A distanza di poco meno di un’anno dall’ultimo concerto nel nostro paese (a Marghera, a dicembre del 2011) i Clan of Xymox son tornati con grande attesa in Italia, in un tranquillo venerdì di metà ottobre al The theatre club (Black circus) di Rozzano (Mi).
All’arrivo nel locale la serata, che ha compreso successivamente un lungo dj set, è carica di vibrazioni positive e vede il luogo riempirsi gradualmente in modo numeroso, mentre i Neiv, il primo gruppo di apertura dalla forte matrice dark wave, hanno già incominciato a suonare.
Le cose si tirano però eccessivamente per le lunghe, creando impazienza, comprendendo altri due gruppi di spalla, i particolari, discutibili e un po’ fuori contesto Rosa rubea (con la loro sorta di esibizione rituale con candele) e i robusti Bloody mary (che concludono con una cover di “Pet cemetary” dei Ramones), ed è così che solo dopo arriva finalmente il momento del gruppo tanto atteso.
È sulle note e i suoni labirintici, inconsci e conturbanti di “Stranger” che “inizia” il concerto dei Clan of Xymox e vede arrivare sul palco, dietro una bianca coltre di fumo, il leader del gruppo Ronny Moorings munito di diamonica a fiato, accompagnato dal bassista italiano Mario Usai (ufficialmente chitarrista della band) e da una terza figura ai synth di un computer Mac e strumentazione complementare (tastiere).
Perché di “iniziazione” in effetti si tratta, nonostante si sperasse assolutamente, non in un’ipotetica e sciocca idea di maggiore qualità del “rito”, ma almeno in una maggior durata, in una manciata di canzoni in più.
Arrivati in Italia per questa unica data verso la fine di un tour europeo proceduto a singhiozzo, con concerti sparsi lungo l’arco dell’anno, una data extra a maggio in Brasile e la prossima da fare, a dicembre in Russia, (oltre alla partecipazione sempre in maggio al Wave Gothic Treffen), in quanto a pezzo introduttivo, la scelta, a cui la sala satura di un pubblico un po’ variegato (per età e primo impatto visivo) ha risposto con entusiasmo, non poteva essere più oculata.
La possibilità di potersi avvicinare con facilità al palco, di muoversi tra le persone e di godere quindi da vicino del concerto, e non unicamente in senso fisico, unite alla disponibilità dei membri del gruppo dopo aver suonato, hanno riportato una delle più grandi band dark wave degli anni ‘80, vicina al suo trentesimo anno di attività e con un vissuto di vari cambi di formazione, ad una dimensione più “underground”, semplice e reale, ad una sinergia diretta col pubblico nonostante l’apparente distacco del cantante.
Ciò che salta subito all’occhio è l’assenza della componente femminile del gruppo, della bassista originaria (e compagna di Moorings) Mojca Zugna e di Yvonne de Ray, vuoto che restituisce un’immagine meno definita e sensibile della band stessa, che in diversi momenti del live, soprattutto in quelli in cui ha suonato canzoni più recenti oltre che elettroniche, come “There’s no tomorrow” o “Emily”, si è avvalsa della durezza e precisione sonora e dell’asetticità di synth imponenti prodotti appunto da un software.
Diversi sono stati invece i pezzi classici di repertorio spolverati: dalla sognante “Louise” che ha inevitabilmente incantato, scaldato il cuore di tutti i presenti suscitandone in modo fragoroso la voce e gli animi non appena dopo le prime note, alla sempre accattivante e suadente “Jasmine and Rose”, includendo anche verso la conclusione dell’esibizione “A day”, canzone fondamentale nella carriera dei Clan of Xymox.
Ma il momento probabilmente più interessante è stato quello in cui il gruppo ha proposto un paio di raffinatezze inaspettate, in una veste nuova e del tutto personale, estratte da “Kindred spirits”, album di cover ed ultimo lavoro in studio di Moorings e compagni: “Venus” dei connazionali Shocking blue, canzone portata ad un grande successo commerciale nell’’86 anche dalle Bananarama e una pietra miliare come “Heroes” di David Bowie.
Nella speranza che il traguardo del trentesimo compleanno del gruppo porti al più presto novità stimolanti, oltre ad un nuovo ed intenso tour, con magari più di una data in Italia, possiamo dire di esserci goduti a pieno questo live non strabiliante ma che sicuramente ha meritato di esser visto.