Ciao Gunther, ciao Krischan, grazie per averci dedicato il tempo di rispondere ad alcune delle nostre domande. Forse ci sono alcune persone che ancora non vi conoscono. Dategli una breve introduzione su chi siete e quali sono i vostri ruoli al’interno dei Rotersand.
Krischan: Ciao, io sono Krischan e sono lo “studio”. In parte mi occupo della parte tecnica e sono anche il responsabile dei singoli elementi musicali. Ma di base faccio ambedue le cose.
Gunther: Ciao, io sono Gunther e, fra i tre, sono il “musicista” . In ogni caso, non si possono definire esattamente dei ruoli statici all’interno del gruppo. Come ha detto Krischan, lui è lo “studio” e si occupa principalmente dell produzioni tecniche. Ma questo non signifca che lui sia un ingegnere, mentre io e Rascal siamo gli artisti. Tutti noi siamo musicalmente attivi nel gruppo, sebbene abbiamo obiettivi, preferenze e specialità diverse. Per questo i ruoli e le funzioni cambiano in continuazione. Una volta puà essere Krischan a sedersi a programmare qualcosa al computer, e mezz’ora dopo possiamo essere io o Rascal. Poi possiamo metterci a discutere tutti assieme delle idee, dei risultati ottenuti e cosà ¬ via. Ripeto, non vi sono strette separazioni dei ruoli, ma abbiamo talenti diversi, che hanno a che fare con il nostro passato musicale e le nostre esperienze.
Sette anni fa avete formato il gruppo Rotersand. Com’è nata questa idea?
Gunther: Ho lavorato con Rascal in contesti diversi prima di fondare i Rotersand. Ci conosciamo dai tempi in cui io ero parte di un gruppo di produttori, e ci eravamo occupati anche di produrre alcuni album del vecchio gruppo di Rascal. Anni dopo, lui è venuto da me presentandomi l’idea di formare un gruppo assieme. Abbiamo iniziato con pochi mezzi, con uno studio casalingo, e abbiamo iniziato a scrivere alcuni pezzi. E ovviamente volevamo provarli fuori di là sopra ad un palco – e ci siamo riusciti, come gruppo supporter in un piccolo tour. Il pubblico non è fuggito via, per cui abbiamo deciso di continuare.
Krischan è arrivato poco dopo. Come hai iniziato a collaborare con Gunther e Rascal?
Krischan: Ho conosciuto Rascal negli anni ’90. In quel periodo facevo il dj in diversi club techno. Rascal lavorava per un etichetta chiamata Rough Trade. All’epoca, era il responsabile dell’importazione di quei gruppi techno che venivano dal Belgio e dall’Inghilterra: per questo frequentava quei club e cosà ¬ abbiamo finito per incontrarci. Avevo già conosciuto Gunther, prima di allora, ad Amburgo. Penso sia stato nel 1996. Alla fine dell’ottobre del 2002, Rascal mi ha chiamato dicendomi “Io e Gunther abbiamo deciso di fare qualcosa insieme. Ci esibiremo allo Zechearl – vieni un po’ a sentirci!”
Allora sono andato a dare un’occhiata sebbene onestamente non mi aspettassi grandi cose. Invece, oltre ad aver fatto loro qualche osservazione maliziosa, gli ho anche detto che mi erano piaciuti moltissimo. Dopo di questa, ci siamo incontrati molte altre volte ed abbiamo iniziato a produrre pezzi insieme. Penso di avere iniziato seriamente a far parte del gruppo dopo aver lavorato alla nostra seconda canzone insieme “Merging Ocenas”.
Credo non sia necessario chiedervi il significato del nome del vostro gruppo. Molti sanno che il vostro nome viene da quello di un faro nel Mare del Nord, il Rotersand. Ma c’è una storia in merito che ho letto su una vostra vecchia intervista. Il quadro che si trovava nella camera d’ospedale di Rascal, e che a voi è sembrato un segno del destino.
Gunther: Eravamo nel bel mezzo della ricerca di un nome. A Rascal piaceva molto il nome Rotersand. Io invece non ero molto convinto… Ma quando Rascal si è svegliato in ospedale, dopo un’operazione, e ha visto un quadro che rappresentava quella costruzione appeso alla parete, ha detto “Ragazzi, guardate, quel dipinto è proprio qui, proprio ora – non è una coincidenza, scegliamo quel nome”.
Nessuno di voi tre manca di esperienze nel mondo della musica. Avete lavorato in diversi ambienti musicali prima d’ora. Esattamente cos’avete fatto?
Krischan: Come ho detto prima, ho fatto il dj per alcuni anni e ho anche prodotto un po’. Ma era un ambiente diverse. Bastava semplicemente produrre e mettere insieme un po’ di materiale e farlo uscire. Per anni mi sono occupato di queste cose e in questo modo sono riucito a costruire il mio studio, quello in cui attualmente continuiamo a lavorare.
Gunther: come puoi avere immaginato, anche io sono stato nel music business per un bel po’ di tempo. Ma le mie radici si trovano in diversi generi musicali e il mio background musicale è abbastanza diverso. Mi sono ritrovato solamente dopo nella scena della musica indipendente ed alternativa. Sono sempre stato un musicista e amo lavorare con veri strumenti. Ma non trovo contraddittorio usare il computer, piuttosto trovo sia un’altra vasta espansione di possibilità per creare musica.
Possiamo allora tirare le somme dicendo che le vostre diverse radici sono la motivazione dello stile speciale dei Rotersand?
Gunther: Per ogni persona creativa è una grande soddisfazione quando il proprio lavoro è visto come qualcosa di distinto e unico. Ma questo è qualcosa che solamente il pubblico puà giudicare. Se i Rotersand sono percepiti in questo modo, la combinazione dei membri del gruppo e dei loro talenti è da considerarsi la causa principale.
Parliamo del vostro nuovo album “Random Is Resistance”. Potete definirlo, specialmente in merito ai testi, come una critica sociale di ribellione contro l’essere costantemente controllati ed osservati?
Gunther: Non è che volessimo suonare ” ‘1984’ – 25 years later”. Il tema di base dell’album è il fatto che al giorno d’oggi tutti noi nutriamo un network globale fatto di informazoni e accumulazione di dati. Ovviamente non viviamo sotto un regime totalitario che ci forza a rilascare informazioni sul nostro conto. Ma nelle community su internet (o altre piattaforme) rilasciamo di nostra spontanea volontà informazioni sulle nostre abitudini, cio’ che ci piace e non ci piace, oppure parliamo dei nostri problemi. Varie istituzioni e corporazioni divulgano queste informazioni senza che noi lo sappiamo o senza il nostro consenso. Dal momento che la linea di confine tra uso ed abuso è molto sottile, potrebbe essere troppo tardi per pensare ad una contro azione. Nel nostro internet pieno di link e back up non possiamo cancellare nessun dato, una volta inserito.
Nell’album avete inserito vostre personali esperienze?
Gunther: Non abbiamo voluto presentare il tema da un punto di vista personale, piuttosto abbiamo tentato di dargli una dimensione pi๠universale, in modo che tutti coloro che l’ascoltano possano sentirsi personalmente coinvolti.
Ho preso tre canzoni del disco per parlarne un po’ pi๠nel dettaglio. Iniziamo con “We Will Kill Them All”. Chi sono “loro”?
Gunther: La canzone è ambientata in una situazione fittizia, non avevamo in mente nessuno in particolare. Ma in molti luoghi, nel mondo, succedono cose come questa, anche adesso mentre stiamo parlando.
Parla dei padri o dei nonni che partono per le missioni di guerra e danno il loro addio ai figli o ai nipoti. Le parole “Non ti preoccupare, li amazzeremo tutti!” dovrebbero essere di conforto ai bambini.
Sfortunatamente, tutte le parti del conflitto vorrebbero seguire lo stesso schema. Essi consolano i loro figli parlandogli della violenza che, promettono, infliggeranno sugli altro. Le strofe cercano di gettare luce sulle giustificazioni continuamente ripetitute in questi conflitti: ideologia, tradizione e desiderio di vendetta.
Passiamo ad un’altra canzone, “War On Error”, estratta dall’EP. Qui parlate delle osservazioni e dell’abuso che viene fatto dei dati personali. Possiamo dire che questa canzone sia quella centrale dell’album?
Gunther: E’ sicuramente il pezzo cruciale e si accorda con il tema cardine dell’album in un modo molto provocante e sarcastico. E’ per questo che ne abbiamo fatto il singolo. L’album si chiama “Random Is Resistance” , e si appella alla resistenza contro una fittizia “War On Error” – mirata agli ultimi avanzi di imprevedibilità ed individualità che si trovano in tutti noi – dichiarata da un sistema che tende a rimanere fittizio.
Avete detto che non amate usare il termine “sorveglianza” nel contesto del tema dell’album. Ma d’altra parte, il booklet di “War On Error” mostra una telecamera a circuito chiuso accanto al testo della canzone. E’ quindi un piccolo passo verso l’assocazione alla “sorveglianza”, no?
Krischan: Penso che sorveglianza sia un espressione troppo forte, preferirei chiamarla osservazione.
Gunther: E’ un esempio portato agli estremi, chiaramente. L’artwork cerca di presentare un possibile risultato dello sviluppo basato sulla domanda “Cosa accadrebbe se le idee politiche nel nostro mondo potessero improvvisamente cambiare?”. In quel caso, uno scenario di sorveglianza potrebbe diventare facilmente e molto velocemente reale, senza alcuna speranza di fuga. Questo sviluppo e il suo implicito pericolo è cio’ a cui abbiamo voluto puntare con il tema dell’album.
Krischan: Penso che l’idea non sia atta solo a raffigurare la potenziale soppressione governamentale, ma anche l’attuale mondo fatto di industrialismo e consumismo. Non solo forniamo i nostri dati personali ai governi, ma anche, e pi๠generosamente, alle corporazioni multinazionali. Il mondo che raffiguriamo è meno di quello di Orwell, ma pi๠di quello di William Gibson con le sue organizzazioni dall’enorme potere economico, che impiegano pi๠naturalmente le strutture totalitarie, dal momento che operano le loro attività globali dietro restrizioni e regolazioni democratiche. Oggi, non ci sono solo i governi che possono costituire una minaccia.
La terza canzone che ho scelto è “Gothic Paradise”, dal momento che è molto diversa dalle altre. Ho l’impressione che parli della scena goth e del vostro criticismo in merito ad essa. E’ cosà¬?
Gunther: Non la chiamerei criticismo. “Gothic Paradise” è piuttosto un paragone con la nostra società , ma anche con la cosiddetta scena. Entrambi seguono diverse regole: se fai questo o quello, allora ne sei parte o meno. Se indosso un certo tipo di vestiti e mi atteggio in accordo ad essi, allora sarà parte della scena e, in cambio, essa mi darà un’identità . Abbiamo voluto riflettere su questi meccanismi, ma con un approccio diverso dal dover per forza accusare qualcuno. E’ pi๠che altro una domanda: “Vedi differenze tra questa acclamata indipendenza e apertura mentale della scena e il modo in cui paradossalmente segue regole ben definite?”
Krischan: Parla anche del punto di vista che le persone non appartenenti alla scena possono avere. Ad esempio, sarebbe facile avere l’impressione che l’hip hop sia fatto solo di ragazze afroamericane in bikini che mostrano ai fotografi le loro grazie.. Ma ovviamente non è fatto solo di ancheggiamenti e viaggi in limousine di lusso. E lo stesso vale per il gothic, che non è fatto solo di cimiteri o crocefissi rovesciati. I rappresentanti di qualsiasi tipo di scena aiutano a delineare la percezione che si ha di quella scena stessa.
C’è una canzone del disco che ritenete sia la pi๠speciale tra tutte?
Gunther: Ci vuole un bel po’ di tempo per finire un album. Non si tratta solo di tre settimane di sessione in studio e poi è tutto finto. E lungo il percorso è facile rinunciare alla tua imparziale distanza dal materiale sul quale stai lavorando. Eppure ne conosci ogni nota e ogni effetto. Per cui, almeno per me, è molto difficile dire quale potrebbe essere la mia canzone preferita prima di avere terminato il disco. Ma forse Rascal o Krischan la penano in modo diverso…?
Krischan: No, ha ragione. Non ho ancora ascoltato l’album per intero dopo che è stato pubblicato. Quando ascolterà “1023” fra 10 anni, sarà sicuramente un album completamente diverso rispetto al periodo in cui lo abbiamo realizzato. Abbiamo sentito persone dire che “1023” fosse troppo lento e calmo, e siamo d’accordo con loro. Ma questo non vuol dire che sia un brutto album. E’ semplicemente un disco che, a un certo punto, riflette cio’ che stavamo vivendo in quel periodo. Siamo costantemente soggetti a cambiamenti, cresciamo e reagiamo con sentimenti diversi.
Questa è la perfetta introduzione alla prossima domanda. “Random Is Resistance” è il vostro quarto album. Come descrivereste il vostro sviluppo musicale dall’album di debutto “Truth Is Fanatic” fino ad oggi?
Gunther: Mi spiegherà in questo modo: “Truth Is Fanatic” è stato realizzato con lo spirito dell’ “hey, dai, facciamolo!” Lo abbiamo prodotto nel modo in cui ci sentivamo di farlo all’epoca, senza pensare se avesse funzionato per noi oppure no. Era un esperimento, un gioco. Partendo da questo presupposto, eravamo consci dell’impeto con cui avevamo creato il gruppo. Con il primo album ti definisci una posizione, con il secondo dai una direzione al tuo gruppo. E’ come disegnare un punto su un pezzo di carta. Quando ne aggiungi un secondo, la linea retta che li unisce costituisce una direzione vettoriale. Se c’è qualcosa di simile alla musica dei Rotersand, tenderei a caratterizzarla con la sua diversità piuttosto che con un certo stile. Preferisco mantenere un certo livello qualitativo e non un certo suono. Abbiamo provato a consolidare l’esperimento iniziale prima del tempo, e vedendo come i nostri ascoltatori hanno reagito, ci sembra di non avere completamente fallito.
Krischan: Diventi sempre pi๠sicuro delle cose che fai. Pi๠si lavora insieme, pi๠si inizia ad avere fiducia nei propri colleghi, ci si relaziona a loro e a volte si lasciano andare le cose. Si possono focalizzare pi๠facilmente alcune cose e al tempo stesso ci si puà concedere pi๠spazio. Sembra un paradosso, vero?
Gunther: Non abbiamo consolidato i nostri limiti esterni, ma la nostra anima pi๠profonda.
Krischan: Esattamente.
Sono passati sei anni dall’uscita di “Truth Is Fanatic”. Sono usciti diversi EP ed album. Siete stati molto impegnati e creativi! Da dove ottenete tutte le vostre energie ed idee?
Gunther: Non ci droghiamo, mangiamo cibo sano e indossiamo sempre indumenti intimi caldi. No, seriamente: gli impulsi che riceviamo provengono un po’ da ovunque, ma la nostra creatività nasce da dentro – in termini di musica e anche di testi. Infine, è cosà ¬ che siamo. Assorbiamo costantemente le varie cose e le incanaliamo nella nostra musica.
Krischan: Il nostro vantaggio è quello di essere un gruppo con tre componenti pari tra loro. Vi sono diverse cose e progetti fuori di qui, che sono stati costruiti attorno ad una singola idea ben precisa, che spesso non ha nulla a che fare con la musica. I nostri campi di esperienza e le nostre esperienze si incontrano tra loro ma hanno significati diversi, come abbiamo accennato prima. Inoltre, possiamo dare forma alle nostre idee grazie a tre fonti diverse, e questo ci dà molti pi๠imput in tempi pi๠brevi. Tutti possiamo contribuire ed aggiungere qualcosa – siamo come tre chef in una sola cucina.
Torniamo per un attimo indietro nel tempo. Siete stati uno dei gruppi colpiti dalla chiusura della Dependent Records due anni fa. Che impatto ha avuto sul vostro gruppo? Avete continuato semplicemente seguendo il famoso detto “the show must go on”?
Krischan: Ovviamente eravamo abituati ad avere un etichetta che ci supportasse. Ci si abitua facilmente a quelle strutture in cui lavori ma rischi di cadere nella routine. Cosà ¬ è un bene quando strutture di quel tipo col tempo finiscono èer chiudere: ti aiuta a cambiare direzione. La chiusura della Dependent è stato per noi un punto di svolta, ma non ci ha danneggiati poichè abbiamo presto iniziato a lavorare con la nostra nuova etichetta, la Trisol.
Gunther: E fortunatamente non siamo stati forzati da nessuno a venderci ai partner di una nuova etichetta. Dopo la chiusura della Dependent abbiamo ricevuto molte richieste. Ciononostante avremmo anche potuto sopravvivere per un po’ di tempo senza. Penso sia questa la ragione per cui abbiamo vissuto l’esperienza molto tranquillamente.
Torniamo al presente. Siete appena tornati dal vostro tour con i VNV Nation. Com’è andata?
Gunther: E’ stata un’enorme opportunità per noi poter seguire in tour i VNV Nation. Con loro puoi star certo che gli show, il pubblico e i luoghi scelti saranno sempre di un certo livello. I VNV li conosciamo da diverso tempo e prima d’ora avevamo già fatto dei concerti insieme. In pi๠Krischan è stato il loro tecnico del suono in alcune loro esibizioni. Ci rispettiamo moltissimo a vicenda e stiamo molto bene insieme. Condividere lo spazio assieme per un paio di settimane a volte puo’ essere abbastanza seccante, ma nel nostro caso , al contrario, è stato rilassante e divertente. E, ovviamente, quando abbiamo avuto il tempo per poter chiacchierare assieme, è stato particolarmente interessante e ne è valsa davvero la pena.
Quali sono i progetti futuri per l’anno nuovo? Avete qualche anticipazione da darci?
Gunther: Abbiamo già alcune date fissate per il prossimo anno, le potete trovare sul nostro sito Rotersand startpage. Ma non abbiamo ancora un programma ben definito
Krischan: Faremo un EP di remix per “Random is Resistance”. E suoneremo all’ “One By One Festival” con Unheilig, Dreadful Shadows, Santa Hates You e The Pussybats .
In pi๠vogliamo organizzare alcuni show in cui poter suonare pi๠di 45 minuti, per i nostri fans, ma ancora non vi è nulla di confermato.
E’ stata davvero un’intervista piacevole ed interessante. Grazie mille per averci concesso il vostro tempo, e tanti auguri per i vostri successi futuri!