Nessuno si aspetterebbe che il minimo accenno di grazia possa far anche solo capolino da un omaccione come Antony, se lo si incontrasse per strada.
Eppure, quando sale sul palco, dirigendosi verso il microfono, tenendosi e stropicciando i lembi di un mantellino che gli cinge il pancione, l’immagine che salta agli occhi è quella di un bambino emozionato oltre misura.
L’Arena di Verona è, sì, un luogo che può mettere soggezione. Sarà per quegli spalti antichi, altissimi, che sembrano chiudersi attorno al palco come un artiglio, ma esistono posti più austeri, più maestosi.
Antony Hegarty, quei luoghi, li ha visitati.
Al fianco di Lou Reed, ad esempio, durante il tour di “The Raven” o, più recentemente, insieme alla Danish National Chamber Orchestra.
Quando il Nostro si posiziona al centro della scena, tra il tossire e gli ultimi applausi dei presenti, sembra paralizzato dalla timidezza, mentre la Filarmonica Arturo Toscanini, Thomas Bartlett e Rob Moose (i suoi Johnsons) danno inizio alle danze intonando l’ormai classica “Rapture”, tratta dal primo album omonimo.
Il caratteristico e malinconico vibrato si affaccia quasi sommessamente in questa tiepida sera di fine estate, mentre Antony sembra nutrirsi degli ottoni, degli archi, sembra crescere insieme al suo stesso brano. La sua voce riempie il teatro, spaventa i distratti: il gigante diventa ancora più “grande”. La sua espressione triste e la bocca, spaventosamente deformata dal canto, sono diventate armi. Il bambino ora sovrasta l’Arena e il pubblico, tutti noi. Non possiamo fare a meno di fissarlo, ipnotizzati, come al cospetto della Sfinge.
Non viene risparmiato alcun episodio di “Cut the World” (il progetto di ri-arrangiamento classico che ha visto la luce, in quanto testimonianza fonografica del concerto di Copenhagen, l’estate dello scorso anno) e ne risulta un vero e proprio slalom tra i brani più significativi dell’intera produzione discografica dei Johnsons; dai climax evocativi di “Cripple and the Starfish” e “Epilepsy Is Dancing”, passando alle più intime “Another World” e “The Crying Light”. A differenza del concerto romano di Giugno, che ha visto in scaletta cover di Billie Holiday, Otis Redding, Donny Hathaway e Leonard Cohen, gli spettacoli organizzati in collaborazione con Franco Battiato (il cui debutto è avvenuto a Firenze, lo scorso 31 Agosto) sono un autentico “Greatest Hits” dal sapore squisitamente (ed estremamente) barocco.
Più i minuti passano, più la femminilità di Antony si fa strada tra la meravigliosa goffaggine di cui è portatore sano.
In “Crazy in Love” (interpretazione già rodata -e restaurata- di un classico di Beyoncé) si divincola come un serpente, agitando mollemente la testa a destra e a sinistra e alzando le braccia al cielo, quasi come se ne reclamasse un pezzo. Un “You Are My Sister!” si leva dalla platea ed Hegarty replica ironico con “We’re all your sisters…” approfittandone per esporre le sue teorie sull’importanza della donna nella natura, nella società (echi di quel “Future Feminism” di cui si è fatto più volte portavoce) e rivendicando la femminilità sopita dalle istituzioni, in quanto forza generatrice di Vita, di tutte le più importanti figure religiose sigillando il tutto con un deciso “Jesus is a girl!”
Arriva il momento del primo duetto e Franco Battiato, seppur reduce da una grave infiammazione alle corde vocali, raggiunge sul palco Antony (che ha ormai sciolto i nodi della mantellina, trasformandola in una sorta di lunga sciarpa) per interpretare la celebre, tanto attesa, “You Are My Sister”. Il risultato è una tenerissima comunione, uno scambio incessante di sguardi, di sorrisi e di ammiccamenti che scioglierebbe il cuore del più duro degli uomini. Così accade. Sono riusciti a commuoverci tutti.
Mi convinco, qualora ce ne fosse bisogno, che l’immensa umanità di un artista come Antony risieda anche e soprattutto nel non nascondere mai l’umiltà e la naturale introversione, anche dopo una prova d’autore così significativa. Non cela l’imbarazzo nemmeno nei confronti dei fanciulleschi “I love you” che gli vengono rivolti continuamente (“Sould I call a doctor?” è la risposta del cantante anglo-americano, che parafrasa ed anticipa la bellissima “I Fell in Love with a Dead Boy”).
L’intesa con il pubblico è stata stabilita, tanto che il Nostro non si fa pregare per un bis e si reca a balzi, letteralmente, al piano per eseguire “Hope There’s Someone”.
Il palco viene ceduto a Battiato e, tra i brani dell’ultimo “Apriti Sesamo” e classici anni ’80 intramontabili quali “Prospettiva Nevski”, “Un’altra vita” e “Il re del mondo” (tutti rigorosamente in chiave orchestrale) anche l’autore siciliano mantiene alto il tono della serata. La collaborazione con Antony, che era avvenuta nel 2008, si palesa nuovamente con “Del suo veloce volo” e con la cover di “As Tears Go By” dei Rolling Stones.
Le sorprese della serata, però, non finiscono qui e non resta nemmeno il tempo per raccogliere le idee: quando il gigante buono lascia definitivamente la scena, infatti, subentra repente Alice, compagna in arte del Battiato “New Wave”. Il duo interpreta, in stato di grazia, il brano che valse ad entrambi il quinto posto all’Eurofestival nel 1984 (“I treni di Tozeur”) e, soprattutto, “La realtà non esiste”, commovente omaggio a Claudio Rocchi, icona della musica psichedelica e sperimentale italiana, morto lo scorso Giugno lasciando, come ultima testimonianza, il progetto di prossima uscita elaborato a quattro mani con Gianni Maroccolo (Litfiba, C.S.I., PGR): “Vdb23/nulla è andato perso”.
Si lascia l’Arena consapevoli di aver partecipato ad un evento unico, forse irripetibile. Di sicuro dobbiamo ringraziare David Tibet (che, di certo, non ha bisogno di presentazioni) per aver prodotto e, dunque, liberato questo Ercole donna dall’Olimpo in cui era costretto. Altresì dobbiamo chiederci: quale altro compositore italiano avrebbe organizzato un concerto con Antony Hegarty? Se questo evento fosse un autentico segno dei Tempi, saremmo tutti un po’ divini.
Setlist
(Antony & The Johnsons)
Rapture
Cripple and the Starfish
For Today I Am a Boy
Epilepsy Is Dancing
Crazy in Love
Another World
Future Feminism Interlude
Cut the World
Swanlights
You Are My Sister (feat. Franco Battiato)
Salt Silver Oxygen
I Fell in Love with a Dead Boy
The Crying Light
Encore:
Hope There’s Someone
(Franco Battiato)
Un’altra vita
Il re del mondo
Passacaglia
La polvere del branco
La canzone dell’amore perduto
Prospettiva Nevski
Tutto l’universo obbedisce all’amore
As Tears Go By (feat. Antony)
Del suo veloce volo (feat. Antony)
La realtà non esiste (feat. Alice)
I treni di Tozeur (feat. Alice)
Il vento caldo dell’estate (Alice)
La cura
E ti vengo a cercare
Bandiera bianca/Up Patriots to Arms (Medley)
Voglio vederti danzare
L’era del cinghiale bianco
Cuccurucucu
Encore:
Centro di gravità permanente