiamo una stima reciproca. E’ un locale dal taglio abbastanza goth, ma che nello stesso tempo sa essere genuino e “caldo”. In questo ci siamo riconosciuti, e forse è proprio per questo che abbiamo deciso di girarci il video, oltre che per l’attinenza alla storia del clip.
N. La location è un locale di nostri amici, dove ci abbiamo suonato alcune volte. Venne aperto durante la pausa estiva per il compleanno di un nostro amico e supporter, così abbiamo chiesto se potevamo girare il video mentre c’erano i suoi festeggiamenti. Conoscevamo più o meno tutti così che non è stato troppo imbarazzante. Abbiamo fatto un po’ come negli anni ’60 praticava Godard. Ci siamo arrangiati, ed abbiamo sfruttato l’occasioni mantenendo il tutto il più fedele possibile.
E il teschio, che appare ad un certo punto?
L. Fa parte appunto del nero viaggio del protagonista che in quel momento è nell’acme della sbornia, come l’immagine opportunamente distorta suggerisce. Siamo quasi nel “delirium” alcolico: il protagonista pensa alla morte, addirittura la vede….e le offre da bere!
N. Se segui il video, dopo poco capisci che sta andando indietro nel tempo. Parte dal finale e finisce all’esordio della serata. La morte è la visione che il protagonista ha del dj quando inizia ad avere dei seri problemi di percezione, causata dal bere eccessivamente. Difatti si vede anche chi sta dietro la morte, appunto il dj del locale. Con la morte ha uno scontro faccia a faccia, una sorta di rito silenzioso di accettazione e di sfida.
Il video si conclude in modo ancora più emblematico, forse, lasciando suggerire diverse interpretazioni. Vediamo il personaggio maschile, seduto al tavolo, prima in compagnia di una donna (molto bella la ripresa delle mani in primissimo piano, e che forse è l’unica scena dove a trasparire non è più l’indifferenza che caratterizzava tutto il mood della prima parte del video, ma il calore e l’affetto) che poi, improvvisamente sparisce, tanto che il personaggio sembra quasi parlare da solo. Vuol dire che neppure quel conforto umano di due mani che si toccano è mai esistito?
L. A questo punto è bene sottolineare che la storia del video è narrata al contrario. Questa peraltro è una sorpresa che ci ha fatto Andreas Bucovaz. Tutta farina del suo sacco e dal mio punto di vista un’idea geniale che ha svoltato davvero il video. Dunque l’ultima scena di cui parli (tra l’altro la preferita dal regista!) è in realtà la prima. Chi sa se il protagonista sta facendo delle prove di discorso prima che arrivi la sua lei, oppure è semplicemente pazzo e parla da solo?
N. Quello che vedi è l’inizio della storia del video. Il protagonista è solo e parlotta fra sé e sé perché aspetta una persona, che poi arriva e con la quale ha dei problemi. Non è causa principale del suo malessere, ma può essere un pretesto. L’idea di fare scorrere al contrario la storia è stata proprio di Andreas, e credo che abbia donato quel tocco in più che rende il video più interessante ed emozionante.
Mi piacerebbe sapere se vi siete ispirati a qualche film o regista in particolare, durante la genesi del video, e più in generale qual’è il vostro rapporto col mondo del cinema.
L. Questa domanda andrebbe rivolta ad Andreas Bucovaz. Per il fatto del racconto al contrario direi che il video può essere associato al film “Memento”. Per quanto riguarda il nostro rapporto con il cinema sia io che Nicola siamo due cinefili e da sempre quest’arte accompagna le nostre vite. Spesso infatti abbiamo proiettato svariati film durante i nostri concerti. Quello che abbiamo usato di più è il bellissimo “Häxan” di Benjamin Christensen del 1922, ma abbiamo anche proiettato “Il demonio” di Brunello Rondi del 1963. Una volta usammo anche alcuni corti del grande Jan Švankmajer.
N. Sia io che Lapo siamo amanti del cinema e lo abbiamo studiato entrambi, anche se attraverso percorsi differenti. Credo che l’ispirazione mi sia venuta dall’atmosfera e da alcune stilistiche registiche e di concetto della Nouvelle Vague francese, o dal cinema underground americano (il primissimo Abel Ferrara, alcuni corti di Richard Kern). Avevo in testa l’idea ed il taglio delle riprese e Andreas è stato bravissimo ad avere colto quello che gli stavo chiedendo di mostrare. La realizzazione è stata molto simile a quello che avevo in testa, con l’addizione del movimento a ritroso (le azioni mandate in moviola sono state tutte montate su uno schema al contrario). E se ne deduce anche dalle scritte dei capitoli che scandiscono il video, ribaltate pure loro.
Come mai avete scelto proprio “King of Nowhere” come singolo? Nella prima intervista, ci confidaste che “In King of nowhere invece immagino un medioevo leggendario, con i classici personaggi di un videogioco, e dopo tutte queste battaglie vinte-perse cerco il Re di nessun posto. E’ così che mi sento spesso: il re di nessun posto.”
L. Bè (e qui ci sputtaniamo) era il pezzo più “pop” del disco: c’è chi ci contesta questa scelta, in effetti non è un pezzo così rappresentativo dei Gargamella, ma è comunque un bel pezzo, molto “filmico”, si prestava dunque bene ad una resa in video. Sicuramente il testo del brano è già più vicino al nostro “mood” nella vita reale. L’essere il Re di Nessun Luogo è un elogio all’umiltà, un invito al capire che si vale tanto e poco nello stesso tempo. Dunque si è Re, ma di Nessun Luogo.
N. Abbiamo scelto “King of Nowhere” per vari motivi. Vuoi perché ha una durata ottima per un videoclip, vuoi perché è un brano che è stato accolto bene dalla critica e dal pubblico, vuoi perché stava bene con l’idea che avevo in testa su quel pezzo, ovvero fare un contrappunto a un testo fantasy, inserendo il brano in un contesto moderno, che poi è anche quello che facciamo musicalmente con i Gargamella. Dunque credo che il video sia pienamente coerente con la nostra stilistica, e con esso abbiamo dato un senso del nostro duo anche dal punto di vista filmico. Inoltre il pezzo è stato composto e suonato quasi nella sua totalità (ad eccezione delle percussioni) da Lapo e mi sembra che un mio apporto dal punto di vista visivo sia stata la perfetta unione alchemica delle componenti che hanno reso il brano ancora più efficiente.
Prossimi progetti? Avete qualche live confermato? Collaborazioni? Insomma, cosa potete anticiparci?
L. Come dicevo stiamo lavorando al nuovo disco e al nuovo materiale. Speriamo ovviamente di non metterci altri 16 anni per fare uscire il prossimo lavoro! Inoltre, poiché il nostro ventennale è imminente (2016), vorremmo festeggiarlo con qualcosa di particolare. Nessuna anticipazione, l’unica cosa che ti dico è che sicuramente il cinema c’entrerà molto!
N. Stiamo facendo la demo del prossimo disco, così che sarà più veloce il processo di registrazione e mixaggio del disco vero e proprio. Per ora non sveliamo nulla su collaborazioni, mi piacerebbe però che ci siano le persone alle quali abbiamo pensato e con le quali abbiamo condiviso la strada. Per quanto riguarda i live, ne facciamo, ma spesso in Toscana e ci piacerebbe uscire maggiormente.
Concludete a vostro piacimento la nostra intervista!
L. “Gargamella è nell’ombra a preparar pozioni
Quello che ne esce son spesso canzoni
Di vino, di sangue, d’amore e di morte
Gargamella ora è pronto a suonarle alla corte.”
E’ stato un piacere, Lapo Marliani.
N. Questi sono i link del video, se vi ha incuriosito:
https://www.youtube.com/watch?v=Xgw3sySRaMw
Grazie per il supporto e per mostrarci ancora una volta ai lettori di Darkitalia.
A presto, Nicola Savelli.