Pavla Mikulasova, un nuovo nome si affaccia in campo ethereal pop/trip-hop e convince da subito grazie ad un disco di debutto che vede la presenza di ben dodici validi pezzi che per quasi cinquanta minuti ci faranno dimenticare le cose brutte della vita (o almeno ce le fa vedere sotto altri aspetti). Parto subito con il dire che non era facile esordire così, era troppo facile mettere il piede su qualche “trappola”, sotto certi aspetti è una dimostrazione di convinzione abbastanza notevole visto che abbiamo la fortuna di non incontrare mai la noia (certo che però deve piacere il genere soffuso-cingente-suadente altrimenti non avvicinatevi neanche), noia che spesso fa la sua comparsa su lavori d’esordio come questo.
Pavla è nata in Repubblica Ceca ma vive stabilmente da tempo in Italia, i suoi collaboratori sono italiani e anche per questo si può parlare di prodotto quasi-nostrano. Ma per fortuna una sorta di “malinconica tristezza” derivante dalle terre d’origine è rimasta viva e vegeta su composizioni che -se ben prese- sapranno emozionare non poco rendendo molto ardua la scelta di qualche preferita. Questo “Mirror” è difatti molto omogeneo, è armonico, e scorre lentamente nelle viscere che è un piacere. La voce di Pavla è “chiara”, puro cristallo lucente che non usa mai violenza per preferirle una maniera “educata” di fare. Chiede quasi sempre il permesso di “intromettersi” Pavla, le composizioni rimangono semplici e lasciano pieno spazio alla protagonista che incanta con la sua bravura. Tutto è davvero bello su “Mirror”, finire con un track-by-track sarebbe stancante da leggere ma voglio quantomeno lasciare scritte le mie preferite.
“Black Out” per la sua “estrema distaccata delicatezza”, “Desaparecidos” per il suo spirito completamente etereo ed innafferabile (pura armonia), una “Grandmother” che mi ha ricordato la versione oscura di Kate Bush e una “The Little Angels” che vuole diventare da subito un preciso tormentone.
Da ricordare infine anche una “Overdose” dove Pavla duetta “intimamente” con Roberto Conforti per un risultato sicuramente convincente e una “The Magic Mirror” in grado di rievocare questa volta sensazioni sbarazzine alla Bjork.
Dedicato e consigliato ai malinconici-cronici ai quali basterà premere play e staccare la spina per essere da qualche altra parte.
Nothing,Never,Nowhere
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2012
Pavla Mikulasova