In questo freddo giovedì lombardo siamo in missione a Mezzago, più precisamente al Bloom, storico locale che ha visto passare sul proprio palco artisti che hanno fatto la storia. Molti ricordano il live dei Nirvana, ma questa sera veniamo a cercare sonorità ben diverse: tornano infatti in Italia i Combichrist, accompagnati in apertura da William Control, frontman degli Aiden.
Felicemente constatiamo che pian piano anche in Italia cominciamo a rispettare le scalette orarie e puntuali alle 21:30 entriamo nel locale.
Il pubblico comincia ad arrivare, ma non supererà le 180 persone: direi che la musica live in Italia ha qualcosa di cui preoccuparsi… Va bene la crisi, va bene Mezzago, va bene giovedì, ma la musica dovrebbe portarci altrove…
Ingannata l’attesa con un paio di drink è già giunta l’ora per William Control di salire sul palco. Grazie alla buona acustica del Bloom e alla grande attitudine del frontman, il pubblico è subito partecipe dello show. Nonostante molti dei presenti siano qui unicamente per l’esibizione di Andy LaPlegua e compagni, e nonostante il genere proposto da William Control incroci l’industrial goth, la darkwave, senza sfiorare lontanamente nè i primi nè i nuovi Combichrist, il carisma di William fa saltare tutto il Bloom.
Dopo una piacevole carrellata di 40 minuti, William Control saluta la pista e ci lascia all’industrial coinvolgente degli headliner.
Dopo un nebbioso intro di un paio di minuti ecco che intuiamo le prime note di “We were made to love you” opener track del nuovo lavoro, uscito quest’anno.
Il Bloom è un coro solo: “Hate – Disorder – Love – Destroy”. A tratti sembra d’essere ad un concerto metalcore, ma tutti conosciamo oramai la scelta stilistica intrapresa da Andy. Risolto un problemino tecnico con il basso, non c’è tempo per ravviarsi i capelli che un muro di suono si abbatte su di noi e “Rain of blood” ci picchia nella testa. Da qui inizia il pogo che finirà solo alla fine del live. In successione arrivano prima i classici “Blut royal” e “This is my rifle”, poi passiamo ai nuovi lavori: “Can’t control”, “Troath full of glass” la prepotente e divertente “Maggots at the party”, “Denial”, un’energica “Never surrender”, fino al breve flashback con “Shut up and swallow”.
Il tempo passa inesorabile, ma davvero non ce ne si accorge perché i Combichrist hanno rapito tutti quanti, trascinandoci in un vortice di luci, suoni ed energia.
Ancora due rasoiate con “Get your body beat” e “Love is a razorblades” e poi il buio. E nel buio un suono acido e ridondate.
I ragazzi hanno lasciato il palco. I presenti cominciano a riordinare le file, cercare gli amici. Sentiamo i primi commenti a caldo dei presenti. Nel frattempo qualcuno decide di organizzare la folla per chiamare la band, che non ci ha ancora dato abbastanza.
Ed ecco che Joe Letz, Z Marr, Erik 13 e Brent Ashley tornano sul palco per sparare le ultime bombe.
Così arrivano “What the fuck is wrong with you” e “Send us to destroy”, fusa con il reprise di “We were made to love you”.
Finisce così: pubblico in delirio, band che saluta i fans nelle prime file e persone disorientate dalla mancata esecuzione di “This shit will fuck you up”.
Nell’uscire appuriamo che moltissimi tra i presenti non sono soddisfatti, chi per la scaletta, chi per gli arrangiamenti dei vecchi brani, che ovviamente ad oggi prevedono basso, chitarra e batteria acustica, chi per l’orario: le 2 sono vicine!
Personalmente, dopo aver passato la doppia cifra per quanto riguarda le presenze ai loro live, mi sento di affermare in tutta franchezza che questa data è stata davvero strepitosa. Poco pubblico forse, ma chi c’era ha saltato anche per gli assenti. L’esecuzione dei brani è stata ottima, come la presenza scenica dei musicisti e di un monumentale Andy LaPlegua, decisamente uno dei migliori frontmen in circolazione in quest’ambito. Molti dei fan non saranno d’accordo con quanto sopra, probabilmente perché non hanno ancora accettato le nuove sonorità di Combichrist: non vogliamo parlare di quale periodo di questo progetto sia stato il migliore, ma di come la band (ormai) americana abbia condotto questa data. Con molta obiettività bisogna mettere agli atti che questa è una di quelle band che non andrebbero mai persa dal vivo. Sempre in evoluzione, sempre in crescita.
A questo punto ci ritiriamo, il weekend è ancora lungo! Vi diamo appuntamento qui su Darkitalia o davanti al prossimo palco.
…

SETLIST
We were made to love you
Rain of blood
Blut royal
This is my rifle
Can’t control
Troath full of glass
Maggots at the party
Denial
Never surrender
Shut up and swallow
Get your body beat
Love is a razorblade
–
What the fuck is wrong with you
Send us to destroy
We were made to love you (reprise)