07- Maggio 2009 Torino Spazio 2011
Dopo qualche anno dall’assenza da e scene italiane ecco tornare le affascinantissime esponenti dell’ electro chic in Italia.. le CLIENT tanto per cambiare, l’orario di inizio del live segnalato a e 21.30 viene posticipato di quasi un paio d ‘ore, cosa che di giovedì sera può portare non solo qualche scompenso ¦
Sono i Serpenti,gruppo milanese electro industrial pop, ad Aprire le Danze. Luca Serpenti si alterna tra basso Fender e synth/campionatore Roland, generando un fracasso electro-dance a tratti piacevole, mentre la vocalist Clou si muove come un ‘invasata.Presentano un pugno di pezzi dal loro recente Sottoterra ‘ ( ˜Libe ula ‘ e ˜Sinuoso Vortice ‘ i migliori) e fanno un casino pazzesco, riuscendo solamente in alcuni passaggi ne ‘intento di promuoversi, e di scaldare a dovere il pubblico. Risultano nel complesso simpatici grazie a ‘immaginario forse a loro poco consono. Pochi minuti di attesa e finalmente tocca a e Client.
Le ragazze si presentano ancora ne a loro classica mise invernale, con divise pesanti da hostess scandinave: un azzardo, vista la temperatura de a sala, che pagheranno a caro prezzo con una abbondante sudata. l’attenzione per il dettaglio è maniacale ma non certo innovativa per una band che non ha mai fatto mistero di puntare molto su ‘apparenza. l’immagine coordinata de e tre londinesi è costruita ad arte per attirare l’attenzione degli spettatori e indiscutibilmente colpisce nel segno. Abiti grigi lunghi che paiono casacche militari, scarpe abbinate, guanti neri. Una accanto a ‘altra confermano quel vago sapore iconico di œKraftwerk al femminile con cui da sempre le abbiamo classificate, in maniera comoda e forse un po ‘ sbrigativa. Lo stile severo e freddino come piace ai voyeur. Le Client danno il via a o spettacolo. Il loro motto è œSoddisfazione garantita , comprensibile a giudicare da a calorosa risposta dei presenti durante gli 80 minuti scarsi di concerto, anche se a a fine, tirando le somme, questa affermazione lascerà un tantino perplessi. A rafforzare il concetto, l’apertura è affidata a “Satisfaction”. Da subito si rileva un evidente limite sul piano de a resa acustica, con la voce di Sarah Blackwood e le tastiere di Kate Holmes troppo basse rispetto a e basi e a a componente ritmica, con un risultato decisamente poco avvincente e privato di que e sfumature che rendono i dischi de e Client parecchio apprezzabili. La successiva “Son Of A Gun” non cambia la sostanza di un suono nel complesso deficitario, schiacciato da bassi marte anti e da parti sintetiche eccessivamente gommose. Il pubblico non sembra crucciarsi per questa carenza ed insiste con gli apprezzamenti, i gridolini e telefonini puntati. Mai visti, tra le altre cose, tanti fotografi più o meno improvvisati per un live a o Spazio.Molto in parte Sarah Blackwood, vocalist e vera star del gruppo, catalizzatore degli sguardi di tutti i presenti. La sua performance contro ata ma teatrale è un autentico spettacolo ne o spettacolo, con generosa elargizione di sorrisi.
La tastierista Kate Holmes, anch ‘essa sorridente ma decisamente meno femme fatal (e visibilmente incinta). Un po ‘ isolata su a sinistra, una bassista dagli occhi a mandorla molto carina ma alquanto compunta, non certo il massimo per la marcata filosofia esibizionistica de a band,è certo che si tratti di un rimpiazzo, dato che si era rimasti fermi a a presenza in squadra de ‘ex bassista degli Ash.
Su a parte musicale del concerto non c ‘è molto da aggiungere, eccetto i meriti di una scaletta inte igente nel pescare con equilibrio da ‘intero repertorio de a band (anche ˜Client ‘ e ˜Pi s ‘ dal disco d ‘esordio). Il miglioramento de a resa sonora è progressivo ma molto lento, per cui il live inizia a farsi interessante da questo punto di vista troppo tardi. Certo in un contesto simile il piano musicale passa in secondo piano e lo show in se diventa fondamentale. Devono pensarlo un po ‘ tutti, dato che gli applausi convinti non vengono mai meno. A a fine Sarah pare provata, nonostante sia in scena da poco più di un ‘ora. Le altre hanno speso meno di lei in ogni senso, ma la frontwoman è una maschera di sudore.
Si riscattano in corner le Client con gli ultimi pezzi, dove la qualità sonora e la grinta escono, avessero tenuto questa intensità e questa qualità sonora per tutto il concerto sarebbe stato davvero un evento formidabile.
Ma questo è un problema di pochi, le facce degli spettatori che sfo ano sono alquanto soddisfatte.
Stefano Rassu